Intervista a Guidi: «Sui contratti no a venti di guerra»

28/05/2001


Domenica 27 Maggio 2001

L’INTERVISTA

Guidi: «Sui contratti no a venti di guerra»

di ANTONIO PAOLINI

ROMA — L’autunno “caldo"? Da dimenticare. Per i contratti, stagioni e mezze stagioni non esistono più. Il periodo buono è tutto l’anno. Per Guidalberto Guidi, consigliere per le relazioni industriali, i redde rationem a scadenza fissa sono liturgie obsolete: «La competizione non fa soste. Il mercato è il nuovo convitato, per nulla di pietra, presente a ogni tavolo di trattativa. E questo oggi lo sanno tutti, noi come i sindacati. Ogni giorno vale per progredire. E le premesse non sono le peggiori. Sono ottimista».
Il contratto del settore pulizia, venuto dopo due anni, può aiutare a sciogliere certe incrostazioni?

«È un contratto molto innovativo. Tocca quei punti sulle controversie individuali in caso di licenziamento che non si era riusciti a sottoscrivere mesi fa con le confederazioni. S’è trattato non di rinnovo, ma di riscrittura di un contratto di settore. È anche logico che ci sia voluto tempo. Ma è un buon segnale: di contratti da riscrivere, o scrivere ex novo, ce ne sono vari in attesa».

Come giudica la reazione dei sindacati ai messaggi di Confindustria? E, sulla licenziabilità, crede che l’articolo 18 tornerà d’attualità prossimamente?

«Non giudico per principio le prese di posizione delle grandi organizzazioni. E gradirei che molte volte non fossero dati giudizi sommari sulla nostra. Mi pare però che in certe dichiarazioni si colgano atteggiamenti che, depurati della scontata componente di politicizzazione, non sono proprio dall’altra parte del confine. Siamo usciti da una dura battaglia elettorale. Ci sono movimenti in corso nella compagine perdente: naturale che l’orizzonte non sia del tutto limpido. Però il contratto pulizia lo abbiamo firmato con tutte le parti. Quando ci si incontra da tecnici, si può andare avanti».

Partendo da quale contratto? E dove vede le maggiori difficoltà?

«Ferrovie, elettrici, gas e acqua, sono contratti da riscrivere di sana pianta. Dunque, difficili. Sono settori ex monopolistici, o ancora con un solo attore sul mercato. Le aziende vengono dalla mano pubblica. Serve la capacità di valutare la situazione con occhi nuovi e alle nuove condizioni. Io per primo mi faccio carico delle difficoltà del sindacato. Ma dobbiamo uscirne. Premono altri appuntamenti: alimentari, metalmeccanici. Ma non vedo nero, una volta smaltito l’eccesso di carburante pompato dalle vicende elettorali. Il paese ha fatto seri passi avanti in questi anni. La necessità di fare qualcos’altro rinnovando è consapevolezza di tutti».

Non teme però che la prima tentazione d’autunno, alla luce della situazione post-elettorale, sia un surriscaldamento delle tensioni sociali? E quanto peseranno le spine inflattive da euro debole e caro-petrolio?

«Sono convinto che i vertici sindacali siano attenti lettori della cronaca economica. In passato la rincorsa salario-inflazione ha portato a perdite di potere d’acquisto dei salariati. È una strada che nessuno può voler ripercorrere. Ripeto: ottobre è un mese come un altro, in cui si continua nel mondo a fare prodotti uguali ai nostri, ma che costano anche il 20% in meno. Ecco il punto».

Fuori dal campo contratti: come giudica la vicenda Montedison? Condivide le scelte del governo?

«Sarebbe bizzarro che una società monopolisitica straniera possa fare shopping come vuole in Italia. Specie in settori così delicati».