Intervento M. Ioli Meeting CGIL Immigrazione e Lavoro di cura 19-22 luglio 2004

Meeting CGIL
Immigrazione e Lavoro di cura
CECINA 19/22 luglio 2004

Lavoro di cura Lavoro femminile Lavoro di immigrate

Intervento di Migia Ioli, FILCAMS CGIL Nazionale

Trasformazione nella famiglia
Le trasformazioni che sono avvenute all’interno della famiglia con l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro ha creato nuovi problemi

Un tempo, a causa della più netta distinzione dei ruoli, era tutto più pianificato: gli uomini si dedicavano al lavoro retribuito, le donne alla cura dei figli e della casa (un tempo si diceva La donna è la Regina della Casa)
Ad esse, era destinato lo spazio domestico: la cura del marito, dei bambini e dei genitori anziani; il lavoro nella casa: la pulizia, l’approvvigionamento per la famiglia facendo la spesa.
Solo Le donne delle famiglie di ceto sociale alto avevano lavoratrici domestiche che convivevano con la famiglia stessa .
L’aumento vertiginoso delle famiglie single, della popolazione anziana e (calo demografico) l’elevazione dell’età media della vita che ormai supera gli 80 anni con la ovvia conseguenza dell’aumento di anziani anche non autonomi, crea modifiche profonde nella società e nella famiglia.

Oggi un sempre maggior numero di donne è impegnato al di fuori delle mura domestiche e quando la donna lavora con orari disagiati (turnista), quando la donna è capo famiglia, quando in famiglia ci sono piccini o anziani, il ricorso alla collaboratrice domestica diventa indispensabile, anche nei territori dove esiste una rete articolata di servizi educativi e sociali.

In tutti questi casi, la donna inserisce in famiglia una persona retribuita, non tanto per dividere con lei il lavoro casalingo, ma per avere un aiuto nell’assistere la persona bisognosa di aiuto producendo così una crescita della domanda di assistenza dei bambini e degli anziani, ecc.

Anche tra i-le collaboratrici familiari si produce una gerarchia nella divisione del lavoro: le colf italiane, che lavorano prevalentemente ad ore e che si occupano della materialità delle cose, pulire e stirare ad esempio, occupano il gradino più alto, le persone migranti, donne e uomini, alle quali è delegato il lavoro di assistenza e cura delle persone, occupano un livello più basso.

Il più sommerso dei lavori, quello che si svolge all’interno delle pareti domestiche, continua a ricadere molto spesso sulle spalle delle donne, limitandone le possibilità di accedere al mercato del lavoro, di restarvi con successo, di fare carriera.
L’introduzione della legge sui congedi parentali dovrebbe incentivare i padri che vogliono partecipare attivamente alla crescita dei loro bambini e gli uomini che vogliono fare la loro parte nella gestione della casa., il peso dei lavori domestici, l’accudimento di figli, anziani e malati non è solo faccenda di donne, ma deve invece essere condiviso equamente fra i membri della famiglia.

Platea
Quanti sono gli immigrati nel nostro Paese?
Non abbiamo dati certi, nel momento in cui il Ministero degli Interni ci consegnerà la situazione relativa alla regolarizzazione 2003, sarà interessante fare una analisi, sapere quante sono le donne coinvolte, il tipo di prestazione lavorativa se come colf o badanti, con la convivenza all’interno della famiglia, o con alloggio indipendente, conoscere l’età di queste lavoratrici e questo tenteremo di farlo
Per il momento dobbiamo analizzare i dati che provengono da alcune indagini.
Secondo il Comitato di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS (relazione svolta il /2/03 al Consiglio Superiore della Magistratura) se si incrociano i dati del Ministero dell’Interno, dell’INPS e dell’INAIL, i lavoratori immigrati con permesso di soggiorno sono già attualmente 1.877.180, aggiungendo i 700.000 della regolarizzazione 2003 si arriva a 2.500.000 circa di lavoratori extracomunitari, (da aggiungere poi le persone che entrano nel nostro Paese per il ricongiungimento del nucleo famigliare) .

Anche per quel che riguarda chi lavora nelle famiglie non abbiamo dati certi, si stima siano circa 1.300.000 le persone che lavorano in famiglia tra regolari e irregolari italiane-i e straniere-in
le colf e le badanti coinvolte nell’ultima regolarizzazione sono state circa 350.000 arriviamo quindi approssimativamente a questi dati : 256.539 (Inps anno 2000) + i 350.000 condono 2002 arriviamo a circa 600.000 iscritti all’INPS, senza considerare i nuovi irregolari.
Sono extracomunitari l’80% circa.
Le donne sono coloro che principalmente si occupano del lavoro domestico infatti già nel 2000 erano l’ 87% (dati INPS) del totale (83% nel 1996). A tutt’oggi non è dato ancora sapere quante sono ma sicuramente superiamo la percentuale dell’87% .
La ripartizione territoriale nell’utilizzo degli immigrati nel lavoro domestico è disuguale: il 46% è occupato nell’Italia settentrionale, il 32,5% in quella centrale e il 21,5% in quella meridionale/isole.

