“Intervista” A.Passoni: «Grave lo stop al reddito d’inserimento»

05/02/2003

          5 febbraio 2003

          ‘‘l’intervista
          Achille Passoni
          segreteria Cgil

          Parla l’esponente del sindacato: «Così lo Stato si ritrae dai suoi doveri in cambio di qualche detrazione fiscale»
          «Grave lo stop al reddito d’inserimento»
          Le famiglie più ricche avranno gli sgravi fiscali. Ma cosa farà chi guadagna troppo poco persino per pagare le tasse?

          ROMA Maroni sostiene di aver rispettato la Costituzione sulle famiglie
          legalmente costituite. Cosa replica Achille Passoni, segretario Cgil?
          «La proposta del ministro poggia su un’idea di uno Stato che si ritrae e che
          sovraccarica la famiglia di responsabilità dandole magari un po’ di soldi. Ora,
          l’idea che la famiglia negli anni 2000 sia quella tradizionale e basta significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Noi pensiamo che la famiglia debba avere un ruolo importante. Quello che vedo è che lo Stato non faccia più quello che deve, cioè essere soggetto erogatore di servizi, e che attraverso i servizi risolve i problemi delle persone. Pensare che la solitudine di una famiglia possa affrontare e risolvere i grandi problemi è un errore politico grave».
          Maroni ha invitato la Cgil al confronto perché è buono (così ha detto). Siete contenti in Cgil di avere un ministro così buono?
          «Il ministro confessa così di avere problemi sulla Costituzione, proprio delle
          lacune clamorose. Fino a prova contraria la Cgil è il sindacato più rappresentativo, e mi pare che la Costituzione in proposito dica delle cose».
          La scelta di fare prima i grandi progetti e poi vedere se ci sono i soldi come le sembra
          «Un’altra cosa carina. Maroni progetta delle cose – sulle quali abbiamo mille riserve – e le colloca nel limbo. Le proietta nel prossimo decennio e nel frattempo annuncia che non c’è una lira su nulla. Molto carino».
          Tra le cose di merito c’è qualcosa di positivo?
          «No, nulla».
          Neanche gli asili nido?
          «L’asilo nido è davvero l’emblema di questa operazione. Se lo Stato si ritrae
          dai suoi doveri la qualità delle prestazioni immancabilmente si abbassa. Come si fa a pensare ad un asilo nido di condominio? Quale pedagogia c’è? Cosa si insegna a questi bambini? Diventa un puro parcheggio nelle ore in cui non ci sono i genitori. È davvero una cosa emblematica. Noi abbiamo sempre detto che il nido è un momento di socialità importante per i bambini. Questo è il paradosso di un’idea in cui lo Stato non c’entra più nulla e si mette a posto la coscienza con qualche soldo. A proposito di soldi, se tutto si monetizza verso le famiglie si crea un’iniquità: le famiglie più ricche avranno gli sgravi fiscali, e i più poveri? E gli incapienti (chi non paga le tasse perché guadagna troppo poco, ndr)?».
          Qual è la misura che considerate più pericolosa?
          «La cancellazione del reddito minimo di inserimento avrà un effetto dirompente. Si cancella uno strumento fortemente innovativo, gli si dice basta. Inoltre si costruisce tutto sull’incremento demografico, nel frattempo non interessa quel che accade in questa società: gli anziani, i non autosufficienti, nell’idea di Maroni non ci sono. C’è un futuro ma manca il presente. In più il governo non si occupa del disagio provocato dalle sue stesse leggi, come la precarizzazione del lavoro».
          Andrete comunque al tavolo?
          «Certamente: queste sono primissime considerazioni, dopodiché pensiamo
          di lavorare con Cisl e Uil per trovare una posizione unitaria al di là delle prime
          reazioni di oggi».
          b.di g.