“Intervista” A.M.Artoni: «I dipendenti partecipino agli utili, non alla gestione»

01/10/2002



1° ottobre 2002

L’INTERVISTA

«I dipendenti partecipino agli utili, non alla gestione»


Anna Maria Artoni, anticipa le proposte per la democrazia economica dei Giovani imprenditori

      DAL NOSTRO INVIATO
      REGGIO EMILIA – Alla fine lo ammette: «No, in effetti no. Non credo si possa fare a meno della Cgil». Anna Maria Artoni, presidente dei Giovani imprenditori, sta preparando il tradizionale convegno di Capri, che si svolgerà il prossimo fine settimana. Ultime ore e gran fermento, nel suo ufficio: per la prima volta gli junior di Confindustria ospitano il Governatore della Banca d’Italia. Ma lì, nel grande salone caprese del Quisisana, tra venerdì e sabato ci sarà un convitato di pietra. Si parlerà di democrazia economica e società della partecipazione. Manca, dall’elenco degli invitati – tra gli industriali, i politici e la superpresenza di Antonio Fazio -, il nome di un sindacalista.

      Non è strano, signora Artoni, visto il tema? Vero che i rapporti tra Confindustria e Cgil sono sempre tesissimi, però Cisl e Uil…
      «Ma no, non è questa la ragione. I Giovani sono per il confronto, è uno dei nostri valori, e occasioni ce ne saranno. E poi il mondo sindacale non è assente: c’è Sergio D’Antoni».
      Ma ormai fa il politico.
      «Ma viene dal sindacato. E le ragioni del lavoro le conosce molto bene».
      Le tensioni però restano. Anche se adesso Confindustria e Cgil sono unite dalle opposte sponde delle critiche alla Finanziaria. Voi junior, che nei confronti dei senior siete sempre stati un po’ irriverenti, non avete pensato che Capri poteva essere l’occasione per provare a gettare un ponte?
      «Infatti: lo sarà. Una delle tre ricerche che presenteremo parte da questa domanda: come si possono superare le contrapposizioni, ormai anacronistiche, tra capitale e lavoro? Noi pensiamo che si debba ragionare in termini di partecipazione, di quella che viene chiamata share economy . E proveremo a lanciare un sasso».
      Lanci.
      «Io l’"economia condivisa" non l’immagino su un modello alla tedesca, con il sindacato che partecipa ai consigli di amministrazione. Ma con il coinvolgimento dei dipendenti nei risultati dell’impresa sì. Può funzionare anche in Italia. Anzi, direi che funziona già».
      Appunto: qual è la novità vera?
      «Pensiamo ai contratti di lavoro come sono oggi, con un livello nazionale e uno di categoria. E proviamo a pensare a un modo nuovo di intendere la contrattazione. Va sempre più, io credo, spostata sull’impresa».
      Assomiglia alla proposta di abolizione del doppio livello, e il sindacato non è molto d’accordo…
      «La Cgil. La Cisl, per esempio, mi sembra già più vicina».
      Lo vede? Imprenditori e Cgil sembrano sempre divisi da qualche cosa. Ma la società della partecipazione di cui discuterete a Capri può fare a meno del primo sindacato italiano?
      «È pensando a questo, alla società della partecipazione, che le rispondo: no. È impossibile. Ma dove ci sono problemi, ci devono essere proposte, e le soluzioni bisogna azzardarle. Le nostre, anche in materia di trasparenza dei mercati borsistici, di privatizzazioni e liberalizzazioni, le presentiamo a Capri. E siccome sono proposte di democrazia economica, penso non possano che essere lette in modo positivo. Anche dalla Cgil».
      Democrazia economica significa anche concertazione?
      «Il confronto è un grande valore».
      La parola «concertazione», però, non la usa: non le piace?
      «Quello che mi piace è il confronto che porta a dei fatti».
Raffaella Polato


Economia