Intervista a Epifani«Non sono cifre affidabili»

12/07/2001
La Stampa web

 




Giovedì 12 Luglio 2001

IL SEGRETARIO AGGIUNTO DELLA CGIL CONTESTA LE SCELTE DI TREMONTI
«Non sono cifre affidabili»
Epifani: siamo alla fine della concertazione
intervista
Roberto Ippolito
ROMA
INCREDULO. Guglielmo Epifani, segretario aggiunto della Cgil, considera non affidabili le cifre sul buco dei conti pubblici rivelate in tv dal ministro dell’economia Giulio Tremonti.
Cosa non la convince?
«Se le cose stanno come dichiarato dal governo,. ho seri dubbi che Tremonti possa restare al suo posto fino al 2003, avendo annunciato le dimissioni in caso di mancato raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2003».
Perchè dovrebbe essere impossibile riuscire a mettere ordine nei conti?
«Raggiungere il pareggio nel 2003 sarebbe impossibile per il semplice motivo che il deficit di 62 mila miliardi, pari al 2,6% del prodotto interno lordo, è tre volte quello atteso. Se fosse così, un governo che si propone di rispettare i parametri del trattato di Maastricht per la nascita dell’euro e gli impegni successivi presi con il patto di stabilità dovrebbe immediatamente presentare un piano di tagli alla spesa o di incrementi di tasse per avvicinare subito il deficit annunciato a quello concordato con i partner europei».
Secondo lei qual è esattamente la situazione, a questo punto?
«I casi sono due. O non esiste il deficit di questa entità e il governo gioca con la credibilità internazionale. O esiste il deficit e il governo pensa di azzerarlo solo con gli strumenti legati allo sviluppo dell’economia».
Puntare allo sviluppo non è un obiettivo importante?
«L’aumento anche robusto della crescita non è di per sè in grado di azzerare il deficit della proporzione annunciata. Per questo penso sia necessaria una verifica: devono rispondere i componenti del precedente governo, da Giuliano Amato a Vincenzo Visco, ma anche la Ragioneria dello Stato».
Vuole un chiarimento preciso anche dalla Ragioneria dello Stato?
«Qualcosa non convince. Fino a pochi giorni fa la Ragioneria dichiarava un deficit più basso».
Che interesse ha il governo a esagerare le cifre?
«Il governo potrebbe esagerare il buco per coprire l’impossibilità di onorare il contratto preso con gli elettori, scaricando la colpa del disavanzo su chi l’ha preceduto. Ma può darsi anche che nel buco sia calcolato l’effetto dei provvedimenti appena presi, come la Tremonti-bis: la detassazione degli utili reinvestiti può favorire lo sviluppo, ma comporta minori entrate per 10-15 mila miliardi».
In sintesi lei non crede al buco di 62 mila miliardi?
«Questa cifra non mi sembra credibile. Appare troppo al di là delle stime più negative. Non trovo alcuna spiegazione plausibile. Anche la spesa delle Regioni, soprattutto quella sanitaria, non giustifica un incremento del deficit tanto elevato. Poi c’è il problema della concertazione, il confronto fra il governo e le parti sociali»
Cosa ha dire in proposito?
«Non si può annunciare agli italiani un buco di queste dimensioni e non dire nulla, nelle ore immediatamente precedenti, a Regioni, Province, Comuni e sindacati negli incontri avuti. Abbiamo appreso dalla televisione i dati sul deficit pochi minuti dopo la conclusione dell’incontro con il governo. Non ho nulla contro il rapporto diretta tra il governo e i cittadini telespettatori, ma almeno per la serietà delle relazioni con le parti sociali le stesse informazioni andavano date agli interlocutori che il governo ha avuto di fronte e che lui stesso ha convocato proprio per occuparsi di questi argomenti».
Qual è giudizio che ricava dall’osservazione di tutta questa vicenda?
«Qualcosa non torna. Se il buco dichiarato è reale, il governo avrebbe dovuto comunicarlo a sindacati e imprese per valutare insieme come gestire il rientro del disavanzo».

Accusa il governo di sfuggire al confronto?
«Accuso il governo o di non dire la verità attraverso la tv o di sfuggire al confronto e alle proprie responsabilità».
E’ rottura?
«Per il metodo io penso sia rottura: non si dà credibilità al confronto con le parti sociali comportandosi in questo modo. Bastava vedere le facce dei sindacalisti rimasti davanti alla tv dentro Palazzo Chigi per rendersi conto dell’incredulità».
Siamo insomma giunti all’addio alla concertazione?
«Il governo è poco intenzionato a farla: non possiamo che prenderne atto. E valuteremo come comportarci».
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