Intervista a Billè: il Cavaliere ignori Confindustria, si troverebbe la gente in piazza

27/05/2001

Corriere della Sera



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L’INTERVISTA / Il numero uno di Confcommercio polemizza con D’Amato e auspica che Berlusconi riavvii la concertazione

Billè: il Cavaliere ignori Confindustria, si troverebbe la gente in piazza


«Sui contratti a termine noi del terziario vogliamo l’intesa anche con la Cgil»

      ROMA – «Questo è un Paese davvero strano. Finalmente esce dalle urne una maggioranza stabile e omogenea in grado di governare per un’intera legislatura. E che succede? Che molta gente salta sul carro del vincitore ancora prima che si muova». Per dire la sua sulle polemiche fra le parti sociali che hanno seguito le elezioni, il presidente della Confcommercio Sergio Billè ricorre al tipico paradosso italiano. Senza risparmiare le stoccate. «E hanno tutti fretta – dice – di presentarsi sui media come i più legittimi, fedeli e autorizzati interpreti del pensiero di Silvio Berlusconi». I nomi?
      «Per esempio il presidente della Confindustria Antonio D’Amato. Peccato che se c’è una persona che non ha bisogno di interpreti in tema di comunicazioni è proprio Berlusconi. Prima di sapere quale reale programma intende attuare, come intende affrontare il rapporto con i sindacati, che priorità intende mettere in cantiere, forse sarà bene ascoltare solo lui. Che è poi l’unico ad aver vinto le elezioni. Tutti quelli che oggi vogliono interpretare il suo pensiero, se si fossero presentati alle elezioni le avrebbero certamente perse. Basta pensare quello che è successo a Sergio D’Antoni».

      Ma il discorso che D’Amato ha fatto all’assemblea della Confindustria è sembrato a molti commentatori piuttosto in sintonia con il Berlusconi-pensiero…

      «Se Berlusconi andasse alle Camere a fare il discorso che D’Amato ha fatto all’assemblea della Confindustria, nel giro di 48 ore si troverebbe milioni di lavoratori in piazza. E sono convinto che non sia questo il suo obiettivo: di tutto ha bisogno adesso, meno che di un conflitto sociale».

      Crede che riuscirà a evitarlo? Dalle parti della Cgil si sentono già i tamburi di guerra.

      «Se è vero, come è stato scritto, che nel 1994 Giovanni Agnelli e il Gotha dell’industria ritirarono la fiducia a Berlusconi perché temevano che non avrebbe saputo reggere all’urto del sindacato in quel momento difficile, tutto mi fa pensare che ora farà tesoro di quella esperienza. Vuole fare una scommessa?»

      Di che genere?

      «Scommettiamo che il suo primo atto sarà quello di non recepire l’accordo sulla liberalizzazione dei contratti a termine siglato da alcune associazioni imprenditoriali con Cisl e Uil? Ma che non è stato sottoscritto né dalla Confcommercio né dalla Cgil».

      Secondo la Confindustria l’intesa è stata approvata dalla maggioranza delle imprese e dei sindacati.
      «Una grossa balla. Credo che la Cgil, piaccia o non piaccia, sia il più grande sindacato italiano e la Confcommercio è la più grande rappresentanza di impresa per numero di associati».

      Questa si è già sentita. Vuole riproporre un asse fra Confcommercio e Cgil?

      «Assolutamente no. Il fatto è che l’interesse sui contratti a termine è soprattutto nostro, visto che il 60% di questi riguarda il terziario. Per questo volevamo anche l’intesa della Cgil. Sarebbe stato importante cercare di svelenire il clima e fare l’accordo dopo le elezioni politiche. Aver voluto forzare a chiudere prima del 13 maggio è stato un errore fondamentale. E adesso vedremo».

      Vedremo che cosa?

      «Senta, abbiamo bisogno di interventi perché il clima è pesantemente cambiato. Ci sono l’aumento del petrolio, l’euro debole, l’economia che rallenta…»

      L’inflazione fa paura?

      «Fa paura. Per questo servono misure decise. Ricorda il can can che si è fatto per i rincari delle tariffe rc auto. Che fine ha fatto?»

      Chiede forse interventi per controllare prezzi e tariffe?

      «Sicuramente. In questi ultimi mesi la mancanza di una seria politica energetica ha reso più drammatico l’aumento del petrolio. Ma anche l’aumento a raffica di tariffe e tariffine ha dato un bel contributo. Il problema però è che oltre agli interventi congiunturali dobbiamo fare anche profonde riforme. Perciò abbiamo bisogno di un consenso sociale il più ampio possibile. Pensare di poter ripetere un’operazione alla Margaret Thatcher in un’atmosfera profondamente diversa dall’Inghilterra della Thatcher, è assurdo».

      Eppure proprio a Margaret Thatcher Berlusconi fa spesso riferimento.

      «Sarà. Ma mi auguro che ci sia un colpo d’ala da maestro di Berlusconi nel riavviare la concertazione. Non ha avuto esperienze sindacali se non nelle sue aziende, dove peraltro non mi risulta che la pax sindacale sia mai stata violata. E questo può essere la sua arma in più per riprendere il dialogo. E prima che cominci l’elaborazione del Dpef».

      Il segretario della Cgil Sergio Cofferati insiste perché si chiudano i contratti. Come lo giudica?

      «Ha perfettamente ragione. Sa cosa credo? Che Berlusconi interverrà anche per accelerare la firma dei contratti, un ostacolo che prima si toglie e meglio è per tutti. E a proposito di contratti e inflazione, sono davvero perplesso che con questa situazione sia possibile mantenere all’1,2% il tasso di inflazione programmata per il 2002, come ha chiesto D’Amato. Preoccupato, forse, per i possibili aumenti che gli industriali dovrebbero riconoscere con i nuovi contratti».
Sergio Rizzo


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