E’ Interessante anche Un’altra indagine condotta nel 2002 (iref-Acli in collaborazione con l’Eurisko) prima della sanatoria, che riguarda la domanda e l’esigenza delle famiglie, questa indagine stima che 950.000 famiglie siano interessate a maggiori servizi di cura e assistenza per bambini e persone anziane e bambini, perché ritengono quelli offerti dallo stato poco soddisfacenti e affidabili, e oltre tutto incompatibili con gli orari e le esigenze delle famiglie e diffusi poco razionalmente sul territorio.

Cercare di conoscere quante sono le famiglie interessate ad avere prestazioni domestiche significa comprendere le dimensioni del problema, sicuramente vasto e di non poca importanza.

Lavoro di cura
Vorrei però soffermarmi sulle donne che si dedicano maggiormente al lavoro di cura.

A fronte di un invecchiamento della popolazione, non ci sono interventi strutturali adeguati per assicurare assistenza alle persone in difficoltà, ma ancora autosufficienti. Alle donne in generale, (ma questa non è una novità ), e oggi alle collaboratrici familiari è totalmente delegato il benessere dei soggetti deboli della famiglia,.
Con questo cambiamento sociale è venuto meno il principale – tradizionale strumento di ammortizzatore sociale rappresentato dalla donna all’interno della famiglia
e poichè Lo stato sociale Italiano, non è stato in grado di rispondere ai bisogni delle famiglie rispetto a questo problema oggi il principale strumento di ausilio è quello del ricorso al lavoro domestico salariato (regolare o irregolare, italiano o straniero).
Anche perchè nella maggior parte del nostro Paese i servizi sociali offerti dallo Stato/Regioni/Comuni sono poco diffusi, servizi poco soddisfacenti e incompatibili con gli orari .

Le famiglie quindi sono costrette a ricorrere ad assunzioni di colf-badanti
In molti casi viene richiesta la convivenza con la famiglia datoriale e/o con le persone da accudire: sono prevalentemente donne, migranti che accettano di convivere, oggi più che mai

In merito alla domanda-offerta c’è da considerare che le famiglie preferiscono rivolgersi, per la scelta delle persone a cui affidare il lavoro di Cura, a chi in qualche modo si rende garante della affidabilità della badante, anche se solo psicologicamente (Caritas – parrocchie); la ricerca delle badanti funziona inoltre attraverso il passaparola tra amici e parenti.

Per il versante delle lavoratrici/lavoratori il lavoro domestico risolve due problemi di non poco conto : un lavoro e un alloggio. E’ molto spesso il primo lavoro di donne immigrate, con o senza permesso di soggiorno (ricordiamoci che si tratta in prevalenza di donne). Infatti è molto alto il turn-over ( non siamo nelle condizioni di quantificarlo) proprio perché tale lavoro, spesso gravoso e defaticante è da considerarsi come primo “gradino” per l’inserimento nella società italiana.

Le condizioni di di lavoro
E’ un lavoro , possiamo cominciare a parlare di “professione” ?, che ancora oggi è invisibile
I rischi tipici di questo lavoro sono il non rispetto del CCNL e l’isolamento della lavoratrice che la tipicità del lavoro segrega nella casa-lavoro-abitazione.

la retribuzione media di fatto si differenzia tra nord e sud si va da 750 ai 1000 € mensili, e varia a seconda del grado di autosufficienza dell’anziano o anche del bambino/a : queste retribuzioni superano di gran lunga i minimi sindacali che si attestano a 548/674 € mensili .
La pattuizione spesso non comprende la quota parte dei contributi INPS a carico della lavoratrice che rimane a completo carico del datore di lavoro, così come è bene evidenziare che le famiglie non sono considerate fiscalmente “sostituti d’imposta” e quindi non sono tenuti a trattenere la quota fiscale che la lavoratrice invece dovrà versare con la dichiarazione dei redditi e in un’unica soluzione.

il ccnl prevede 54 ore settimanali , visto ché la legge 66/03 sull’orario di lavoro a questa categoria non si applica, ma spesso hanno un orario di gran lunga superiore infatti la prestazione che si richiede alle badanti è pressoché continua e se necessario anche di notte.
addirittura la giurisprudenza si è espressa sull’orario di lavoro, sostenendo che comunque la durata non potrà essere tale da risultare "usurante". Cosa che spesso invece lo è aggiungendo che lo Straordinario sia feriale che festivo difficilmente viene retribuito.

Per la contribuzione INPS molto ci sarebbe da dire anche sul versante pensionistico, ma oggi mi limiterò a dire che il 99% delle badanti conviventi sono state regolarizzate per 25 ore settimanali, pur lavorando come dicevo prima ben oltre e se torneranno al loro Paese, ciò che hanno pagato per contributi sarà a fondo perduto, mentre se rimarranno nel nostro prenderanno il minimo di pensione anche dopo aver lavorato 40 anni.

