“Intervista” A.Monorchio: «Volete davvero ridurre le tasse? Tagliate subito pensioni e sanità»

08/07/2004




giovedì 8 luglio 2004

Pagina 3 – Economia

L´INTERVISTA

L´ex Ragioniere generale, Andrea Monorchio: "Non torno al Tesoro, non ho il pallino della politica"
«Volete davvero ridurre le tasse? Tagliate subito pensioni e sanità»
manovra bis Il governo adesso deve correggere i conti.
Se non sarà convincente saranno guai per il costo del debito
ciampi il risanatore La finanza pubblica è stata risanata da lui.
Non sarà un dramma se le altre agenzie di rating restano ferme

ELENA POLIDORI

ROMA – E´ arrivato il temuto declassamento. «E ora il governo deve intervenire sui conti pubblici. Se la correzione è convincente, bene. Altrimenti, saranno guai per il costo del debito».

Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato, oggi presidente di Infrastrutture Spa, crede nella manovra in gestazione?

«Congiunturalmente si può fare, ma dal punto di vista strutturale bisognerebbe incidere nel profondo. E´ molto difficile ridurre la pressione fiscale se non si tagliano le spese di altrettanto».


Lo dicono tutti, anche Standard & Poor´s.

«Già, ma quali sono queste spese che si devono ridurre di altrettanto?»


Dica lei.

«Sono previdenza e sanità, ma non dal 2008, bensì da subito. Inutile dire che la gente può andare in pensione a 60 anni: non è così. La gente campa in buona salute fino a 85-90 anni e non si capisce chi paga loro le pensioni per tutto questo periodo».


Sono bugie, allora?

«Diciamo che Tremonti ha avuto il merito di riuscire a tenere i conti senza fare misure strutturali, ma solo giocando sulle una tantum. Però lui puntava sulla crescita economica che non c´è stata, purtroppo, e dunque su un aumento delle entrate».


Sempre con questa storia delle pensioni: possibile che non vi siano altri rimedi?

«Bisogna anche puntare sugli incentivi, i trasferimenti e tutto quello che s´è detto. Ma questi due capitoli restano basilari. Altrimenti mettano Epifani ministro del Tesoro e Pezzotta ministro del Bilancio».


E se nominassero lei, al dicastero di via XX Settembre?

«Non ho mai avuto il pallino della politica e neppure le capacità».
In questi giorni però s´è scritto, senza smentite, che potrebbe tornare alla Ragioneria.
«Figurarsi se io, dopo 45 anni di Amministrazione, di cui 13 da Ragioniere e 10 da direttore generale, posso tornare lì. Non esiste. Non sono questo tipo di persona. Ho 65 anni, sono vecchio, mi piace fare il professore universitario e lavorare a Infrastrutture».


Lei dice: se la correzione non convince, il costo del debito aumenta. Ma non avviene già adesso, con questo declassamento?

«Fino ad un certo punto. Perché finora s´è mossa solo Standard & Poor´s e non Moody´s e neppure Fitch. Solo se agiscono tutti e tre insieme sono problemi seri. Siamo di fronte ad una drammatizzazione amplificata».


Non è una bella notizia, però.

«No, ma la drammaticità delle cose va sempre ricondotta in termini di razionalità. E allora, ci ricordiamo di quando avevano un deficit del 12% sul Pil? Quello sì che era drammatico, traumatizzante. La verità è che la finanza pubblica è stata risanata dal Ciampone, il grande Ciampi. E oggi siamo al 2,5-3%».


Andremo al 4, veramente, secondo S&P?

«E´ verosimile, lo dice anche la commissione Ue. Ma il nostro problema non è il deficit, bensì il debito che è ben lontano dai parametri di Maastricht. E questa è la ragione per cui Germania e Francia, che pure hanno un disavanzo oltre i limiti, non sbattono la testa al muro: il loro debito o è prossimo al 60%, il nostro è al 106».


Bisogna ridurlo, allora.

«Certo, vanno rispettati i limiti, ci mancherebbe altro. Ma dire oggi che la finanza pubblica è fuori controllo è francamente esagerato, in una congiuntura economica come questa».


Eppure l´Italia è declassata. Può spiegare con qualche esempio le conseguenze concrete di questa «bocciatura»?

«Per esempio, potrebbero saltarmi le emissioni che faccio con Infrastrutture basandomi appunto sul rating della Repubblica italiana. Può costare di più sia il nuovo fabbisogno che rinnovare il vecchio. Più banalmente, se prima la gente ti prestava 1000 lire al 4%, ora te le offre al 4,10 perché è aumentato il rischio».


Oltre ai costi c´è anche un problema d´immagine.

«Ma al dunque, è soprattutto un fatto di quattrini. Tuttavia, S&P da sola non basta a generare tutto questo. Bisogna vedere come e se agiscono anche le altre agenzie di rating. Invece loro aspettano appunto di vedere la correzione dei conti, prima di prendere qualsiasi decisione».


Con il declassamento tuttavia l´Italia è scivolata al livello di Hong Kong e Giappone, lontana dalle star come Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa.

«Io non guardo le classifiche. So però che l´Italia è un paese solvibile, che lo è sempre stato».