Intervista a Guglielmo Epifani «A Cisl e Uil chiedo di riaprire il confronto in difesa del lavoro»

01/04/2010

La decisione di Giorgio Napolitano dà ragione alla Cgil. «Non ci interessa vincere e ancora meno perdere – afferma Guglielmo Epifani – ma salvaguardare al meglio i diritti di chi lavora ». Per questo ora che la partita è riaperta, il leader Cgil intende incontrare tutti i gruppi parlamentari e riprendere il filo del discorso con le imprese, con Cisl e Uil. Ma
non sull’avviso comune che per Epifani «è incostituzionale, e non corregge i due punti chiave: la rinuncia al ricorso al giudice e l’arbitrato secondo equità». Il capo dello Stato non firma il provvedimento da voi molto criticato. Le sarà più facile dire che la Cgil aveva ragione?
«Abbiamo apprezzato questa decisione, per altro non c’è stata da parte nostra alcuna suasion sul Quirinale. È importante perché i rilievi del presidente della Repubblica colgono uno o più punti della nostra critica al provvedimento». Li ricordiamo? «È un testo con troppe materie; sul lavoro e sull’arbitrato il testo introduce delle modifiche in contrasto non solo con la Costituzione ma anche con la difesa dei diritti dei lavoratori rovesciando lo spirito dello Statuto e la giurisprudenza sul lavoro. In modo particolare, la norma che costringerebbe il lavoratore
all’atto dell’assunzione a rinunciare – nell’arco del suo rapporto lavorativo- alla possibilità di ricorrere al giudice del lavoro in caso di lesione dei propri diritti. Infine introduce una forma di arbitrato assai discutibile, quella secondo equità in cui l’arbitro non decide sulla base di leggi o contratti ma sua altre considerazioni. Tutto questo rende più debole il lavoratore nel rapporto con l’impresa». C’è stato però un avviso comune,firmato dalle imprese e da tutti i sindacati tranne voi. I firmatari dicono che corregge il tiro, c’è stato il riconoscimento di un errore, non basta? «No, è stata un’operazione fatta alla vigilia del nostro sciopero, forse per depotenziarne l’esito e circoscrivere la polemica. È stato anche un modo per coprirsi da possibili obiezioni di carattere costituzionale». Si riferisce all’appello dei giuslavoristi? «Si, tutti i grandi giuslavoristi si sono trovati d’accordo nel dichiarare incostituzionale quella norma. L’avviso comune è stato secondo me un tentativo di forzare contro questa presa di posizione. Aprendo però un altro problema». Un altro? «È incostituzionale anche l’avviso comune: non si è mai vista una dichiarazione comune su una legge non promulgata. C’è stata una forzatura ai limiti della decenza. Mi rivolgo anche a Confindustria, non le conveniva aspettare?» È singolare che lei citi Confindustria e non Cisl e Uil le quali oggi dicono che la mancata firma di Napolitano è l’occasione per correggere il ddl sulla base di quell’avviso». «Questo è quello che dice Sacconi, cioè il governo. L’avviso non innova su due punti chiave: la rinuncia alla tutela del giudice all’atto dell’assunzione e l’arbitrato secondo equità. Questo, connesso ai sistemi di certificazione bilaterale, gestiti cioè direttamente dalle parti, fa sì che l’insieme dei diritti dei lavoratori sia più debole». Ora che la partita è riaperta la Cgil torna in campo? Con quali iniziative?
«Chiederemo un incontro a tutti i gruppi parlamentari per far valere i nostri punti di vista. Non ci interessa vincere e ancora meno perdere, ma salvaguardare al meglio i diritti di chi lavora. Cercheremo anche di parlare alle imprese e con Cisl e Uil. Ricordo che Bonanni stesso disse che non andava bene un pronunciamento a favore o no del ricorso all’arbitrato all’atto dell’assunzione… » … Dice anche che con l’avviso omune questo punto è stato risolto.
«Non è così purtroppo, non è nel testo, nonè nelle dichiarazioni del ministro. È una cosa che va conquistata». Cambiamo argomento: il voto. Come lo vede? C’è un malessere che si è espresso con l’astensione. Lo stesso risultato della Lega Nord è forma di protesta. Vedo un implicito richiamo ad affrontare la condizione vera del Paese, un richiamo alla concretezza, anche per il lavoro». Vale anche per il centrosinistra? «Il voto interroga anche il centrosinistra
che ancora non viene percepito come collante credibile in grado di esprimere un’alternativa di governo. Daquesto punto di vista c’è ancora molto da fare». Leelezioni pare accelerino le riforme. Si parla di fisco: la convince il disegno che si intravede? «Non mi convincono le priorità, se c’è una cosa che il voto dice è che occorre fare qualcosa di più per l’occupazione, per l’economia, per gli investimenti. A noi noi non interessa una generica riforma fiscale, ma
una riduzione del peso fiscale sui lavoratori e i pensionati». Non si pu fare agendo sui consumi, sull’Iva? «Unconto è rivedere alcune voci dell’Iva, si può fare; un conto è generalizzare perché ci sono consumi popolari che sarebbero colpiti»