Intervista a Cipolletta: la sfida per l’Italia resta la flessibilità

03/05/2001

Corriere della Sera

Giovedì 3 Maggio 2001








Il presidente della Marzotto: non siamo più all’anno zero ma bisogna accelerare

Cipolletta: la sfida per l’Italia resta la flessibilità


«Dello scontro tra sindacati e Confindustria si è fatta una drammatizzazione eccessiva»

      ROMA – «Ci siamo forse dimenticati dell’accordo sulla scala mobile e di quello sulla riforma delle pensioni?». Forte della sua esperienza di direttore generale della Confindustria, incarico ricoperto per oltre un decennio, Innocenzo Cipolletta, che oggi guida il gruppo tessile Marzotto, invita a «sdrammatizzare» la frattura apertasi tra la Cgil e l’organizzazione degli imprenditori sui contratti a termine. «Non è una novità, intese separate si sono avute anche in passato», spiega: dunque tutti dovrebbero abbassare un po’ i toni della polemica. Se si entra nel merito della questione, Cipolletta peraltro non ha dubbi e avverte: «Sebbene nel campo della flessibilità l’Italia non sia più all’anno zero, l’imperativo resta andare avanti».
      Ma lo scontro tra Cgil e Confindustria sui contratti a termine non mette a repentaglio la politica di concertazione ? E questo non rappresenta un pericolo per l’economia?
      «Di questo scontro, a mio parere, si è fatta una drammatizzazione eccessiva. Nell’84, per esempio, la Cgil si schierò contro l’intesa sulle indicizzazioni. Nel ’95 fummo noi a non firmare quella sulla riforma delle pensioni varata poi dal governo di Lamberto Dini. Né in un caso, né nell’altro, è venuto giù il mondo. Del resto qui non si tratta di scrivere una legge…».

      Che infatti spetta al governo..
      .
      «Esatto. Le parti adesso devono semplicemente trovare un punto d’incontro su un avviso da girare appunto al governo. Certo, più vasto è il consenso e meglio è, ma se non tutti arrivano alle stesse conclusioni non mi pare il caso di stracciarsi le vesti».

      La Confindustria insiste sulle misure per la flessibilità, ma il governatore Antonio Fazio ha ricordato proprio in questi giorni che molto è stato fatto in questo campo e gli effetti si vedono. L’occupazione nel 2000 è cresciuta come ai tempi del boom e questo grazie soprattutto alle misure di flessibilità adottate, dal part time ai contratti a termine.

      «Fazio ha ragione. Ma le sue parole non dovrebbero essere usate per frenare ulteriori progressi che sono necessari. Per carità, non siamo più in una situazione di emergenza come qualche anno fa. Sarebbe sbagliato, però, fermarsi proprio adesso».

      Che cosa si dovrebbe fare?

      «Quello che chiede la direttiva della Commissione europea in materia».

      Vale a dire?

      «Raggiungere il massimo di flessibilità possibile, liberalizzare l’accesso al mercato del lavoro in modo da far crescere l’occupazione. Naturalmente occorre salvaguardare alcune garanzie che sono necessarie. Se si accetta questo, non si può essere d’accordo però con la Cgil».

      Perché?

      «La Cgil vuole far passare un principio dirigistico, quello per cui tutto è vietato tranne ciò che è permesso. Vuole contrattualizzare la flessibilità. L’economia ha bisogno invece dell’esatto contrario. Bisogna rovesciare il principio, fare in modo che tutto sia permesso, tranne ciò che è vietato.
Marco Cecchini


Economia