Intervista a Guidi «Niente pasticci sui contratti»

12/03/2001



 
La Stampa


Domenica 11 Marzo 2001
«Niente pasticci sui contratti»
Guidi: alla competitività non rinunciamo
Roberto Ippolito
PRONTA a trattare. La Confindustria accetta di restare seduta al tavolo per discutere le regole dei contratti di lavoro a tempo determinato. Lo dice Guidalberto Guidi, che in qualità di consigliere incaricato per le relazioni industriali ha partecipato al negoziato fra le parti sociali fino alla rinuncia del ministro del lavoro Cesare Salvi a varare il decreto delegato per l’attuazione della direttiva europea: «La Confindustria – spiega – ha tentato tutte le strade e continuerà a provarle tutte per arrivare all’accordo sui contratti a termine. Ma non è affatto disponibile a sacrificare un solo briciolo di competitività delle imprese per raggiungere l’unanimità a tutti i costi».

Dottor Guidi, lei apprezza la decisione di Salvi?
«Vorrei innanzitutto ricostruire la cronaca. L’11 gennaio la Confindustria e altre sedici associazioni dei datori di lavoro hanno raggiunto con Cgil, Cisl e Uil un pre-accordo per offrire il loro avviso comune al ministro responsabile dell’attuazione della direttiva. Il giorno dopo i tre sindacati hanno definito l’intesa perfettamente rispondente alla direttiva di Bruxelles».
E poi cosa è accaduto?
«Poco dopo, come risulta dai giornali, alcune componenti della Cgil hanno dichiarato il pre-accordo non accettabile. E questo è stato rimesso in discussione».
Lei parla di pre-accordo: quindi l’accordo non c’era?
«Mancavano solo le firme finali. Comunque, puntando a una conclusione condivisa da tutte le parti, con pazienza siamo tornati al lavoro. Sono state riviste alcune soluzioni, con uno sforzo della nostra delegazione al cui interno naturalmente sono rappresentati interessi simili ma non identici».
Ma senza risultato, no?
«Il 5 marzo la Cgil ha giudicato lo sviluppo della trattativa tale da non consentire la prosecuzione. E ha abbandonato il tavolo. Non mi permetto di giudicare grosse organizzazioni sindacali: la Cgil ha abbandonato il confronto per motivi suoi. Ritenendo la soluzione vicina, la Confindustria e le altre parti in gioco invece si sono rimesse intorno al tavolo».
E cosa è successo ancora?
«Le diciassette organizzazioni dei datori di lavoro, la Cisl e la Uil hanno scritto al ministro Salvi spiegando che l’accordo sarebbe stato raggiungibile in poco tempo. Il ministro si è consultato con il presidente del consiglio e ha deciso di rinunciare ad applicare la direttiva».
Così...
«Così abbiamo più tempo per trattare sui contratti a termine».
E’ positivo avere più tempo?
«Credo che il ministro Salvi, rinunciando alla possibilità di varare il decreto d’autorità, abbia voluto spingere le parti al dialogo offrendo più tempo per trattare. Del resto il decreto per il part-time varato senza tener conto delle indicazioni dei sindacati e delle associazioni dei datori di lavoro è risultato peggiorativo rispetto alla direttiva europea».
L’importante allora è trattare?
«Naturalmente. Tuttavia ci si può chiedere se può intendersi come avviso comune l’accordo fra la quasi totalità del mondo produttivo e due grandi sindacati, ma non ho l’intenzione di discutere di questo. Ricordiamoci che non stiamo parlando del negoziato per un contratto di lavoro: la valutazione delle parti sociali riguarda la trasposizione della direttiva europea sui contratti a termine, uno dei migliori sistemi per creare occupazione con la flessibilità».
La decisione di Salvi è politicamente equilibrata?
«Il ministro è riuscito a dare ragione a tutti. Dal punto di vista politico dà ragione alla maggior parte del mondo produttivo. La Cgil chiedeva un intervento d’autorità del governo e questo non c’è stato. Ci rimetteremo al tavolo con pazienza e spirito costruttivo, così come abbiamo sempre fatto».
La Confindustria non accusa più Salvi di parteggiare per la Cgil?
«Ripeto che è importante aver dato l’opportunità di continuare a trattare».
Lei insiste sulla volontà di trattare. Ma il presidente della Confcommercio Billè accusa la Confindustria di cercare lo scontro. Come risponde?
«La Confcommercio ha partecipato attivamente alla trattativa condividendo tutti i passaggi e firmando la lettera del 5 marzo. Sono d’accordo con il suo presidente nel dire che è meglio un accordo fra tutte le parti sociali. Ma se una delle parti sociali si ritira sarebbe bizzaro sopprimere il tavolo».
Non è sorpreso dalle parole di Billè?
«La valutazione della Confcommercio è tesa alla ricerca di un accordo con tutti. E anche la Confindustria lo cerca. Ma con altrettanta fermezza rivendico il diritto di cercare soluzioni accettabili che non peggiorino il quadro competitivo. Non è possibile immaginare un accordo che penalizzi la competitività. Non firmeremmo mai nessun cattivo accordo per il gusto di averne uno condiviso da tutti».
Nega che la Confindustria cerchi accordi separati, cioè senza la Cgil?
«La Confindustria non punta ad accordi separati. Se qualcuno lo pensa, vuol dire che l’associazione delle imprese non è riuscita a spiegare bene la sua posizione che è la seguente: faremo tutti gli sforzi per arrivare a un’intesa, ma non sacrificheremo la competitività sull’altare dell’unanimità a tutti i costi. Sappiamo che trattare significa raggiungere dei compromessi. Ma se qualcuno ci porta un foglio prestampato non lo firmiamo».