Intervista a Epifani: «Sui diritti non siamo disposti a fare sconti»

21/11/2001


La Stampa web

 




Il segretario aggiunto della Cgil: forte dissenso su deleghe e risorse per i contratti pubblici
«Sui diritti non siamo disposti a fare sconti»  

Epifani conferma la linea dura: sull’art.18 non ci sono margini per trattare



(Del 21/11/2001 Sezione: Economia Pag. 18)
Intervista
Roberto Ippolito

NON ci sono margini per trattare. «Sui diritti non faremo alcuno sconto al governo» avverte Guglielmo Epifani, segretario aggiunto della Cgil. La posizione dei sindacati resta molto ferma dopo l´incontro di ieri con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi al quale è stato chiesto di ritirare l´intervento sull´articolo 18 dello statuto dei lavoratori che finora ha previsto la possibilità per tutti i dipendenti del reintegro per i licenziamenti riconosciuti dalla magistratura senza giusta causa.
Epifani, cosa vuol dire non fare sconti?
«Significa non accettare che una legge finanziaria gracile, incapace di sostenere lo sviluppo, quale quella in discussione in parlamento possa trovare un ipotetico rafforzamento in sede europea attraverso la riduzione dei diritti dei lavoratori, soprattutto di quelli più deboli, l´abbassamento delle garanzie di tutela collettiva e il mancato rispetto delle richieste contrattuali nel settore pubblico».
Chi sono i più deboli per voi?
«Sono tutti quei giovani che troveranno lavoro e non avranno in futuro le garanzie contro i licenziamenti senza giusta causa finora contenute nell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori. La conseguenza dell´applicazione del disegno di legge delega è evidente. E´ previsto che l´articolo 18 non sia più valido per tutti i lavoratori con un contratto a tempo indeterminato frutto del passaggio dal tempo determinato. Così tutti i nuovi assunti non avranno più diritti e quindi si crea per i giovani un futuro fatto di maggiore precarietà e minore sicurezza».
Come valuta la riflessione fino a lunedì annunciata da Berlusconi sulla richiesta di ritirare l´intervento sull´articolo 18?
«Berlusconi è prima apparso sorpreso per la fermezza della richiesta sindacale. Poi, in seguito alla nostra pressione, si è impegnato a darci una risposta. Una valutazione è possibile pertanto solo lunedì. Ma restano comunque due questioni che non convincono affatto la Cgil che manifesta il suo dissenso».
Quali sono?
«La prima è la difficoltà confermata dal ministro dell´economia Tremonti di reperire le risorse necessarie per il contratto del pubblico impiego e della scuola e quindi per la difesa delle retribuzioni. La seconda è l´uso dello strumento delle deleghe legislative per materie ampie come fisco, previdenza e mercato del lavoro: non c´è possibilità di confronto, mancando solo venti giorni alla scadenza prevista, e in questo modo non si tiene conto del punto di vista dei sindacati, delle altre forze sociali e penso anche del parlamento».
Ha l´impressione che per l´articolo 18 ci sia ancora la possibilità di discutere?
«Dal nostro punto di vista naturalmente no: non ci sono margini. Il governo deve decidere se andare avanti nonostante la nostra contrarietà e assumendosi quindi la responsabilità di una rottura. In ogni caso resta il dissenso sulle due questioni che ho appena sottolineato come sull´insieme delle misure concepite per il mercato del lavoro».
Cosa si aspetta lunedì?
«Mi aspetto una parola chiara. Il governo Berlusconi deve assumersi la responsabilità delle scelte come spesso dichiara di voler fare».
Per la Cgil parola chiara equivale a marcia indietro sull´articolo 18? «Esatto. Il governo deve dire se fa marcia indietro o meno sulle tutele rispetto ai licenziamenti».
E se la questa non arriva?
«Dovremo valutare con la Cisl e la Uil le risposte da dare. La Cgil proporrà alle altre confederazioni di proclamare uno sciopero».
Pensa a uno sciopero generale?
«Se il governo non fa marcia indietro sull´articolo 18, si assume lui la responsabilità di colpire in modo pesante i diritti dei lavoratori e quindi di provocare la giusta reazione così come sta avvenendo unitariamente in molti posti di lavoro in tutta Italia».



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