“Intervista” A.M.Artoni: «Le retribuzioni cresceranno se aumenta la produttività»

22/03/2004


LUNEDÌ 22 MARZO 2004

 
 
Pagina 20 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Anna Maria Artoni (Confindustria): modifichiamo il modello di contrattazione

"Le retribuzioni cresceranno se aumenta la produttività"
          ROBERTO MANIA


          ROMA – Gli italiani guadagnano poco. Lo dice l´Ocse, lo dicono i sindacati, lo dice anche Anna Maria Artoni, imprenditrice nel settore dei trasporti, presidente dei Giovani della Confindustria, alleati di Montezemolo nella corsa per la svolta al vertice di Viale dell´Astronomia. Per rendere più pesanti le buste paga, la Artoni propone di modificare l´attuale modello di contrattazione legando le retribuzioni all´andamento dell´azienda e, in particolare, alla sua produttività. Una ricetta che ricalca quella della Cisl.
          Lei crede che in Italia ci sia una nuova questione salariale?
          «Io penso che in particolare nel ceto medio ci sia stata una forte perdita del potere d´acquisto delle retribuzioni. Per questo c´è il rischio concreto che dai sindacati arrivino richieste molto alte per i prossimi rinnovi contrattuali. Il momento è maturo per intervenire sulle regole del gioco».
          Vuol dire che va cambiato il sistema contrattuale introdotto con il protocollo Ciampi del 1993?
          «Sì. Non è ancora una questione urgente ma è ragionevole farlo».
          Come?
          «Da tempo noi Giovani diciamo che si deve puntare al decentramento contrattuale. La contrattazione in azienda deve avere molto più peso, lasciando al contratto nazionale la disciplina della parte normativa e la definizione dei livelli minimi retributivi. L´accrescimento della retribuzione va legata a parametri di produttività e questo si può fare solo a livello aziendale».
          Ma non c´è il rischio di una giungla retributiva, con forti differenze tra impresa e impresa?
          «Non credo affatto, anche perché i trattamenti minimi andrebbero fissati dal contratto nazionale. Penso, piuttosto, che ci sarebbe un maggiore coinvolgimento dei lavoratori e dei sindacati nel concordare gli obiettivi delle imprese. L´esperienza anche di altri paesi dimostra che chi ha adottato il modello del profit sharing ha ridotto i livelli di conflittualità e innalzato la produttività. Sono convinta che questo sia il modello del futuro».
          Tuttavia è innegabile che anche nel mondo delle imprese ci siano state resistenze a cambiare il sistema contrattuale.
          «Le colpe, come sempre, sono da entrambe le parti. Ma oggi c´è maggiore consapevolezza del problema. Lo si vede dalle riflessioni che provengono sia dal mondo sindacale sia da quello politico».
          Si riferisce alla recente proposta di D´Alema, simile dalla sua?
          «Le affermazioni di D´Alema sono assolutamente condivisibili, come quelle di Fini. Bisogna cambiare il modo di ragionare».