Intervista a Epifani: «Nasce il partito sociale delle imprese»

20/06/2001
La Stampa web



 




Mercoledì 20 Giugno 2001
«Nasce il partito sociale delle imprese»
Epifani: singolare tutto questo sostegno al governo

IL richiamo alla grande rivoluzione di Thatcher e Reagan, il «lasciate lavorare Berlusconi». Rimane stupito – ma non troppo – per le parole di Antonio D’Amato il numero due della Cgil Guglielmo Epifani. «È abbastanza singolare – spiega – questo immediato schierarsi di Confindustria a sostegno del governo appena nato. Se si pensa alle critiche rivolte ai precedenti esecutivi, ora mi sembra di assistere addirittura alla formazione di un partito sociale dell’impresa a sostegno del governo». Per la verità, la grande impresa è sempre stata tradizionalmente filogovernativa…
«Va bene, questo è anche naturale. Ma mi pare che siamo in presenza di un fatto nuovo: l’intera associazione degli industriali, per bocca del suo presidente, esprime a priori un giudizio di totale sostegno alle scelte del governo. Secondo me, è anche un errore di valutazione: un po’ di cautela in più converrebbe anche alle stesse imprese. Alla lunga, tutti i governi vanno verificati sui fatti».
E la rievocazione di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan?
«Arriva anche in Italia – forse sotto la spinta di Bush – un vento liberista. Arriva in ritardo, quando l’Europa mostra di esserselo lasciato alle spalle, e a dieci anni dalla conclusione dell’esperienza dei conservatori britannici. Oggi è chiaro che il modello sociale europeo – cioè mettere insieme sviluppo e coesione, sviluppo e diritti – è più che mai valido. Non c’è da stupirsi, perché qualche germe liberista c’era già nel discorso a Parma di D’Amato. Questa centralità unilaterale dell’impresa, in cui i diritti e il lavoro sono sostanzialmente visti come strumenti subordinati alla logica della competitività e del mercato può portare a simili affermazioni estremiste. Strano, anche perché tra qualche alto e basso Confindustria in questi anni aveva cercato di portare avanti un dialogo con le forze del lavoro».
Una situazione curiosa, perché dal governo, a cominciare dal ministro del Welfare Maroni, giungono segnali di disponibilità al dialogo nei confronti dei sindacati.
«Non c’è dubbio: lo stesso Berlusconi nel suo discorso in Senato ha richiamato l’importanza della politica dei redditi. Prendiamo atto di una posizione di Confindustria che sembra voler dare un sostegno acritico al governo, sollecitandolo a promuovere scelte ispirate ai modelli thatcheriani e reaganiani. Probabilmente è un tentativo di ottenere vantaggi. Sul fronte fiscale, con una generalizzazione della Tremonti (a prescindere dal tipo e dalla localizzazione degli investimenti incentivati) che di fatto si traduce in uno sconto per tutte le imprese. Sul fronte delle politiche del lavoro e dei diritti, si chiede di destrutturare ancora di più il campo delle regole».
E il governo, che farà secondo voi?
«Abbiamo già detto che sulle politiche fiscali e sulla scuola siamo preoccupati. Dobbiamo aspettare la prova dei fatti, e del resto i tempi ormai stringono: la predisposizione del Dpef richiede una forma di dialogo, di consultazione delle parti sociali, in base all’accordo di luglio. Sarà l’occasione in cui il governo sarà chiamato a dire cosa intende fare sulle politiche fiscali, sul tasso d’inflazione programmata, sulla politica di controllo dei prezzi. Quello sarà il banco di prova su cui daremo un giudizio definitivo».
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