“Intervista” A.Caporale (Federagenti): Giù le mani dal patrimonio Enasarco

27/01/2005


            giovedì 27 gennaio 2005
            pagina 39


            Giù le mani dal patrimonio Enasarco
             
            La posizione del presidente di Federagenti, Antonio Caporale, sul conferimento degli immobili.
            È necessaria una svolta democratica nella gestione dell’ente
             


            Vincenzo Lucarelli
            La fondazione Enasarco, l’ente che gestisce i contributi che costituiscono la base della pensione integrativa obbligatoria degli agenti e rappresentanti di commercio, sta procedendo a individuare uno o più fondi cui conferire il proprio patrimonio immobiliare (circa 18 mila unità immobiliari, abitative e non) per la gestione e l’eventuale dismissione.

            ItaliaOggi aveva già trattato l’argomento con il presidente della fondazione, Donato Porreca, nell’intervista pubblicata il 18 novembre dell’anno scorso, laddove era stato tracciato il programma dei lavori del consiglio di amministrazione.

            La questione non è di poco conto, sia per gli interessi che ruotano intorno a un ´affare’ da circa 3 miliardi e mezzo di euro (7 mila miliardi delle vecchie lire), sia per il numero di famiglie ´colpite’ dalle vendite e dalla nuova gestione degli immobili, sia per il timore dei 350 mila iscritti all’Enasarco che l’operazione possa tramutarsi in un flop per le casse della fondazione e, quindi, del proprio futuro pensionistico e contributivo.

            Particolarmente preoccupata e perplessa al riguardo si è mostrata, da subito, la Federagenti, organizzazione maggiormente rappresentativa della categoria degli agenti e rappresentanti aderente alla Cisal, al cui presidente, Antonio Caporale, abbiamo chiesto alcuni chiarimenti.

            Domanda. Cosa ne pensa la Federagenti del conferimento del patrimonio immobiliare a fondi esterni?

            Risposta. Il comitato direttivo della nostra associazione ha manifestato la propria contrarietà all’affidamento della gestione del patrimonio immobiliare a società esterne o alla costituzione di fondi il cui vero obiettivo appare la dismissione di una parte cospicua del patrimonio immobiliare. Riteniamo che, prima di puntare alle dismissioni, vada effettuato un tentativo organico e serio di incrementare la redditività attraverso un programma di collocazione delle unità immobiliari di maggior pregio e di quelle a uso commerciale diversificando i canoni di locazione per tipologia di immobili. Inoltre, va avviato il recupero dell’ingente morosità e messo a punto un programma di interventi manutentivi che aumenti il valore commerciale degli immobili.

            D. Chi è favorevole all’operazione sostiene che la gestione esterna garantirebbe un rendimento elevato che, altrimenti, non potrebbe essere conseguito.

            R. Questa impostazione non è condivisibile perché, comunque, il reddito conseguito dagli immobili di minore pregio va contrattato, in città ad alta densità abitativa, con le associazioni degli inquilini e, quindi, potrà subire soltanto aumenti concordati (con o senza il ricorso alla gestione esterna). La tesi, poi, è smentita dai fatti, perché la gestione degli immobili siti a Milano, Perugia e altre città è già affidata a società esterne e non dà affatto buoni risultati. Ciò, per limitarci all’edilizia abitativa. Perché diverso discorso è a farsi, come detto, per gli uffici e i locali commerciali e per l’edilizia residenziale di maggiore pregio, dove lo scarso rendimento è imputabile esclusivamente a una scelta degli amministratori che non hanno voluto destinare risorse per favorire e incentivare la locazione di questi immobili, trascurando la potenzialità che il mercato immobiliare offriva e offre tuttora. Per tutti valga l’esempio, che ci lascia perplessi e indignati, degli immobili di via C. Colombo che, dopo il trasloco degli uffici dell’Enasarco, sono, da oltre due anni, completamente sfitti, nonostante avrebbero potuto garantire un reddito annuo di circa 500 mila di euro.

            D. Quindi, presidente, è una scelta che la Federagenti non si sente di condividere?

            R. No, non la condividiamo perché non siamo affatto convinti che la fondazione abbia utilizzato e utilizzi in pieno le proprie risorse di mezzi e di personale per ottimizzare il rendimento del patrimonio e conservarlo in buono stato manutentivo. Ciò ci preoccupa, perché questi due aspetti negativi riducono fortemente la possibilità di contrattare al meglio l’operazione che si vorrebbe concludere.

