Intervista a Pezzotta: «Bene se Berlusconi cambia i piani. Per ora nessuno sciopero generale»

26/11/2001
La Stampa web

  









(Del 26/11/2001 Sezione: Economia Pag. 13)
IL SEGRETARIO CISL PEZZOTTA AUSPICA UNA SOLUZIONE SENZA CONFRONTO DURO. L´ECONOMISTA FORZISTA BRUNETTA INVITA L´ESECUTIVO A NON MOLLARE
«Bene se Berlusconi cambia i piani Per ora nessuno sciopero generale»

ROMA ASPETTANDO un segnale. «La mia organizzazione chiede che prevalga la ragionevolezza e che vengano evitati conflitti sociali»: Savino Pezzotta, segretario della Cisl, incalza il governo sulle garanzie per i licenziamenti. Attende una risposta dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Lo incontrerà questa sera con la Cgil e la Uil e vuole sapere se sarà ritirata la progettata modifica dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori (in base alla quale, in alcuni casi, non è più previsto il reintegro da parte della magistratura dei lavoratori licenziati senza giusta causa ma solo un risarcimento).
Come vive, dunque, questa attesa Pezzotta?
«Confidando. La Cisl chiede sia accantonata la modifica dell´articolo 18, augurandosi che si possa aprire un confronto serio su tutti gli altri temi del disegno di legge delega relativo al mercato del lavoro».
E se il governo manterrà ferma la sua posizione?
«Se il governo manterrà ferma la sua posizione, decideremo le azioni conseguenti».
E´ possibile uno sciopero generale?
«Per il momento escludo uno sciopero generale, essendo aperti tanti tavoli di discussione. Sicuramente sarà proclamato uno sciopero per il pubblico impiego se non saranno destinate risorse adeguate per il rinnovo del contratto. Per il resto valuteremo».
La sua impostazione è quindi diversa da quella della Cgil che ipotizza lo sciopero generale?
«Io dico che lo sciopero generale è un´arma che il sindacato deve utilizzare con una certa attenzione. Non possiamo indirlo tutti i giorni. Prima ci sono tante altre possibili iniziative da prendere in considerazione».
Ma lei spera nella marcia indietro di Berlusconi?
«Spero nella saggezza. Mi affido alla saggezza. Il governo deve domandarsi se è il caso di provocare tensioni sociali su un tema così delicato. Io credo di no. Il governo ha di fronte organizzazioni sindacali disponibili a trattare nel merito delle cose. Tutto dipende dalle proposte che ci verranno fatte».
Insomma è ottimista o no sull´accoglimento della richiesta di ritirare la modifica all´articolo 18?
«Il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maroni ha detto lui di essere ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione. Io non ho segnali concreti, ma spero che arrivino. Però non devono avere successo le pressioni che fa la Confindustria e che sembrano al di là e al di fuori degli argomenti che stiamo trattando. La Cisl e la Uil hanno avanzato la proposta di stralciare l´intervento sull´articolo 18 e ora deve esserci una presa di posizione chiara da parte del governo».
Quindi il confronto con il governo è molto aperto?
«In questa fase è ancora molto aperto. All´interno del disegno di legge delega ci sono alcuni punti che devono essere cambiati attraverso un intenso confronto. Deve essere aperto un tavolo serio su questioni serie. E´ necessario invece togliere gli impedimenti alla discussione».
Anche sulle pensioni il confronto è aperto, no?
«Siamo in attesa che il governo ci mandi una proposta scritta come promesso. Noi abbiamo detto di essere disponibili a ragionare su tutti e cinque i punti preannunciati. Non siamo certamente interessati a ulteriori scadenze di verifica». E come valuta la bocciatura della Confindustria al piano del governo per le pensioni?
«La Confindustria boccia tutto in questi ultimi tempi. Vuole, vuole, vuole… A cominciare dall´intervento dell´articolo 18. Ma cosa dà non si sa. La Confindustria non ha nemmeno il diritto di fare un´appropriazione indebita del trattamento di fine rapporto come annuncia contestando le proposte del governo per le pensioni. Non si tratta di soldi delle imprese, ma di salario differito. Perciò sono i lavoratori e le loro organizzazioni che decidono l´utilizzazione». Le aziende dicono che il tfr è nelle loro mani fino alla consegna.
«Il tfr è trattenuto dalle aziende ma non è loro. Quindi deve essere al più presto messo a disposizione per la previdenza integrativa: una parte del trattamento di fine rapporto deve essere destinato ai fondi pensione per dare ai giovani una prospettiva pensionistica e non la prospettiva di una pensione di fame».

 

Copyright ©2001 Guida al sito Specchio dei tempi Credits Publikompass Scrivi alla redazione