Intervista a Billè: “La Cgil rientri in campo nella partita sui contratti”

16/06/2001

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"La Cgil rientri in campo
nella partita sui contratti"

Sergio Billè, presidente della Confcommercio: sgravi anche per il terziario

VITTORIA SIVO


Roma – «Al nuovo governo un consiglio mi sentirei di darlo: "Non agitare prima dell’uso", sì, proprio il contrario di quanto sta scritto sulla bottiglia dello shampoo». Il primo timore di Sergio Billè, presidente della Confcommercio, è che l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi abbia un avvio, per così dire, baldanzoso.
Per ora, tra gli appelli di Berlusconi alla coesione sociale e le rassicurazioni ai sindacati del neoministro del Lavoro, Roberto Maroni, sulle pensioni, sembra piuttosto prevalere la linea morbida.
«In alcuni ministri vedo una voglia di comunicazione eccessiva, prima ancora di ottenere la fiducia; c’è chi parla di rivedere la legge sull’aborto, chi di reintrodurre le centrali nucleari. Sarebbe bene che il calcio d’inizio lo dia Berlusconi».
Magari sarà un calcio di inizio poco gradevole, se è vero che il nuovo governo si è trovato di fronte ad un disavanzo pubblico vicino ai 30 mila miliardi. Con relative voci di possibili manovre aggiuntive.
«Sull’esistenza di un consistente buco nei conti pubblici mi meraviglio che qualcuno si meravigli. Il governatore della Banca d’Italia aveva già dato segnali chiari in questa direzione. Le cause sono evidenti: minori entrate per il cattivo andamento dell’economia (capital gain, Iva), maggiori interessi sui prestiti per l’aumento dell’inflazione, ritardi nel programma di riduzione delle spese amministrative, per non parlare di una spesa sanitaria oramai fuori controllo».
Quindi le promesse di riduzione delle tasse potrebbero finire nel libro dei sogni?
«Eh no. Sarebbe molto grave. Ci sono ampi margini di recupero di risorse. Non si tratta solo di tagliare la spesa pubblica corrente. Dal nuovo governo ci aspettiamo segnali di cambiamento forte: far ripartire le opere pubbliche, procedere a privatizzazioni vere, non quelle fatte per gli amici degli amici, fare emergere il sommerso».
Un condono totale per le aziende in nero?
«Il condono da solo non serve a niente. Il problema non è portare qualche impresa a galleggiare, è abbassare il livello dell’acqua per tutte».
Apprezza una riedizione della legge Tremonti?
«Purché venga modificata. Non si può ignorare il grande fenomeno della terziarizzazione dell’economia; è qui che si crea occupazione. Quindi la detassazione degli utili reinvestiti deve riguardare tutti i beni, compreso il capitale umano».

Nella controversia sui contratti a termine lei è sempre dell’idea che o c’è anche la firma della Cgil oppure non se ne fa niente?
«Spero che il governo non si faccia prendere dalla fretta. Per recepire la direttiva europea c’è ancora tempo. Riapriamo il dialogo con calma, cercando di far rientrare la Cgil senza metterla di fronte ad autaut. Certo i no di Cofferati non possono durare in eterno. E per spoliticizzare questo problema sarebbe bene che il leader della Cgil ci dicesse se davvero vuole entrare in politica».
Anche sulle pensioni il governo deve andarci piano?
«E’ impossibile prescindere dal problema del welfare. Quindi non è pensabile che il prossimo Documento di programmazione economicofinanziaria tralasci questo capitolo».
Già, ma è il capitolodinamite su cui nel ’94 il primo governo Berlusconi è saltato. I sindacati su questo fanno muro.
«Vogliamo perpetuare una società di padri pensionati che mantengono i figli disoccupati? E’ questo che vogliono i sindacati? La famosa verifica sui conti previdenziali è prevista per quest’anno. E’ arrivato il momento di farla».
Presidente Billè come vanno i suoi rapporti con la Confindustria?
«Ammetto che ci sono stati momenti migliori di questo. E’ inutile continuare a scontraci sui contratti a termine, quello che dovevamo dirci ce lo siamo già detto. Io dico che il tempo della crociate è finito. Per tutte e due le parti. E comunque sono convinto l’Italia non ha bisogno di Thatcherini: qui da noi non funzionano».