“Intervista” A.Accornero: «Questa è una crisi alla rovescia»

26/01/2004


 Intervista a: Aris Accornero
sociologo del lavoro
       
 



Intervista
a cura di

fe.m.
 

domenica 25 gennaio 2004

«Questa è una crisi alla rovescia:
i lavoratori spingono il sindacato»

ROMA Aris Accornero, docente di Sociologia industriale alla «Sapienza» di Roma.
Si tende a identificare la protesta dei tranvieri con i Cobas, con il sindacalismo di base. A suo avviso è corretto?
«Mi sembra completamente sbagliato. Sia perché i Cobas non hanno condotto la vertenza e perché chi l’ha condotta, i sindacati confederali, ha sbagliato
per conto suo. Sia perché soprattutto dal primo dicembre sono state le strutture di base di Cgil, Cisl e Uil – che poi hanno fatto quel brutto contratto – a
proclamare sottobanco le azioni di lotta anche “selvagge”. I Cobas sono saltati su questo treno ex-post, cercando di trovare uno spazio che è molto ristretto, giacché è una categoria molto sindacalizzata ed egemonizzata dai sindacati confederali. Se poi consideriamo la realtà di Milano, dopo l’accordo aziendale per i Cobas è più difficile avere delle chance».
Sta dicendo che l’accordo può fermare la protesta? Ritiene risponda alle esigenze dei lavoratori?
«Non so se va incontro a sufficienza ma ha un po’ chiuso la partita per quel che riguarda il passato, dopo la sua firma non ci sono state apprezzabili proteste, anche se quell’intesa è difficilmente
riproducibile in altri capoluoghi. In ogni caso vorrei dire questi scioperi “selvaggi” tanto criticati hanno aiutato le aziende ad avere dal governo quanto non avuto nei due anni precedenti. La vertenza si è svolta con un convitato di pietra che non pagava e non metteva le aziende nelle condizioni di pagare».
Dietro le prime proteste c’erano tutti. Poi però Cgil, Cisl e Uil hanno firmato il contratto e ci sono stati altri scioperi e anche molto
partecipati. C’è una crisi di rappresentanza
del sindacalismo confederale? Se sì, sarà a vantaggio del sindacalismo di base?
«Le crisi di rappresentanza possono essere di due tipi. Si dice che una organizzazione non rappresenta più qualcuno quando questo qualcuno non segue più quella organizzazione. E nel caso dei sindacati
si parla di crisi di rappr esentanza quando indicono una lotta e i lavoratori non li seguono. Qui il caso è opposto, è una crisi di rappresentanza a rovescio:
abbiamo i lavoratori che spingono i sindacati ad andare più in là. Il secondo tipo di crisi non comporta di per sé quel declino del sindacato che si teme dal primo. Una crisi di rappresentanza in cui i lavoratori sono più avanti del sindacato può dare adito ad altri sindacati? Questa è una tesi che potrebbe far diminuire gli iscritti alle sigle confederali e aumentare le adesioni ai Cobas. Dico adesioni e non iscritti perché i Cobas notoriamente hanno una quota di deleghe molto piccola, non so neanche se cerchino molte deleghe, quindi potrebbe essere che qualcuno non rinnova la delega ai confederali però non la dà ad altre organizzazioni quali i Cobas. Ci potrebbe cioè essere una parziale desindacalizzazione dei lavoratori e non una resindacalizzazione da un’altra parte a favore dei Cobas».
Cgil, Cisl e Uil devono stare attente.
«Sì, devono riflettere. Il malessere c’era da tanto tempo, lo sapevano, fare otto scioperi tutti uguali è stato un comportamento tattico rudimentale e sbagliato. Bisognava movimentare le forme di lotta, ottenere l’attenzione della gente e schiodare il convitato di pietra dalla sua comoda posizione. Francamente è stata una vertenza gestita male che si è chiusa con un accordo che ha posto fine alla vertenza stessa, ma che non poteva soddisfare i malcontenti essenzialmente retributivi».
I Cobas rifiutano il patto del ‘93, sostengono abbia portato solo moderazione salariale. Non crede che ci sia un fondo di verità oggi che la politica dei redditi è stata disattesa e la concertazione cancellata?
«I sindacati avevano fatto bene a contrarre quell’impegno che si risolto in una consistente moderazione sindacale per molti anni; il governo ha fatto male a dire basta alla concertazione che andava rivista e non cancellata. I Cobas a me
sembrano che non c’entrino niente e che urlano o applaudono dagli spalti ma non hanno fatto assolutamente nulla. La idea della concertazione è difficile farla tramontare, è necessaria, nei primi anni ha funzionato. Poi ha ridotto la quota lavoro nel reddito. Il problema non è la lotta ai mezzi punti di inflazione programmata ed effettiva in rapporto alle retribuzioni, quel che va posto bisogna proprio dirlo ai sindacati è che la quota-lavoro nel reddito va indietro da 10-15 anni. È questa la radice della questione salariale, non la rincorsa prezzi-salari».