Intervista a Epifani: l’esecutivo sbaglia, colpiti i più deboli

16/11/2001






Secondo il numero due della Cgil Epifani nelle proposte sulla riforma non c’è nulla da salvare

«L’esecutivo sbaglia: colpiti i più deboli, trattare è impossibile»
      ROMA – Possibile che con questo governo litigate sempre? Prima sulle pensioni, adesso sui licenziamenti? «Succede perché il governo non si comporta bene – risponde Guglielmo Epifani, vicesegretario della Cgil -. Fa cose sbagliate e dannose».
      Non c’entra nulla che è un governo di centrodestra?

      «No, se non per il fatto che il programma del centrodestra è attento solo alle ragioni di una parte delle imprese e a ridurre i diritti dei lavoratori».

      Ma la proposta del governo è una mediazione tra la Confindustria che vorrebbe cancellare il diritto al reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa e il sindacato che si oppone. Si propone una fase di sperimentazione, una soluzione soft.

      «Quelle del governo sembrano proposte
      soft in realtà non lo sono. Si vuole escludere il reintegro in una serie di tipologie che riguardano i lavoratori più deboli, quelli che dovrebbero emergere dal nero, che hanno i contratti a termine, che stanno in piccole aziende».
      Però escludere il reintegro potrebbe incentivare la regolarizzazione di molte posizioni oggi precarie.

      «Questa è una tesi sbagliata. Noi non crediamo che cancellare il reintegro, sia pure in forma sperimentale, faccia aumentare le assunzioni. Tra il tasso di occupazione e l’articolo 18 dello Statuto non c’è alcuna relazione».

      Si conferma insomma che per il sindacato l’articolo 18 (quello che prevede il reintegro) è un tabù.

      «No. In realtà questo tema è assunto come un simbolo da chi vuole ridurre i diritti dei lavoratori».

      Il ministro Maroni propone alle parti sociali un confronto per arrivare a intese sui decreti di attuazione della delega. La Cgil parteciperà?

      «Non vediamo su cosa sia possibile il confronto. Noi non siamo d’accordo né sul reintegro né sull’arbitrato né sulle nuove forme di precariato proposte».

      I leader di Cgil, Cisl e Uil si vedranno lunedì per decidere come reagire. Si può arrivare a uno sciopero generale?

      «Innanzitutto vogliamo dire perché non siamo d’accordo. Le iniziative di mobilitazione le valuteremo con Cisl e Uil. La Cgil vuole comunque dare una risposta visibile».

      Nella delega non c’è nulla da salvare?

      «No perché, se fosse attuata, si avrebbe una ulteriore segmentazione del mondo del lavoro e si andrebbe sempre di più verso rapporti di lavoro individuali».

      Ma la crescente precarizzazione non è figlia della rigidità sui licenziamenti? Le aziende non assumono più a tempo indeterminato perché poi è impossibile licenziare.

      «No. Diciamo le cose come stanno. I casi di reintegro sul posto di lavoro decisi dal giudice in seguito a una causa di licenziamento senza giusta causa sono poche decine all’anno. Quasi sempre il lavoratore sceglie già il risarcimento. Si tratta quindi di un problema creato ad arte per attaccare da lì i diritti dei lavoratori».
Enrico Marro


Economia