Intervista a Epifani “Guglielmo in trincea”

04/07/2002

Famiglia Cristiana OnLine

n.26 del 30 giugno 2002

 

Attualità
                di Silvano Guidi


SINDACATO
INTERVISTA A EPIFANI SUCCESSORE DI SERGIO COFFERATI


GUGLIELMO IN TRINCEA

La Cgil deve fare i conti con il caso Biagi e la rottura dell’unità. Ma il futuro segretario generale non si scompone: «Non abbiamo nulla da rimproverarci».

La tempesta Biagi si abbatte anche sul cambio al vertice della Segreteria della Ggil. Fra meno di una settimana Guglielmo Epifani avrebbe dovuto succedere a Sergio Cofferati al timone della più importante organizzazione sindacale italiana; invece gli ultimi convulsi eventi, legati alla pubblicazione di una serie di e-mail inviate dal professore bolognese ad autorità, ministri, sottosegretari e amici in cui il docente paventava grossi rischi per la sua incolumità, rischi connessi sia al fatto che gli era stata revocata la scorta sia al linguaggio di Cofferati che "criminalizzava" la sua figura, hanno convinto il segretario uscente della Cgil a restare in carica fino al prossimo 21 settembre.

Questo il testo diramato dalla direzione di Corso Italia: «La segreteria della Cgil ha deciso di aggiornare il calendario delle prossime scadenze al fine di garantire che la fase di chiarimenti politici, istituzionali e giudiziari, relativi alla vicenda della pubblicazione delle lettere del professor Marco Biagi possa essere gestita dall’attuale segretario generale, al fine di respingere gli infamanti attacchi alla Cgil e alla sua persona».

E questa invece è l’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana da Guglielmo Epifani prima che fosse deciso il mutamento di data dell’avvicendamento. La pubblichiamo ugualmente, quale importante testimonianza dello stato d’animo dell’uomo che sarà comunque chiamato a sostituire, in un clima difficile, il carismatico Cinese.

Romano, cinquantaduenne, laureato in filosofia, appassionato di storia moderna, sposato, figlio di un padre democristiano, e più precisamente fanfaniano, Guglielmo Epifani è stato socialista fino a quando, dopo la dissoluzione del partito craxiano, ha deciso di iscriversi ai Ds. «Per me è stato un approdo naturale», spiega, quasi a voler rintuzzare inespresse accuse di trasformismo politico.

    • Come si sente, Epifani?

«Abbastanza sereno».

    • Eppure Cofferati le lascia un’eredità con molti problemi; per esempio, la frattura con Cisl e Uil…

«Il lavoro del dirigente sindacale non è mai semplice. In trent’anni di attività non ricordo fasi o stagioni senza avversità, anche se questi problemi recenti sono particolarmente complessi e delicati. Per quanto attiene all’unità sindacale, non è una questione di làscito o eredità, ma è l’evolversi di una situazione che si è prodotta. Con i compagni di Cisl e Uil abbiamo marciato uniti fino al 16 aprile, giorno dello sciopero generale; poi le strade si sono divise. Non credo si tratti di responsabilità della Cgil».

    • Dopo tante battaglie combattute e vinte insieme, come è possibile che tre grandi sindacati come Cgil, Cisl e Uil oggi abbiano posizioni così distanti?

«Non lo so, me lo domando anch’io. Perché dal 31 maggio (giorno in cui il Governo ha proposto i quattro tavoli di trattativa, ndr) i toni fra le confederazioni sono cambiati? Non ho una risposta, ma tante supposizioni».

    • Dica quella che la convince di più.

«Credo che Cisl e Uil non abbiano fiducia nella forza e nelle ragioni del sindacato unitario. Preferiscono provare a condizionare il Governo trattando, piuttosto che cogliere la pienezza dell’iniziativa unitaria che c’è stata. Scelgono il tavolo di una trattativa molto difficile invece di mantenere una linea di coerenza sul merito».

    • Tutti pensano che un sindacato prima debba trattare e poi eventualmente dire "no". Lei è d’accordo?