            D. Cosa intende fare la Federagenti?

            R. Per quanto ci sarà possibile cercheremo di contrastare la definizione della questione e, comunque, intendiamo vigilare perché vengano quantomeno rispettate quelle procedure di trasparenza e di chiarezza che devono caratterizzare l’operato di un ente che, pur privatizzato, svolge comunque una funzione di pubblico servizio. Noi non dimentichiamo, e speriamo che non lo dimentichino gli attori di questa partita, che proprio questo patrimonio immobiliare, così disprezzato da chi dovrebbe curarne al meglio la cessione, è stato il salvadanaio che, grazie al boom immobiliare, ha assicurato e assicura all’Enasarco la solvibilità indispensabile per poter effettuare la privatizzazione e pagare le pensioni. Tutti gli altri tipi di investimento hanno nel lungo periodo avuto un rendimento inferiore, per cui oggi stigmatizzare la preferenza accordata nel passato all’investimento immobiliare appare fuori luogo, per non dire sospetto. Se si vuole misurare la redditività degli immobili occorre sommare agli affitti delle locazioni la costante e forte rivalutazione che gli immobili conseguono con il tempo. Basta esaminare gli studi degli specialisti del settore per rendersene conto.

            D. Cosa credete succederà?

            R. Noi solleciteremo le forze politiche, le istituzioni e le altre associazioni di categoria a svolgere il ruolo di garanzia che loro compete, auspicando che alla fine della fiera gli agenti e i rappresentanti di commercio non debbano mettere ancora una volta mano al portafoglio, come è avvenuto di recente con la modifica del regolamento previdenziale Enasarco che si può così sintetizzare: maggiori versamenti per contributi, pensioni più basse e percepite molto più tardi. Questo la Federagenti vuole evitare ed è l’obiettivo per cui ci batteremo con tutte le nostre forze.

            D. Il presidente Porreca ha affermato che tutte le scelte degli amministratori in ordine alla gestione della fondazione sono state condivise dalle parti sociali presenti in Enasarco. Ciò vuol dire che solo voi non siete d’accordo?

            R. Non è proprio così. Non tutti i provvedimenti sono stati adottati all’unanimità e non tutte le associazioni maggiormente rappresentative sono presenti nel cda. Ma il vero problema è un altro. La Federagenti ritiene che le scelte adottate dal cda Enasarco, dopo la privatizzazione del 1996, siano viziate perché gli amministratori che le hanno compiute non sono stati eletti direttamente dalla categoria, ma attraverso un meccanismo che non dà il giusto peso alla rappresentatività.

            D. Potrebbero sussistere gli estremi per un ricorso all’Authority per la concorrenza?

            R. Ha centrato il problema, ma per evitare questi papocchi basterebbe una modifica dello statuto dell’Enasarco che apra alle elezioni dirette da parte della categoria, restituendo dignità e indipendenza alla figura degli amministratori che oggi devono rispondere esclusivamente a chi li ha designati, pena, come è già successo, l’immediata sostituzione.

            D. Presidente Caporale, mi tolga l’ultima curiosità: se l’Enasarco è soggetto ai controlli del collegio sindacale, dei ministeri vigilanti e della Corte dei conti, non potete richiedere il loro intervento?

            R. L’abbiamo fatto e lo faremo ancora, se necessario. Ma le dico, con estrema franchezza, che il ruolo di censori non ci appassiona, né ci interessa scrivere libri bianchi, ma piuttosto modificare le regole dello statuto della fondazione in senso democratico e partecipativo. Esigenza pienamente condivisa dalla categoria, come sta emergendo con chiarezza dallo scrutinio dei risultati del referendum da noi promosso su questo argomento ai 350 mila colleghi iscritti all’Enasarco. Solo questa operazione di trasparenza potrà evitare che, tanto per portare un esempio, provvedimenti di ordinaria amministrazione, quali i criteri e le modalità di assunzione o di licenziamento dei dirigenti, possano essere letti in una logica di appartenenza, piuttosto che in un’ottica di efficienza/efficacia.