Intervista a Brunetta: basta vecchi riti, Cisl e Uil sono d’accordo

27/04/2001
La Stampa web


Venerdì 27 Aprile 2001

RINNOVI, REGOLE E L’ACCORDO DI SAN VALENTINO
Brunetta: basta vecchi riti
Cisl e Uil sono d’accordo

IL dialogo sociale va benissimo. Ma il prossimo governo, nei primi 100 giorni dovrà far di tutto per lanciare l’economia, e non si può pensare al solito rito concertativo, in cui dentro c’è tutto e il contrario di tutto. Il governo avrà il diritto-dovere di trovare il massimo del consenso, e poi di decidere. Come si fece nell’84 con San Valentino». Dell’accordo di San Valentino sulla scala mobile, firmato dal governo Craxi contro i comunisti Cgil, Renato Brunetta fu uno degli artefici. Oggi è responsabile programma di Forza Italia, e presiede il centro studi «Free», cui collaborano molti personaggi della Casa delle Libertà.

Brunetta, che ne pensa dell’iniziativa del governo sui contratti?
«Secondo me quella di Amato e Salvi è un’iniziativa invasiva e inutile. Si chiedano piuttosto perché le parti sociali faticano a rinnovare i contratti: perché il sistema è bloccato su due livelli, col prevalere della contrattazione nazionale centralizzata. Con la moneta unica pensare a un unico valore di incremento salariale in realtà territoriali e produttive molto diverse è un errore. Un danno per la competitività del sistema produttivo, ma anche per i lavoratori delle realtà più sviluppate, che si devono accontentare di salari più bassi».
Una tra le proposte di «Free» che più fanno discutere è quella sui licenziamenti. Cofferati le considera «pericolose».
«Cofferati si sbaglia, e sbaglia anche a demonizzare "Free". Nel nostro manifesto c’è una proposta di revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ispirata a una delibera Cnel del 1985 votata anche dalla Cgil. E che oggi è largamente condivisa da Cisl e da Uil».
Davvero?
«Certo. Ampiamente condivisa, e non dico di più. L’articolo 18 è un totem, un simbolo su cui si fanno battaglie inutili. In Italia si fanno dalle 3.000 alle 5.000 cause l’anno, che durano sei-sette anni, penalizzando sia l’impresa che chi è stato ingiustamente licenziato. Sulla carta è un grande baluardo, nei fatti non serve a niente e a nessuno. Noi di "Free" proponiamo di passare all’arbitrato e alla conciliazione nei casi di controversie sui licenziamenti ritenuti illegittimi, con forme di monetizzazione del licenziamento a favore del lavoratore, e mantenendo il reintegro nel luogo di lavoro solo nei casi di licenziamento discriminatorio».
La Cgil dice che la norma vigente però riequilibra lo strapotere del datore di lavoro. E sostiene che i milioni di «no» a un quesito refendario analogo chiude il discorso…
«Non è vero: c’è stato solo un referendum che non ha raggiunto il quorum. Questo benedetto articolo 18 tutela davvero i lavoratori? Io dico di no. Può essere considerato un alibi per le imprese, che temendo di non poter licenziare assumono meno di quanto potrebbero? Io penso di sì. Facciamo invece funzionare meglio il mercato del lavoro, riformando gli ammortizzatori sociali, la formazione professionale, il welfare; con la flessibilità dei contratti e il federalismo salariale».
E cosa ne pensa dei «contratti individuali» di cui parla il programma della Cdl?
«Free è per la valorizzazione della contrattazione collettiva e del contratto "erga omnes". C’è una contrattazione individuale, senza regole, in forme dirette o camuffate, come le collaborazioni. I contratti collettivi dovranno prevedere spazi e forme di contrattazione individuale, riservati però alle fasce più forti».
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