“Intervista” A.Pininfarina: buone intenzioni ma dove trovano le risorse?

15/07/2005
    venerdì 15 luglio 2005

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    LE IMPRESE SPRONANO IL GOVERNO, PREVEDONO UN ANNO DIFFICILE MA ASSICURANO: GLI INTERVENTI GIUSTI DARANNO RISULTATI

      Pininfarina: buone intenzioni ma dove trovano le risorse?

        Il vicepresidente di Confindustria: rischio di finanziaria elettorale
        «Le priorità sono Irap, cuneo fiscale e maggiori fondi alla ricerca»

        intervista
        Roberto Ippolito

          REALISTICO ed equilibrato: sono i primi due aggettivi usati dal vicepresidente della Confindustria, Andrea Pininfarina, per definire il documento di programmazione economico finanziaria nell’incontro di ieri mattina con il governo di Silvio Berlusconi.

          Ingegner Pininfarina, la Confindustria è dunque diventata buona nei confronti del governo?

          «Non siamo mai stati nè buoni nè cattivi. Siamo consapevoli che il risanamento dei conti pubblici è una strada obbligata per un Paese che voglia partecipare responsabilmente all’Unione Europea e avere una sana politica di sviluppo».

          Il Dpef va quindi nella direzione giusta?

          «Il Dpef indica come obiettivo il rientro dal deficit pubblico ed è stato approvato dall’Ecofin, cioè tutti i ministri economici dell’Unione, proprio perchè è stato fissato questo obiettivo. Rimane però la sospensione del giudizio della Confindustria sulla sua efficacia».

          Perchè?

          «Il governo non ha chiarito le fonti di finanziamento e i tempi degli interventi».

          Impossibile pronunciarsi sulla politica economica?

          «Sì, è impossibile pronunciarsi. Secondo la Confindustria, il Dpef illustrato corrisponde più ad una dichiarazione d’intenti che ad un disegno completo di politica economica. La dichiarazione d’intenti è positiva, ma la politica economica potrà essere valutata solo con il varo della legge finanziaria del 2006 che non è conosciuta».

          Teme che aspettando il 2006 lo scenario peggiori?

          «Sì, gli imprenditori temono che la situazione peggiori nell’attesa di misure concrete. Per i conti pubblici lo stesso Berlusconi ha alimentato le preoccupazioni ammettendo le difficoltà per tenere sotto controllo la spesa pubblica: questo suscita molta apprensione. Per l’economia, che è in recessione, i tempi e i riti della politica italiana sono il contrario di quello che servirebbe. Le imprese italiane sono esposte a una concorrenza serrata senza che sia stato fatto nulla di significativo per spingere la competitività».

          Con queste parole allude al mancato taglio dell’Irap?

          «Il ritardo della riduzione dell’Irap, che era stata annunciata dallo stesso Berlusconi per liberare risorse per gli investimenti, è stato considerato dal governo poco rilevante visto l’impatto non significativo per il 2005 (meno di due miliardi di euro in meno da versare). Ma il tempestivo taglio dell’Irap avrebbe consentito un risparmio più sostanzioso nel 2006. A questo punto a causa del meccanismo di acconti e saldi i cinque miliardi attesi di riduzione dell’Irap saranno possibili nel 2007».

          Insomma dovete aspettare ancora.

            «Le imprese non devono solo aspettare. Vivono nell’incertezza, sperando siano evitate scelte penalizzanti per finanziare il taglio dell’Irap. Le ipotesi avanzate dalla Confindustria (l’aumento dell’Iva o della tassazione delle rendite) sembrano scartate dal governo. Ma non si può certo pensare di trovare le risorse solo con il recupero dell’evasione fiscale».

            Non sono previsti anche tagli alla spesa?

            «I tagli alla spesa sono indispensabili per raddrizzare i conti pubblici. Per finanziare le politiche di sviluppo servono però necessariamente altre entrate: non basta ridurre le uscite».

            Alla fine sta dicendo che tra il dire e il fare…

            «Prima ho parlato di incertezza e di preoccupazioni. Dichiarate le intenzioni, devono arrivare le scelte. E tutto è più difficile in un anno di elezioni. L’incapacità di prendere decisioni adeguate alla crisi è apparsa evidente negli ultimi mesi. Speriamo bene per i prossimi».

            Vede il pericolo di una finanziaria «elettorale»?

            «Il rischio di una finanziaria elettorale c’è. L’esperienza del passato non ci conforta».

            Ma la Confindustria cosa vorrebbe?

            «La Confindustria ha purtroppo già sollecitato più volte interventi strutturali per le aree strategiche: concorrenza, ricerca e sviluppo, infrastrutture, Mezzogiorno, semplificazione burocratica. Snellire la macchina pubblica non costa nulla o quasi, ed è fondamentale: Mario Monti ha ricordato al seminario del nostro centro studi che per avviare un’attività in Italia si spende dieci volte di più che negli altri paesi europei».

            Quali sono le priorità?

            «Segnalo due punti, oltre la riduzione dell’Irap e del cuneo fiscale: rifinanziamento per almeno 300 milioni del Fondo per le agevolazioni alla ricerca e credito d’imposta automatico per le commesse di ricerca fatte dalle imprese alle università e ai centri di ricerca».

            La Confindustria resta più pessimista del governo?

              «La Confindustria prevede una crescita molto modesta per il 2006 dopo la recessione del 2005. Tuttavia fa presente che con azioni efficaci i risultati possono essere migliori. Vorremmo avere e infondere più fiducia, ma devono arrivare segnali precisi a favore del recupero di competitività. La Confindustria non chiede vantaggi per una categoria, ma una politica che crei le condizioni per lo sviluppo con vantaggi per tutti, lavoratori e famiglie in testa. L’industria è il motore dello sviluppo: scelte a favore dell’industria fanno gli interessi dell’intero Paese».