“Intervista” A.Panzeri: mobilitazione per i diritti e il welfare

02/10/2003



 Intervista a: Antonio Panzeri
       
 



Intervista
a cura di

la.ma.
 

02.10.2003
Panzeri: mobilitazione
per i diritti e il welfare
Il responsabile del segretariato europeo della Cgil: niente sconti alla maggioranza

MILANO «Siamo definitivamente immersi in Europa. Per questo, tutte le battaglie condotte in sede nazionale devono necessariamente avere anche un orizzonte più vasto, europeo appunto.
Contribuire all’affermazione e alla tutela dei diritti in sede europea significa garantire quelli nazionali, e viceversa». L’invito di Antonio Panzeri, responsabile del segretariato europeo della Cgil, quindi, è «ad una mobilitazione di tutti, lavoratori
e pensionati, come prima doverosa risposta al governo in tema di riforma delle pensioni, ma anche come capacità di guardare all’orizzonte
europeo».
Panzeri, la Ces (Confederazione europea dei sindacati) sabato scende in piazza. Con quali motivazioni, e quali obiettivi?
«Sabato è il giorno in cui si riunisce la conferenza intergovernativa dell’Unione europea, che segnerà il nuovo assetto costituzionale dell’Europa. In
questo contesto, il nostro obiettivo è di affermare l’Europa dei diritti, l’Europa sociale, che non può continuare ad essere messa in secondo piano. Ci vogliono dei significativi passi avanti. Nuovi
strumenti e nuove procedure di governo economico, ad esempio, come la possibilità di discutere anche di questioni sociali ed economiche. Altro obiettivo, il voto a maggioranza qualificata
nelle politiche sociali e fiscali, mentre adesso si vota all’unanimità. Poi, ci sono altre questioni sul tappeto».
Quali questioni?
«Quella dell’allargamento, innanzitutto. È necessario l’avvio di un processo che porti ad un’integrazione effettiva, per evitare l’affiorare di quelle che chiamo le tre europe: quella dell’Unione
attuale, dei quindici, con una sicurezza sociale sufficientemente consolidata, anche se in Italia viene messa in discussione; quella dei Paesi che a partire da maggio entreranno nella Ue, la cui sicurezza sociale è ancora più precaria; e quella degli immigrati, privi di forme di tutela e garanzie. Quando parliamo di Europa sociale, significa anche
dare le risposte necessarie a governare queste diverse situazioni e questo processo di integrazione in modo virtuoso, cioè non danneggiando le conquiste sociali acquisite».
Berlusconi sostiene sia l’Europa a volere la riforma delle pensioni: qual è la risposta del sindacato europeo?
«Ah, certo. Berlusconi anche nel suo monologo televisivo dell’altra sera ha teso ad affermare questo. Ma non è affatto così. Siamo di fronte ad una politica economica sbagliata, che il governo
vuole far pagare ai lavoratori e ai pensionati. È l’incapacità a rilanciare l’economia nazionale il motore primo da cui derivano tutti i problemi con cui ci troviamo a fare i conti. Ma, a maggior ragione, le conquiste sociali in Italia vanno accompagnate da quelle europee.
I temi del lavoro, dei diritti, della solidarietà in chiave europea non sono sullo sfondo: contribuire alla conquista e alla tutela dei diritti in sede nazionale significa automaticamente farlo anche
in sede europea. E viceversa».