Intervista a Pininfarina: “Ma la spesa sociale va ridotta”

15/06/2001

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Repubblica.it

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"Ma la spesa sociale va ridotta"
Andrea Pininfarina: subito gli interventi sulla previdenza
l’intervista

RICCARDO DE GENNARO


Roma – «È urgente ridurre la spesa sociale e, dunque, intervenire il più in fretta possibile sulle pensioni, che ne costituiscono la parte più consistente. Il governo deve prevedere questi tagli già nel prossimo Dpef». La ricetta di Andrea Pininfarina, leader degli industriali metalmeccanici, è diametralmente opposta a quella dei sindacati, che – uniti – dicono «no» a nuovi interventi sulle pensioni e parlano di verifica solo dopo la riforma del Tfr.
Pininfarina, il leader della Cgil, Sergio Cofferati, dice che nel caso di tagli alle pensioni nel Dpef verrà a mancare la «coesione sociale». In tal caso, quel nuovo patto sociale auspicato anche dal premier Silvio Berlusconi non farebbe un passo: il dialogo con i sindacati terminerebbe ancora prima di cominciare, non crede?
«I sindacati non si rendono conto che l’Italia ha un problema di competitività, che esige un piano serio di riduzione fiscale e dunque tagli alle spese: se poi qualcuno ha un’idea più brillante ben venga».
Gli ultimi dati dell’Istat, però, dicono che la spesa previdenziale è in calo…
«Io so che i lavoratori diminuiscono e la vita si allunga. Bisogna intervenire altrimenti il sistema collassa. Da tempo, d’altronde, si sa che la verifica va fatta nel 2001, siamo in ritardo. Quanto ai dati, un giorno si alza uno per dire che la spesa è in calo e il giorno dopo un altro parla di aumento».
Berlusconi è più prudente che nel ‘94, ma è chiaro che se – come suggerite voi industriali – sceglie di nuovo la strada dei tagli alle pensioni rischia grosso. È una mossa conveniente?
«Chi ha voglia di fare rullare i tamburi e prendersi delle rivincite sul campo sta già cercando di farlo e probabilmente continuerà su questa strada. Toccherà al governo fare in modo che non si vada a uno scontro frontale».
Anche lei giudica necessario rilanciare la concertazione?
«Non esiste alternativa».
C’è sempre il conflitto sociale basato sui rapporti di forza…
«No, con il conflitto perdiamo tutti».
I sindacati chiedono al governo l’adeguamento del tasso d’inflazione programmata nel Dpef per fare i contratti. Lei è favorevole?
«Io penso che il governo glielo darà. Con l’inflazione reale che viaggia a questi ritmi… È chiaro, però, che se si alza l’inflazione programmata, di fatto crescerà quella reale. D’altronde è una decisione di politica economia, che come tutte ha dei vantaggi e degli svantaggi».
Meno uscite, ma speranza di maggiori entrate: mentre da un lato punta a tagliare la spesa sociale, dall’altro il governo annuncia un «condono» di tipo tombale per le imprese illegali del sommerso. Secondo lei avrà effetti?
«Tutto quello che si fa per combattere il sommerso è lecito e importante. Perché il sommerso è concorrenza sleale nei confronti di chi sta alla luce del sole. Non solo: è gettito fiscale in più che evita di incidere su altre voci. In Italia abbiamo un’economia sommersa che è del 30 per cento, contro il 15 degli altri Paesi europei: insomma, c’è molta erba da tagliare».