Intervista a F.Averna: “la Cgil si esclude da sola”

20/03/2001

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"Non isoliamo la Cgil
si esclude da sola"

Francesco Averna, consigliere per il Sud di Confindustria
l’intervista/2

ROMA – «Per carattere detesto le risse. Ma qualche risposta a Sergio Cofferati, nella sua ultima intervista a Repubblica, va data». Francesco Rosario Averna, consigliere di Confindustria per il Mezzogiorno, confessa che alcune affermazioni del segretario della Cgil a proposito del convegno che gli industriali hanno tenuto a Parma lo hanno lasciato «esterrefatto».
Per esempio quando dice che la Confindustria «rompe il patto sociale»?
«Dall’inizio di questa presidenza non abbiamo fatto altro che perseguire le ragioni del dialogo con i sindacati su questioni come il trattamento di fine rapporto, la flessibilità, il parttime, i contratti a termine. In particolare su quest’ultimo tema eravamo vicini all’accordo quando inspiegabilmente la Cgil ha abbandonato la trattativa. La concertazione è uno strumento prezioso se è utile per la competitività del Paese, non quando diventa un esercizio fine a se stesso».
Secondo il leader della Cgil il progetto della Confindustria coincide con quello del Polo.
«Molte parti del nostro documento sono state apertamente condivise tanto da Francesco Rutelli quanto da Silvio Berlusconi. In particolare ho apprezzato l’importanza che il candidato premier del centrosinistra dà al problema della formazione, come fattore strategico soprattutto per lo sviluppo del Sud, così come l’enfasi che Berlusconi ha messo sulle infrastrutture».
Come risponde all’accusa di voler tagliare fuori la Cgil?
«Che motivo avremmo di escludere il più grande sindacato italiano? Il guaio è che la Cgil tiene una posizione aventiniana, si sta isolando da sola».
Una critica ricorrente, non solo da parte di Cofferati, attribuisce alle imprese buona parte delle colpe nella scarsa competitività.
«La Confindustria insiste molto sul fatto che dobbiamo riuscire ad innovare di più come sistema Paese. Ma proprio l’estrema rigidità del mercato del lavoro ha fatto sì che in Italia le imprese abbiano speso più in innovazioni di processo che non di prodotto. Solo conquistando una maggiore flessibilità sarà possibile liberare risorse da investire in innovazioni di prodotto».
Secondo il segretario della Cgil le vostre proposte «sono contrarie ai bisogni e agli interessi del Paese».
«Un giudizio talmente sorprendente da far dubitare che abbia letto il nostro documento. Autorevoli osservatori non sospettabili di fare il tifo per noi hanno colto come una grande novità il fatto che il tratto dominante delle proposte è l’aspetto sociale, l’impegno a battersi per una Italia non solo più ricca, ma più giusta e più coesa».
(v.s.)