“Intervista” A.Marzano: addio ai contratti collettivi

22/02/2006
    mercoled� 22 febbraio 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

    Marzano: addio ai contratti collettivi
    Retribuzione minima uguale per tutti

      Il presidente del Cnel lancia una proposta: tutto quello che va oltre lo standard si decide in azienda.

        di Teresa Pittelli

          Addio contratti collettivi. Arriva un salario minimo uguale per ogni lavoratore. Il Cnel spiazza tutti e va oltre le pi� rosee aspettative degli industriali: il contratto collettivo nazionale deve prevedere solo retribuzioni e tutele minime standard. Tutti gli altri aspetti, economici e non, vanno affidati alla contrattazione aziendale e territoriale.

            E’ Antonio Marzano, presidente del Cnel e gi� ministro delle attivit� produttive, a lanciare la proposta shock sul modo di rilanciare la competitivit� italiana a partire dal mercato del lavoro. �L’Italia � un treno dai vagoni che vanno a diverse velocit�, ognuno per conto suo, e non si pu� continuare a considerarli tutti uguali e dare a ognuno la stessa ricetta per accelerare’, spiega Marzano a ItaliaOggi.

              Domanda. Parlando di vagoni che procedono in ordine sparso si riferisce al Sud e al Nord?

                Risposta. Mi riferisco ai territori, certo, ma anche alle aziende, ai settori produttivi, e poi ai distretti industriali, una realt� importantissima: non si pu� imporre a tutti lo stesso costo del lavoro, gli stessi orari, le stesse regole. Pensiamo alla situazione attuale, con alcuni comparti industriali in piena ripresa, come l’auto, e altri come il tessile e la chimica che vanno male.

                  D. Ha gi� in mente un nuovo modello contrattuale?

                    R. Bisogna mandare in soffitta il contratto collettivo, che regolamenta il mercato del lavoro troppo, e troppo uniformemente, e che ormai � un meccanismo che non funziona pi� come dimostra la difficolt� con i quali sono stati firmati gli ultimi rinnovi.

                      D. E al posto dei vecchi contratti collettivi?

                        R. Ci vuole una cornice leggera, che contenga salari e tutele minime standard per tutti i lavoratori. Tutti gli altri aspetti vanno legati alla particolarit� del territorio, del distretto o dell’azienda. E il surplus della retribuzione agganciato alla produttivit�.

                          D. Cos� per� invita a nozze gli industriali. Mentre i sindacati, pur divisi sulla riforma del contratto, non accetteranno facilmente un cambiamento tanto drastico.

                            R. Non si tratta di tendere una mano agli uni o agli altri, ma di trovare un’intesa per risolvere il problema della perdita di competitivit� del paese nei confronti dei partner internazionali.
                            E non c’� dubbio che l’unica risposta da dare � la flessibilit�, intesa come capacit� di adattamento alle situazioni. Poi bisogna osservare quello che succede negli altri paesi, non rinchiudiamoci sempre nel nostro orticello.

                              D. In che senso?

                                R. Mentre qui Confindustria e sindacati rimangono incagliati nella discussione sui livelli di contrattazione, a due passi da noi ci sono paesi dove un’ora di lavoro costa 1 euro invece dei nostri 40. E allora bisogna capire che alcuni contenuti della contrattazione vanno riformati a misura di globalizzazione, o almeno di Europa.

                                  D. Ad esempio?

                                    R. Ad esempio oggi avrebbe molto pi� senso applicare agli aumenti contrattuali l’inflazione media europea, visto che � questo il parametro che siamo tenuti a rispettare, piuttosto che l’inflazione programmata, che era stata stabilita per evitare la rincorsa prezzi-salari e che oggi non serve pi�.

                                      D. Di recente ha invitato le parti sociali ad aprire un tavolo di confronto sui contratti al Cnel. Reazioni?

                                        R. Con i congressi in vista (ai primi di marzo quello della Cgil, a giugno quello della Uil) e le elezioni alle porte sindacati e imprese preferiscono non esporsi. Una cosa per� voglio dire a entrambi: firmare un’intesa al Cnel, che � la casa della rappresentanza sociale, significa apporvi il sigillo della Costituzione. In altri termini nel caso che fosse disapplicata io potrei chiederne la difesa e l’attuazione ai massimi organi costituzionali. (riproduzione riservata)