«Certo. La trattativa di cui stiamo parlando, però, parte ben prima del 16 aprile. Per riannodare il dialogo, la Cgil ha posto una condizione (lo stralcio dell’articolo 18, ndr) che non ci è stata concessa. Stiamo trattando sugli altri tre tavoli, ma non su quello riguardante il mercato del lavoro. Anche questa è una procedura che appartiene alla migliore tradizione di un sindacato che non si sottrae al confronto».

Epifani e sullo sfondo Cofferati.
Epifani e sullo sfondo Cofferati
(foto AP).
    • Gli attriti fra i sindacati, ma più in generale, le tensioni rispetto al mondo del lavoro stanno creando un forte clima di instabilità. Sono venute fuori anche le lettere in cui il professor Biagi esprimeva timori perché i suoi avversari, e Cofferati in primo luogo, così si legge, criminalizzavano la sua figura. Lei cosa dice in proposito?

«Il mio pensiero è un insieme di interrogativi. Perché queste lettere escono fuori adesso? Chi le ha fatte uscire? Che rapporto c’è fra esse e le parole pronunciate da Maroni e riprese da altri ministri in Parlamento? Perché la lettera indirizzata dal professor Biagi al direttore generale di Confindustria, Parisi, ha parte del testo modificato rispetto all’originale? C’è molta materia per chi ha titolo e vorrà provare a dare delle risposte».

    • Il Governo di Centrodestra probabilmente durerà tutta la legislatura. Lei continuerà sulla linea di forte opposizione sociale del suo predecessore o tornerà al dialogo?

«Credo che il dialogo sia stato interrotto dal Governo, che ha detto "no" alla concertazione e che, fin dai suoi primi atti, ha sostenuto politiche non orientate alla difesa dei diritti dei lavoratori. Se l’esecutivo si mantiene su questa linea non potrà aspettarsi che la Cgil modifichi la sua posizione».

    • Molti hanno accusato Cofferati di atteggiamenti più politici che sindacali.

«Cofferati è il più sindacalista fra tutti i sindacalisti che io ho conosciuto. Probabilmente, in quest’ultima fase lui è diventato, per parecchi motivi, punto di riferimento, anche politico, per molti».

    • A sinistra Ds e Margherita non vogliono rompere con Cisl e Uil. Questo le crea più imbarazzo o irritazione?

«Irritazione e imbarazzo mi sembrano parole che non debbano essere usate. Il problema non è se è giusto oppure no sostenere questo o quel sindacato, ma chiedere a ognuno di avere una linea coerente, che significa esprimere esattamente il proprio pensiero, non cambiare opinione, non essere ondivaghi».

    • Molti si augurano che lei, come ex socialista, riesca a far uscire la Cgil dall’arroccamento in cui Cofferati ha spinto l’organizzazione. È possibile?

«Quando si insedia un nuovo segretario sono tutti prodighi di consigli e auspici. È abbastanza normale. Io preferisco chiarire l’idea dell’arroccamento. La Cgil è effettivamente isolata se viene confrontata con il numero delle organizzazioni che stanno trattando con il Governo e che probabilmente firmeranno l’accordo. Ma non è assolutamente isolata nel rapporto con le persone. Se io immaginassi di dividere il campo della rappresentanza sociale in due aree, in una troverei tutti gli altri e nella seconda la Cgil. Siamo isolati, ma rappresentiamo la metà del campo. La stragrande maggioranza del mondo del lavoro e dei giovani è con noi. Sarebbe più corretto parlare di affollamento invece che di isolamento. Il ruolo della Cgil cresce, e che sia così lo dimostra il fatto che siano in molti a preoccuparsi».

                Silvano Guidi

   
  



I NUMERI DELLA CGIL

La fondazione della Cgil risale al 1906.

Iscritti 5.349.369: 2.370.715 lavoratori, 2.945.852 pensionati, 32.802 disoccupati (dati 2001).

La struttura organizzativa comprende la Segreteria confederale, 15 Federazioni di categoria (la più forte è la Fiom, con 367.938 iscritti) e 134 Camere del lavoro.

