Intervista a Epifani: «Intervenga Palazzo Chigi»

07/03/2001
La Stampa web



 


Mercoledì 7 Marzo 2001

LA CGIL DI FRONTE ALL’UNITA’ SINDACALE
«Intervenga Palazzo Chigi»
Epifani: è colpa degli industriali
Roberto Giovannini
ROMA

E’ molto preoccupato, il numero due della Cgil Guglielmo Epifani, per la piega che ha preso la discussione sui contratti a termine. «È colpa di Confindustria – spiega – che negli ultimi due incontri ha offeso la Cgil: di fronte alle obiezioni e alle richieste espresse dalle tre confederazioni, ha affermato che avrebbe replicato soltanto a quelle poste da Cisl e Uil, e non alle nostre. È evidente che per negoziare bisogna avere rispetto e lealtà per tutte le controparti. Non si può scegliere con chi trattare a seconda delle sue posizioni».
L’impressione è che non solo agli industriali, ma anche alla vostra organizzazione non dispiacesse una rottura "rumorosa".
«Noi, veramente, volevamo soltanto un po’ di coerenza tra quello che dice la direttiva e quello che bisogna poi fare per attuarla in Italia. Il resto sono chiacchiere: o si introduce una norma che rispetta lo spirito della direttiva Ue, oppure la si contraddice, illegittimamente».
Quali sono i punti di dissenso?
La direttiva sancisce che il ricorso alle assunzioni a tempo determinato sia l’eccezione, e non la norma, e conferma come rapporto "normale" quello a tempo indeterminato. Per implementare questo principio, in una concezione più moderna e avanzata, si deve lasciare ai contratti collettivi di lavoro la possibilità di stabilire le percentuali di assunzioni a termine, settore per settore, e le causali per queste assunzioni. Questo già avviene oggi. Negare questo principio significa negare i contratti e la stessa direttiva, che stabilisce che non si possono peggiorare le norme già in essere. Un’altra questione importante è il diritto di precedenza nelle assunzioni stabili per chi lavora già con un contratto a termine».
Tuttavia, per gli industriali vi opponete a una liberalizzazione utile.
«Non c’è una guerra sulla flessibilità. C’è Confindustria, che da sempre spinge per un sistema di flessibilità senza regole, e noi, che siamo per una flessibilità regolamentata. Un esempio? Confindustria vuole che nell’indicazione dei tetti massimi di contratti a termine non siano considerati i contratti con durata inferiore a dodici mesi. Ma in Italia, il 98% dei contratti a termine dura meno di 12 mesi. Non voler regolamentare queste assunzioni significa non volere nessuna regola. Confindustria è liberissima di perseguire questa linea: soltanto, contrasta con la posizione della Cgil, ma anche con la direttiva europea, le leggi italiane, la Commissione Ue, il Parlamento Europeo e gli organismi europei di sindacati e imprenditori. Questi sono i fatti».
E Cisl e Uil? Loro sembrano pensarla diversamente.
«Tra noi c’è un dissenso minore, in merito alle causali. Confindustria respinge tutte le altre richieste, che sono unitarie; Cisl e Uil pensano forse di poter spostare la posizione della controparte. Perché la questione sia resa chiara di fronte all’opinione pubblica, Confindustria dica la sua ultima parola su questa materia. Ora, penso che serva un grande senso di responsabilità: bisogna evitare rotture nei rapporti unitari tra Cgil, Cisl e Uil. Non è uno scontro epocale, "noi contro loro". Si discute di una questione, circoscritta, su cui ci sono per adesso punti di vista diversi».
E come se ne esce? Che farete se Salvi vi inviterà a trattare?
«Ci sono due strade: o c’è l’avviso comune, oppure il governo sarà costretto a procedere da solo. Perché sia "comune", direi che serve il consenso di tutte le organizzioni più importanti. Altrimenti, toccherà al governo (questo o quello successivo) decidere. Chiedere una proroga, dopo un anno che discutiamo, mi sembrerebbe bizzarro. E soluzioni che a nostro avviso violassero la direttiva le impugneremmo certamente. Se il ministro ci convoca, andremo: nell’ABC del sindacalista c’è scritto che i tavoli si "tengono" fino all’estremo. Ma Confindustria non può scegliere con chi trattare e con chi no».
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