Intervista a Pezzotta «Pensioni e lavoro, nessuna riforma senza il sindacato»

01/10/2001


Domenica 30 Settembre 2001

L’ALTOLÀ DELLA CISL

«Pensioni e lavoro, nessuna riforma senza il sindacato»

Pezzotta attacca il governo sulle deleghe («è un pregiudizio sulla trattativa») e accusa: nella manovra non c’è stata concertazione

di VINCENZA ALESSIO

ROMA – «Nessuna riforma che interessi previdenza e lavoro sarà possibile senza il consenso del sindacato». Che ci sia di mezzo una legge delega, oppure no. Firmato Savino Pezzotta. All’indomani del varo della finanziaria, il segretario generale della Cisl lancia un pesante altolà al governo; e lo accusa di non credere alla trattiva che si aprirà proprio tra qualche giorno: «Aver mantenuto la delega è un pregiudizio sull’esito del confronto». Ed è questo, anche, il vero limite, politico, della manovra: «Non c’è stata concertazione».
Il governo ha detto che la finanziaria si rivolge alle fasce deboli. I sindacati dovrebbero essere soddisfatti.

«Il nostro giudizio è articolato, riconosciamo alcuni elementi positivi ma non siamo del tutto soddisfatti. Anche quest’anno i tempi per varare la legge si sono rivelati ristretti, ed è mancata la concertazione. Con il governo ci siamo sentiti due o tre volte. Questo è il limite vero, politico, della finanziaria. La situazione economica dopo l’11 settembre avrebbe richiesto maggior coinvolgimento delle parti sociali e interventi più coraggiosi sul fronte dei consumi, degli investimenti e del Mezzogiorno. Quanto al lato positivo apprezziamo il fatto che non siano stati introdotti con la manovra provvedimenti su previdenza, lavoro, licenziamenti».
Il governo però su queste materie interverrà attraverso le leggi delega.

«La richiesta delle deleghe non ci piace, non la condividiamo. Affronteremo la questione con un’avvertenza: su pensioni e lavoro non saranno possibili riforme senza il consenso del sindacato».
Sulla previdenza avrete poco più di un mese di tempo per mettervi d’accordo. Poi il governo andrà avanti con la delega.

«E’ una tegola in testa. Ed è un pregiudizio sull’esito del confronto. Questo non aiuta, noi ci sediamo al tavolo senza pregiudizi, ma non vorremmo che altri li avessero, e saperlo complica oltremodo le cose».
Questo vuol dire che potreste non andare al confronto?

«Ci andremo comunque, se non altro per conoscere conti e prospettive, e ci andremo con spirito costruttivo».

Un altro momento caldo si annuncia sui contratti pubblici, il governo ha stanziato meno di quanto vi aspettavate, che farete?

«Le cifre stanziate sono insufficienti a garantire la corretta applicazione dell’accordo di luglio, sia sul fronte recupero della produttività, sia sul differenziale tra inflazione programmata e reale. Siamo intenzionati a chiedere da subito un confronto per riaprire la partita. Ma ci sono altri punti nella finanziaria che restano aperti».
Quali?

«Oltre ai consumi, per esempio la scuola: ci aspettavamo più risorse, dal momento che veniva considerata strategica. Sugli aumenti delle pensioni minime, c’è da capire ancora quali saranno i criteri. E quanto agli sgravi per i figli, il provvedimento va nella direzione giusta (già l’anno scorso la Cisl chiese misure a sostegno delle famiglie piuttosto che manovre generalizzate), ma bisognerà vedere poi come tutto questo si integrerà con la riforma fiscale».
Il governo sembrerebbe aver raschiato il barile per quanto ha potuto, se è vero che dei 33 mila miliardi, importo della manovra, 25 mila servivano a "rattoppare" l’extra deficit.

«Questo è quanto sostiene il governo. Ma la questione, da affrontare con determinazione, è un’altra: il patto di stabilità. Se i vincoli restano così rigidi nella fasi di rallentamento dell’economia, come quella che stiamo vivendo, i più penalizzati siamo noi. E’ opportuna allora una grande iniziativa politica per far sì che gli investimenti strutturali (innovazione, grandi infrastrutture) non rientrino dentro il patto. In questo modo si libererebbero risorse per far ripartire la crescita».
In definitiva, il clima di questo autunno lei come lo avverte?

«Il clima dipenderà dal nostro interlocutore. Se l’autunno sarà caldo o calmo, come ho detto già al governo, dipenderà non dal sindacato ma dal modo in cui la controparte accoglierà le nostre posizioni».
E la concertazione?

«Noi continuiamo a crederci. Ora però tocca al governo dire, e dimostrare, se ci crede o meno».