“Intervista” A.Brambilla: «Lontana l’armonizzazione fiscale sulla previdenza»

27/07/2005
    mercoledì 27 luglio 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 13

        Intervista / Alberto Brambilla

        «Lontana l’armonizzazione fiscale sulla previdenza, bisogna svegliarsi»

        MILANO • Per la previdenza complementare europea una vera "armonizzazione" fiscale è lontana. Ne è convinto Alberto Brambilla, sottosegretario al Welfare, che ha risposto ad alcuni quesiti sullo schema di decreto legislativo varato il 1° luglio dal Governo e in attesa di un pesante restyling dopo i rilievi delle parti sociali.

        Nel testo unico non si parla di adeguamento alla direttiva comunitaria sui fondi pensione ( la 2003/ 41/ CE del 3 giugno 2003). Non si rischia la procedura d’infrazione?

          L’Europa deve darsi una svegliata: la vera portabilità si ottiene solo con la contribuzione definita e non con le prestazioni definite. Bruxelles non ha introdotto la contribuzione definita, come invece previsto dal primo Libro Verde, semplicemente perché i fondi francesi e tedeschi sono a prestazione definita e non hanno consentito nemmeno l’uscita della direttiva. Però è chiaro che non si può concedere a un lavoratore lo sgravio fiscale italiano quando poi questi usufruisce delle prestazioni, pagando le relative tasse, altrove. Quello che si rischiano sono forme di elusione infraterritoriale: è quindi l’Ue che è inadempiente, non noi.

          Se il lavoratore aderisce espressamente a un fondo, chiedendo il conferimento del Tfr, può scegliere un fondo individuale di previdenza o deve per forza aderire a un fondo complementare?

            Sarà possibile il conferimento a una qualsiasi delle forme pensionistiche complementari: il fondo di categoria, quello regionale dove esiste, un fondo aperto o anche una forma pensionistica costruita attraverso un contratto di assicurazione. Quest’ultima però, nelle norme che stiamo mettendo a punto come ministero del Welfare da dare alla Covip, dovrà soddisfare una serie di requisiti: il regolamento, il foglio informativo e soprattutto il modulo di conferimento, che sarà uguale per tutte le forme le pensionistiche e avrà evidenziati i costi del sottoscrittore.

            Sarà possibile trasferire nei fondi solo una parte del Tfr?

              Ci sono tre possibili situazioni: chi è stato assunto dopo il 1993 se opta per il conferimento dovrà versare l’intero Tfr, chi è stato assunto entro il 1993 dovrà conferirne almeno il 50%. Chi invece è stato assunto dopo il 1993 ed è già iscritto a fondi negoziali nella misura definita dai regolamenti ha sei mesi di tempo per decidere se confermare la scelta fatta a suo tempo o se conferire tutto il Tfr, che però dovrà andare solo e soltanto al fondo al quale è già iscritto.

              Nell’articolo 8 comma 12 dello schema di decreto si legge che «non è consentito contribuire contemporaneamente a più di una forma pensionistica complementare».

                In questo modo la contabilità fiscale è molto semplificata. Si tratta di una scelta che non considero definitiva: bisognerà vedere come si sviluppa il mondo dei fondi pensione, qual è il contributo medio. Per ora si tratta di somme modeste, in media pari a 800 euro annui per i lavoratori dipendenti e a 1.200 per gli autonomi. Tra l’altro adesso è possibile versare a più linee di investimento, quindi diversificare il rischio. La norma però parla di «contribuzione» a un solo fondo per volta: io posso avere un fondo, lo alimento per 5 anni, poi decido di cambiare mestiere, non faccio il trasferimento di quelle risorse e accendo un altro fondo. Un soggetto può quindi avere, come nella previdenza obbligatoria, due o tre gestioni che alla fine riunificherà. Naturalmente lo stesso soggetto può trasferire subito le risorse dal vecchio al nuovo fondo, se vuole.

                L’articolo 19 comma 1 dello schema di decreto dice che i fondi devono essere iscritti nell’apposito albo Covip a eccezione « delle forme istituite all’interno di enti pubblici, anche economici, che esercitano i controlli in materia di tutela del risparmio, in materia valutaria o assicurativa » . Questo significa che Bankitalia, per esempio, non sarà sottoposta a vigilanza?

                  La Covip, essendo un’authority, esercita le sue funzioni di controllo su tutti a esclusione delle autorità di vigilanza, quindi i fondi della Banca d’Italia o dell’Ufficio italiano cambi.

                  Su questi chi vigila?

                    Si dà per scontato che ci siano forme di autovigilanza, un po’ come avviene nella previdenza obbligatoria di base dei dipendenti degli organi costituzionali (Camera, Senato, presidenza della Repubblica). Questi hanno un fondo pensione, ma a ordinamento interno, quindi si suppone che essendo le massime autorità dello Stato si autovigilino. «Bruxelles non ha introdotto la contribuzione definita per il no dei francesi e dei tedeschi»