Intervista a Billè: “il Cavaliere non seguirà la linea anti-Cgil

20/03/2001

Corriere della Sera




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Billè: il Cavaliere non seguirà la linea anti-Cgil proposta da D’Amato
      ROMA – Polo e Confindustria hanno gli stessi programmi? «No, questa è la balla più grossa». Antonio D’Amato accusa la Cgil di mettere veti? «Sarà, ma non si può prendere il sindacato a colpi di maglio». Il leader degli industriali s’ispira alla signora Thatcher? «E allora non andrà da nessuna parte». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, è forse ancora più scontento di Sergio Cofferati per come sono andate le cose al convegno dei piccoli imprenditori di Parma. «Mi pare che si stiano raccontando un sacco di balle».
      La più grossa?
      «Che Berlusconi e Confindustria abbiano le stesse idee su come far marciare un’impresa, produrre profitti e nuovi posti di lavoro…»
      Veramente questo lo ha detto proprio Berlusconi a Parma…
      «Ha usato certe parole per entrare in contatto con una platea di imprenditori, ha usato insomma la tecnica della "captatio benevolentiae", insomma ha cercato di accattivarsi la platea».
      Per un’ora e mezzo di discorso?
      «Insomma, guardiamo ai fatti. In questi anni, come imprenditore, Berlusconi ha tirato su un’impresa enorme e lo ha fatto con le attuali regole, con i paletti dello Statuto dei lavoratori, trattando con il sindacato e risolvendo con loro, anche con elasticità, tutti i problemi. Non mi sembra che altre grandi aziende abbiano saputo fare altrettanto».
      Quindi?
      «Si può dire che Berlusconi è stato spesso in conflitto con la magistratura, ma mai con il sindacato. Vuole fare una scommessa? Se andrà a Palazzo Chigi il leader di Forza Italia farà di tutto per far tornare al tavolo della concertazione anche la Cgil».
      Più che una scommessa forse è più utile un’equazione. Di lei si dice che è candidato a fare il ministro del Polo. Da mesi Polo e Confindustria sono oggettivamente sempre più vicini. E ora lei attacca D’Amato. C’è qualcosa che non torna…
      «Se mi permette è un’equazione impropria. Non vede che mestiere faccio? Ognuno ha diritto a dare un contributo. E’ un diritto che rivendico per me e, naturalmente anche per D’Amato».
      E per Cofferati…
      «Ma certo. Tutto si può dire della Cgil, ma non che rappresenti lavoratori virtuali. Anzi, più si tratta Cofferati come il capo di un sindacato virtuale, più si rischia di aumentare il suo potere contrattuale. Del resto voglio vedere che cosa potrà accadere alle grandi imprese, e in primo luogo alla Fiat, quando verranno annunciati programmi di ristrutturazione nei quali potrebbero essere coinvolti migliaia di dipendenti. O anche prima, quando si cercherà di chiudere al ribasso, e quindi con scarse ricadute sui consumi, i contratti dei metalmeccanici e dei chimici. Con chi si fanno questi negoziati, con chi si riforma il pubblico impiego, con chi s’interviene sulle pensioni, se non con il sindacato?»
      La concertazione è centrale, quindi. Sembra di sentire D’Antoni. Non è che si sta spostando verso il movimento dell’ex sindacalista? Si dice che anche a lei piacerebbe fare il presidente della Regione Siciliana?
      «Anche questa è una lettura impropria. Non seguirò D’Antoni, non voglio fare il presidente della Regione. Sono solo preoccupato di una cosa: il nostro sistema politico si può riformare finché si vuole, ma continuerà a basarsi sul principio che per ottenere qualcosa da qualcuno bisogna concedergliene qualche altra».
      D’Amato obietterebbe: io sono favorevole alla trattativa, ma è Cofferati che blocca tutto, mettendo veti su un tema come la flessibilità. La sua risposta?
      « Io dico a D’Amato che prendere l’avversario a colpi di maglio o dargli dei pugni prima di salire sul ring è un gesto non solo sbagliato, ma anche improduttivo. Impresa e sindacato salgano sul ring e si affrontino con round regolari e non truccati. Ne guadagnerà tutta la nostra economia».
      In questo schema il ruolo del governo è cruciale. Meglio Berlusconi o Rutelli a Palazzo Chigi?
      «Non mi dispiacerebbe vedere Berlusconi alla prova, perché la sinistra ha governato cinque anni e non ha fatto un granché. E siccome i suoi uomini sono più o meno gli stessi…»
Giuseppe Sarcina


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