“Intervista” A.Martone: «Valutiamo l’ipotesi del referendum preventivo»

03/05/2004

    03 Maggio 2004


    IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA: LA NORMATIVA NON SERVE SE IL CASO E’ PATOLOGICO

    intervista
    Alessandro Barbera

    «Valutiamo l’ipotesi del referendum preventivo»
    Martone: la frammentazione porta a numerosi comportamenti fuorilegge


    LE regole possono aiutare, ma di fronte a patologie del sistema di relazioni sindacali non bastano. E comunque ogni caso risponde a singole specificità». Il presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione ella legge sullo sciopero dei servizi pubblici Antonio Martone è convinto che quello degli scioperi selvaggi nel trasporto aereo è «il risultato di un progressivo deterioramento del sistema» e che la crisi di rappresentanza dei sindacati tradizionali si può risolvere, ad esempio, imponendo un referendum preventivo fra i lavoratori. Ma come dimostra anche la vicenda dei trasporti locali, talvolta non è solo una questione di rappresentatività delle sigle.
    Presidente Martone, compito della Commissione di garanzia che lei dirige è quello di prevenire che scioperi come quello di Alitalia degenerino nel caos. Cosa non ha funzionato?
    «Nostro compito è contemperare il diritto di sciopero con i diritti dei cittadini: salute, mobilità, informazione. Per questo imponiamo di preannunciarli o di garantire i servizi minimi. Se così non avviene, possiamo irrogare sanzioni fino a 25 mila euro per i sindacati o sospensioni dal lavoro per i dipendenti che non rispettano le regole. Ma ciò che è avvenuto con Alitalia ha raggiunto un livello di patologia per noi incontrollabile».
    Perché oggi sempre più lavoratori annunciano apertamente di voler scioperare «fuori delle regole»? E’ un problema di sanzioni?
    «Il fenomeno nei trasporti pubblici ha avuto un crescendo. Nel giugno scorso cominciarono gli assistenti di volo Alitalia con i certificati di falsa malattia. Poi a dicembre è espoloso il caso del trasporto locale, in attesa di un contratto da due anni, e che noi segnalammo sei mesi prima convocando le parti. Nel tempo, sempre più lavoratori si sono convinti che scioperando fuori delle regole si può ottenere di più. In questo caso, oltre a imporre le sanzioni ex post, possiamo solo chiedere al prefetto o al ministro la precettazione dei lavoratori. Nella maggior parte dei casi, diciamo nel 90%, non si arriva a tanto: ma ciò avviene quando il sistema di relazioni sindacali funziona e il conflitto è fisiologico».
    E invece?
    «Quando le vertenze si trascinano per anni, o quando è in ballo la vita stessa dell’azienda la situazione cambia completamente. In questo quadro, mentre la legge è stata immaginata quando c’era un diverso sistema di relazioni sindacali, oggi ci troviamo di fronte a una frammentazione eccessiva: ormai lo strumento dello sciopero è diventato anche strumento di concorrenza fra sindacati».
    Il ministro Maroni pensa che sia che necessario mettere mano alle regole sulla rappresentanza sindacale. Cosa ne pensa?
    «Ogni caso ha una sua specificità. Nel caso Alitalia, ripeto, pesa una situazione finanziaria gravissima e una frammentazione che impedisce alle sigle confederali di svolgere la funzione classica di mediazione. Inoltre i cittadini diventano sempre più spesso uno strumento di pressione, e si finisce per prenderli come ostaggi. Una pressione anomala che cozza con il loro diritto alla mobilità. Non c’è dubbio che in una situazione del genere il sistema di relazioni che sta alla base dell’ultima legge sul diritto di sciopero non funziona più».
    Cosa si può fare?
    «Noi abbiamo fatto diverse proposte in merito. Una strada potrebbe essere quella di imporre un referendum preventivo fra i lavoratori, come avviene in Germania. Un altra strada è quella di permettere il cosiddetto «sciopero virtuale»: si lavora, ma si garantisce visibilità alle ragioni della mobilitazione e si destina il mancato introito di lavoratori e azienda a fini benefici. Infine, si potrebbero rafforzare i poteri di mediazione della stessa Commissione di garanzia. Ma, come dimostra il caso del trasporto locale, non è sempre e solo un problema di sanzioni o di rappresentatività: per prevenire le vertenze sarebbe importante porre anche l’accento sulla contrattazione territoriale. Non sta a me sottolinearlo, ma una cosa sono cento euro di aumento a Palermo, cosa diversa è a Milano o Brescia. Il contratto locale permette di ancorare il trattamento economico alla produttività, e al tempo stesso di tenere conto delle diverse condizioni di vita dei lavoratori».