Intervista a Billè «Giusta la fretta di Berlusconi»

28/06/2001
La Stampa web


 




Giovedì 28 Giugno 2001

intervista
Roberto Ippolito
«Ok» da Billè
«Giusta la fretta di Berlusconi»

APPROVATO. Piace al presidente della Confcommercio Sergio Billè il pacchetto di misure per l’economia illustrato dal Presidente del consiglio: «Credo che Berlusconi abbia fatto bene a correre. Ha deciso di volare sull’acqua spendendo bene subito tutti i provvedimenti per l’economia».

Insomma apprezza il varo immediato delle misure per i primi «cento giorni»?
«E’ una novità assoluta la presentazione di un unico disegno di legge. Berlusconi vuole avere per l’estate l’approvazione di un ramo del parlamento, immagimando poi la trasformazione in decreto legge».
Perchè le valuta così bene?
«Il mare si sta surriscaldando. Al largo di Ustica sono stati avvistati i barracuda. E questi hanno nome e cognome. Sono le categorie che non vogliono il cambiamento: politici, sindacalisti, lottizzatori, vecchi e nuovi burocrati che vedono come il fumo negli occhi il cambiamento. E l’apparato pubblico non è fermo a 10 anni fa, ma a 70-80».
Per lei non è stato fatto niente negli ultimi anni?
«Passi avanti ce ne sono stati, ma deve essere imboccata strada definitiva del cambiamento dello Stato. Contrariamente a quello che dice l’ex ministro Visco, con un unico disegno di legge l’iter è accelerato senza nulla togliere al parlamento».
E cosa dice nel merito?
«Con la riedizione della legge Tremonti, la detassazione degli utili reinvestiti è estesa a tutti i settori economici ed è riconosciuta non solo per i beni materiali ma anche per la formazione professionale e l’aggiornamento. E’ un’iniezione di ottimismo: si restituisce la voglia di investire. Tuttavia c’è una questione da non trascurare».
Di cosa si tratta?
«E’ giusto spingere l’occupazione e la produzione, ma ho un dubbio amletico: i prodotti poi verranno venduti? Prima di andare a Palazzo Chigi ho letto i dati dell’Istat sul rallentamento dei consumi».
Quindi cosa serve?
«Insieme alle imprese deve ripartire il mercato. E’ inutile stimolare la politica dell’offerta se non si stimola la domanda».
Il governo non deve stare però attento ai conti dal momento che sostiene l’esistenza di un grave deficit?
«Un nuovo buco può provocare il rinvio dgeli interventi necessari. Ma ricordiamoci che l’abbassamento della pressione fiscale resta il punto dolente».
Lei ricorda pertanto la promessa di tagliare le tasse?
«Bisogna trovare il modo per ricostituire il potere d’acquisto delle famiglie dopo aver dato ossigeno alle imprese. Non è accettabile quello che dice l’amministratore delegato di Autostrade Gamberale. Lui pretende di applicare aumenti in linea con l’inflazione reale non con quella programmata. E poi si nega lo stesso diritto ai lavoratori».
Per lei le tariffe...
«Le tariffe continuano a erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Non si può prendere senza dare. Poi non è possibile avere mezzo milione di miliardi di lire all’estero. Quasi tutti i grandi gruppi industriali hanno i centri di costo in Italia e i profitti all’estero. Recuperano una parte con un provvedimento (definibile anche come un condono in vista dell’inizio della circolazione dell’euro) ci sarebbe un enorme beneficio».
Come giudica le misure per il lavoro nero?
«Non so se gli incentivi prospettati siano appetibili e se produrranno i risultati sperati».
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