Intervista a Musi (Uil): «La Cgil deve tornare al tavolo»

28/04/2001
La Stampa web

 
Sabato 28 Aprile 2001
«La Cgil deve tornare al tavolo»
Musi (Uil): e nessuno tocchi la concertazione
intervista
Raffaello Masci

DECIDIAMOCI: vogliamo una politica di dialogo, che tenga conto degli interessi anche delle varie categorie, oppure cerchiamo il dirigismo dei governi che vanno avanti forti delle loro maggioranze? Quanto ai contratti a termine è vero che noi e la Cisl la pensiamo diversamente dalla Cgil, ma non crediamo di dover fare un accordo senza il maggior sindacato, vogliamo invece che torni a trattare». Risponde così il numero due della Uil, Adriano Musi, alle dichiarazioni che sul nostro giornale aveva fatto ieri l’economista di Forza Italia, Renato Brunetta, critico sulla linea della concertazione ad ogni costo, così come sulla tutela a oltranza del divieto di licenziamento.

Concertazione. Non crede che un parlamento possa fare le sue scelte, senza per forza trattare con le forze sociali? In fondo ha una delega dai cittadini, mentre i sindacalisti da chi ce l’hanno?
«I parlamentari sono portatori di interessi generali, ma la società è costituita anche da interessi di specifiche categorie, che vanno armonizzati. In tutto il mondo civile e sviluppato è così: il prof. Brunetta crede che questo Paese sarebbe governabile senza cercare il consenso delle rappresentanze sociali? Pensiamo a temi come il risanamento del pubblico bilancio, la previdenza, la politica dei redditi. E’ possibile affrontare questi problemi senza ricercare un consenso non solo politico, ma anche sociale?»
Libertà di licenziare: il centrodestra vorrebbe reintrodurla. Per voi è un tabù?
«Il problema dei licenziamenti non esiste. Lo statuto dei lavoratori, il cui articolo 18 fa riferimento a questa materia, si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti, che sono appena il 3% delle aziende italiane, anche se vi lavorano il 47% dei dipendenti. Per il restante 97% l’articolo 18 non esiste».
Quindi non ha senso parlare di questo argomento sui cui si è tenuto anche un referendum?
«Si può parlare di tutto, anche dell’articolo 18 dello Statuto. Possiamo decidere di modificarlo, ma per il rispetto che si deve a tutte le persone non si può accettare che un lavoratore – sia che lavori in aziende grandi sia che lavori in piccole imprese – possa essere allontanato senza una giustificazione valida, plausibile. Quindi comunque un principio di "giusta causa" non può essere accantonato. Il Polo non la pensa così, lo so, ma lì c’è un elemento di rigidità ideologica di tipo liberista, e con le ideologie, notoriamente, non si discute.»
Passiamo alla questione di attualità: i contratti a termine. E’ vero che voi e la cisl potreste trovare un accordo senza la cgil?
«E’ vero che noi siamo per il dialogo e la cgil è per ora su posizioni più rigide. La direttiva comunitaria in questa materia chiede che la normativa si stabilisca, preferibilmente, con un accordo tra le parti, e solo in assenza di questo il governo può intervenire. Noi siamo per seguire una via di concertazione. La cgil ha assunto invece una posizione meno incline alla trattativa. Io voglio che si faccia un accordo insieme alla cgil, e quindi chiedo a Cofferati e ai suoi di tornare presto e con animo costruttivo al tavolo delle trattative».
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