Intervista a Billè: l’accordo sui contratti dopo il voto

29/04/2001

Il Sole 24 ORE.com


    Secondo il presidente di Confcommercio l’esito della trattativa «rischia di diventare un cartellone elettorale»

    Billè: l’accordo sui contratti dopo il voto
    Lina Palmerini
    ROMA Una trattativa inzuppata nella campagna elettorale. Per questa ragione – spiega Sergio Billè – la Confcommercio si è tirata fuori. «Non vogliamo che il tavolo del contratto a termine e un suo eventuale esito, diventino un cartellone elettorale per l’uno o l’altro schieramento politico». Bsta aspettare i risultati del voto e l’insediamento del prossimo Governo, perchè la trattativa torni nel suo ambito naturale e le parti ritrovino compatezza e il giusto ruolo di negoziatori.

    Perchè la decisione di lasciare il tavolo?

    Noi abbiamo posto un problema di metodo. Torno a chiarirlo perchè c’è ancora chi non lo ha capito, o peggio, non vuole capire. Un confronto tra le parti sociali non deve essere condizionato da fattori esterni.

    Quali?

    La partita dei contratti a termine è centrale nelle relazioni sindacali. Oggi le flessibilità a disposizione sono del tutto insufficienti e questa carenza rischia di bloccare la nostra economia. Per questo insisto nel dire che la trattativa non può svolgersi nel pieno di una campagna elettorale. Non si può essere ciechi o sordi: manovre trasversali di vario genere hanno trasformato la partita sui contratti in qualcosa di diverso. Gli esiti di questo confronto non possono diventare un cartellone elettorale dell’uno o dell’altro schieramento politico.

    Ma anche le parti sociali hanno dato spazio a letture politiche della trattativa…

    Ci sono stati degli errori, il rpimo è stato della Cgil che si è tirata fuori dal confronto ponendo pregiudiziali inaccetabili per contenuto e metodo. E se poi Cisl e Uil hanno ragioni di supremazia o ragioni politiche perchè dobbiamo accodarci. Prima risolvano i problemi tra loro e poi vengano al tavolo: noi non vogliamo abboccare ad alcuna strumentalizzazione. Non vogliamo partecipare a questo gioco e accettare che le parti politiche soffino su questo confronto.

    Ci sono state ingerenze politiche?

    Ci sono state manovre e diktat per portare questa trattativa a chiusura o a non chiusura trascinando tutto il confronto fuori dal suo alveo naturale. Mi chiedo, perchè dobbiamo chiudere prima della scadenza elettorale?

    Perchè scavallare il voto serve a un tavolo negoziale?

    Noi crediamo nella totale autonomia delle parti sociali dalla politica ma in questo clima diventa impossibile. Innanzitutto è indispensabile arrivare a un’intesa comune e riteniamo che ancora non siano stati fatti tutti gli sforzi necessari. Poi, la scadenza che qualcuno vuole imporre alla trattativa mi sembra del tutto pretestuosa. Inoltre, come qualcuno aveva previsto, questi ultimi giorni di campagna elettorale si stanno tingendo di tinte fosche con segnali di stampo terroristico e surriscaldamento del clima elettorale. È bene far passare questo momento per restituire un clima di maggiore equilibrio.

    È davvero convinto che dopo il voto le parti trovino un’intesa?

    Ora, siamo solo all’inizio del secondo tempo, fino a quando non arriviamo in zona Cesarini io sono per giocarmi la partita e per cercare di metterci tutto intorno al tavolo. Credo però che solo quando il confronto si libererà di tutte le pregiudiziali esterne, come d’incanto, ci metteremo tutti d’accordo.

    Grazie al nuovo tandem Cofferati-Billè?

    Guardi non ho più visto né sentito Cofferati dall’ultima cena che ho avuto con lui e di cui hanno parlato i giornali. Ora mi sto occupando di un’altra convocazione.

    Quella del Governo per monitorare i rinnovi dei contratti?

    La ritengo una caduta di stile del premier, Giuliano Amato, persona di cui ho la massima stima. Noi siamo a disposizione ma quella del Governo mi sembra una curiosità più politica che verso le relazioni sindacali. Non può dire di convocarci il 2 maggio per monitorare l’andamento dei contratti a tutela dei salari dei lavoratori perchè allora andrebbero convocati anche quelli che hanno contribuito a far perdere potere d’acquisto applicando tariffe fuori ogni regola.
    Lina Palmerini
    Domenica 29 Aprile 2001

 
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