I segretari dal dopoguerra Giuseppe Di Vittorio (1945-1957) Agostino Novella (1957-1970) Luciano Lama (1970-1986) Antonio Pizzinato (1986-1989) Bruno Trentin (1989-1994) Sergio Cofferati (1994-2002)

    

LA CGIL NELLA BUFERA, SERGIO LASCERÀ A SETTEMBRE

Se ne sarebbe dovuto andare l’8 luglio. Ed era già l’uscita di scena più traumatica, più ricca di suspense, illazioni, voci e congetture che il mondo politico-sindacale avesse mai conosciuto in Italia.

In un clima di torbide manovre intorno all’assassinio di Marco Biagi, di frattura sindacale con Cisl e Uil, di rapporti freddi con Margherita e Ds, di querele annunciate per i ministri Maroni e Alemanno e di "sconto zero" per le azioni di Governo e Confindustria, il Cinese si apprestava a un disintossicante periodo di ferie estive, per essere pronto a tornare in piena attività in autunno.

Già. A fare che cosa?, si domandavano tutti. «Riprenderò a lavorare alla Pirelli dal prossimo 1° ottobre», ripeteva come un disco incantato il Sergio di Sesto Cremonese. Peccato, però, che il vecchio stabilimento per la produzione dei cavi alla Bicocca, dal quale era uscito in aspettativa, il 1° marzo del ’77, non esista più. Come pure scomparsa è la sua funzione di misuratore di tempi e metodi. «Sarebbe un capace dirigente d’impresa», fanno notare da più parti, con una sottolineatura maliziosa, non si sa quanto destinata a creare imbarazzo a Tronchetti Provera e quanto allo stesso Cofferati, che si vedrebbe gerarchicamente allontanare dalla sua base operaia.

E invece è arrivato il colpo di scena: Sergio Cofferati manterrà l’incarico di segretario generale della Cgil fino al 21 settembre, rinviando le programmate dimissioni. Quanto ai suoi programmi futuri, circolano varie ipotesi.

Sicuramente il leader della Cgil occuperà la poltrona di presidente della "Fondazione Di Vittorio", chiamata a nuova vitalità come laboratorio di idee e proposte concrete, per ricreare quella spinta propulsiva che è venuta meno agli attuali partiti della sinistra. Tutta da verificare è invece la possibilità che vada a sedere su un’altra poltrona prestigiosa: quella del Consiglio d’amministrazione della Scala di Milano.

E mentre la ridda dei pettegolezzi sulla futura sistemazione formale di Cofferati lascia un po’ il tempo che trova, gli esperti di questioni sindacali si concentrano soprattutto sui comportamenti più recenti del "segretario in uscita", giudicati quantomeno inusuali se non addirittura inopportuni, per avere lo stesso Cofferati ipotecato un lunghissimo calendario di azioni "pesanti".

È come se il Cinese avesse pensato di affidare alla sua Cgil un corposo elenco di compiti per le vacanze: un nuovo sciopero generale in autunno; la raccolta di almeno 5 milioni di firme contro le proposte del Governo in materia di lavoro; il ricorso alla Corte costituzionale per bloccare l’intesa sull’articolo 18.

Non c’è dubbio che Cofferati rappresenti in questo momento la personalità più carismatica in grado di mobilitare tutta l’opposizione sociale al Centrodestra e che l’anima più radicale della sinistra Ds vagheggi di affidargli la guida del partito. Contro questo progetto si compattano le frange riformiste, i vari Letta, Treu, Amato, Rutelli, Fassino e D’Alema; tutti consapevoli che l’ultima sconfitta elettorale dell’Ulivo è in parte anche responsabilità dei veti cofferatiani che hanno impedito di portare avanti il processo di modernizzazione sociale ed economica del Paese.

Tutti questi ragionamenti vengono ora accantonati e lasciano spazio alle prossime mosse del Cinese chiamato a difendere l’onore suo e quello della più potente organizzazione sindacale italiana.

s.g.