Intervista a Maroni: sui licenziamenti c’è tempo fino a febbraio

03/12/2001

La Stampa web


INTERNI
Sabato 01 Dicembre 2001
«MI PREOCCUPANO CERTE POSIZIONI, PERÒ RIMANGO OTTIMISTA» intervista
Maroni: sui licenziamenti c’è tempo fino a febbraio

Intervista
Roberto Ippolito

ROMA TRANQUILLO? «Sicuro»: Roberto Maroni, ministro del lavoro e delle politiche sociali, appena uscito da un vertice di governo con il premier Silvio Berlusconi, si dichiara non turbato dallo sciopero effettuato tra mercoledì e venerdì prossimi contro la modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che prevede l’esclusione, in alcuni casi, del reintegro (sostituito da un risarcimento) del lavoratore licenziato senza giusta causa.
Ministro davvero lei non è preoccupato per lo sciopero?
«La protesta si svolgerà sotto forma di assemblee dei lavoratori. Ed è utile informarli. Purché l’informazione sia corretta. Ma ho in mano un volantino della Cgil funzione pubblica che dà notizie in modo allarmastico».
Perché contesta questo volantino?
«La Cgil funzione pubblica annuncia che, con il disegno di legge delega contenente l’intervento sull’articolo 18, tutti i dipendenti pubblici possono essere licenziati in qualsiasi momento. E’ un falso. Ecco un tipico caso di disinformazione. Non è così, come dice la Cgil funzione pubblica. Nella proposta c’è scritto che sono esclusi dall’applicazione i pubblici dipendenti».
Allora ammette che qualcosa la fa arrabbiare?
«Se un sindacato responsabile come la Cgil scrive in un volantino queste falsità non va bene. Vuol dire che si vuole lo scontro sociale. E’ necessario invece spiegare cosa il governo propone veramente, senza aizzare contro cose inesistenti. Un’informazione corretta ovviamente è utile. Seguire la strada del falso per alimentare lo scontro certamente non è opportuno».
Ce l’ha anche con il segretario della Cgil Sergio Cofferati?
«Ce l’ho con chi dice il falso. Volantini come quello di cui parlo non sono una prova di serietà». Più in generale è deluso dai sindacati? «No affatto. I sindacati hanno lavorato bene. Hanno discusso e approfondito con il governo il pacchetto di norme per il lavoro. E credo sia possibile ora l’accordo sulle pensioni».
Vede differenze tra Cofferati, Pezzotta e Angeletti, segretari di Cgil, Cisl e Uil?
«Direi di no per l’articolo 18. Tutti i sindacalisti su questo punto hanno toni aspri. E’ comprensibile. Ma non sfuggono le diversità esistenti da tanto tempo. Proprio oggi nel Veneto è stato firmato un accordo separato per i meccanici artigiani: c’è il consenso dei metalmeccanici della Cisl e della Uil e non di quelli della Cgil».
Al vertice con Berlusconi sono stati discussi eventuali tentativi per riaprire il dialogo con i sindacati?
«Il dialogo è e rimane aperto. Non c’è dubbio. Martedì il governo incontra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro per discutere le proposte sulla previdenza».
Parla di dialogo nonostante lo sciopero sull’articolo 18?
«Il 14 dicembre si svolge lo sciopero del pubblico impiego. C’è poi quello dei trasporti. Ma non per questo c’è scontro sociale. Il dialogo può continuare ugualmente».
Ma, per l’articolo 18, lei non offre nulla ai sindacati, vero?
«Il dialogo continua per le pensioni. Avanzerò le mie proposte alle parti sociali. E vedo ampi margini per trovare un’intesa sostanziale e condivisa».
Insomma per lei il nodo è la delega per il mercato del lavoro?
«Il provvedimento è molto ampio, complesso e articolato. C’è un vasto consenso su tutto, tranne sull’articolo 18. E’ una questione spinosa ed è congelata fino a febbraio. Se le parti sociali proporranno soluzioni alternative, il governo è impegnato a recepirle».
Può davvero ancora succedere qualcosa?
«Può prevalere il dialogo rispetto all’irrigidimento di principio. Non voglio drammatizzare. L’intervento sull’articolo 18 è importante ma non così significativo date le caratteristiche della proposta avanzata in parlamento. Riguarda una percentuale minima di lavoratori».
Ha calcolato il numero?
«La modifica interessa poche decine di migliaia di dipendenti. Mi auguro che il numero sarà maggiore se la norma favorirà l’emersione del lavoro nero. Ogni lavoratore sottratto al lavoro nero è un lavoratore a cui vengono dati diritti che oggi lui non ha. La modifica dell’articolo 18 non tocca invece nessun dipendente a tempo indeterminato».
Lei ormai guarda soprattutto a un possibile accordo sul progetto per le pensioni, per ora contestato dalla Confindustria?
«Le parti sociali sono formate da persone ragionevoli. Sono sicuro che sarà trovato un accordo per le pensioni».


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