Anche le ferie vengono monetizzate e perché spesso si tratta di donne immigrate e non in regola con il permesso di soggiorno o perché non c’è nessuno in grado di sostituirle .

A volte ci troviamo di fronte a casi di molestie sessuali che vengono “sopportate” perché altrimenti non si saprebbe dove andare a dormire!

Sicuramente sono sole nell’affrontare la difficoltà di vivere in un Paese straniero, lontano dalla propria famiglia, vivere in una famiglia che non ha le stesse abitudini religiose, alimentari, culturali, la difficoltà di non conoscere la lingua con la conseguente difficoltà di comunicazione, per non dimenticare poi le conseguenze legate alla fine del servizio di cura che può determinarsi per vari motivi, ad es. dalla morte del datore di lavoro con tutte le conseguenze materiale e psicologiche dovute ad un nuovo cambiamento profondo della propria vita.

E’ un circolo vizioso, le donne che entrano nel nostro paese, spessissimo non hanno scelta, sono costrette a “fare le badanti” : dopo un periodo di ambientamento, dopo aver appreso la lingua, dopo aver conosciuto le regole dell’ambiente in cui vivono, dopo essere state regolarizzate, appena possibile cercano nuovi lavori a condizioni di vita e di salario migliori, lasciando così spazio all’arrivo di nuove persone immigrate magari non in regola con il permesso di soggiorno. Si stanno ricreando le condizioni ante 2002 con il formarsi di un nucleo sempre più consistente di donne immigrate non in regola che operano nel settore .

Welfare
Dallo spaccato che emerge stiamo affrontando il tema che coinvolge contemporaneamente, la famiglia, i servizi di cura alla persona e quindi il welfare, l’immigrazione e il mercato del lavoro.

Il problema esiste. E’ più presente al centro e al nord che al Sud. La richiesta è differenziata: un puro aiuto domestico e un aiuto di assistenza agli anziani.

Poiché è certo che favorire la permanenza delle persone anziane nella propria abitazione, inserite nel proprio nucleo familiare, è obiettivo sociale; è necessario quindi sostenere gli anziani e il loro nucleo familiare, in particolare per coloro che hanno un reddito insufficiente a condurre una vita dignitosa. Con la legge 328/2000 si era iniziato questo percorso che vede coinvolte Lo Stato ,Le Regioni e i Comuni.
Questo nuovo percorso, subito bloccato dal Governo per una precisa scelta politica facendo mancare i fondi necessari alla sua gestione, non riesce ad andare avanti; la legge che mira a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà e che riconosce il diritto ai livelli essenziali di assistenza sociale e sanitaria, deve essere esigibile e a carico della fiscalità generale, in tutto il territorio nazionale.

Le badanti non possono essere considerate come una categoria residuale, destinata all’estinzione, ma una categoria che, se le condizioni continuano ad essere le stesse, vedrà un costante aumento delle addette. E’ importante allora offrire garanzie a questi lavoratori e lavoratrici (sicurezza dei diritti, del posto di lavoro, indennità di malattia, indennità di maternità non subordinata a condizioni particolari, condizioni di vita non defatiganti ) senza gravare esclusivamente sulle famiglie.

In questo percorso si iscrive anche il tentativo di ri-qualificare il lavoro domestico come lavoro socialmente utile. Inserire le Badanti nel sistema dei servizi sociali da garantire ai cittadini va vista con i vari distinguo, a seconda del tipo di servizio che viene dato.
Non possiamo considerare ad esempio alla stessa stregua la colf-badante inserita in un nucleo familiare di due persone che lavorano, con l’assistente domiciliare di una persona anziana non autosufficiente.
Quest’ultima deve essere inserita nel progetto più ampio socio-sanitario previsto dall’art. 22 della L.328/00 volto a favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana, alternativa benefica al ricovero ospedaliero che è sempre traumatizzante.

la Badante non può essere una risposta alla richiesta di assistenza domiciliare infermieristica o addirittura assistenza in strutture di ricovero, perché non ha una conoscenza e una qualifica professionale adeguata; così come non è in grado di dare una assistenza socio-sanitario qualificata, a sostegno dei disabili e degli anziani in condizione di non autosufficienza.

Gli enti locali, le regioni i comuni dovranno tenere conto del tipo di assistenza domiciliare che dovrà essere differenziato e legato alla necessità della persona anziana e dei livelli di autonomia che essa ha, a seconda dei casi potrà essere una richiesta di tipo sanitario con o meno la necessità di interventi medici, o anche solo di cura della persona e di pulizia della casa .

Tutto ciò dovrà essere oggetto di analisi e studio, come già si è iniziato a fare in alcune Regioni e anche al nostro interno. Dovremo , con le categorie coinvolte, con lo SPI, la Funzione Pubblica, l’ufficio immigrati , il coordinamento donne, focalizzare e analizzare tutte le problematiche inerenti le persone anziane e la famiglia, il lavoro di cura e le donne immigrate, i servizi sociali e le politiche del lavoro connesse, per costruire una nuova rete di servizi dedicata agli anziani migliore e nel contempo favorire l’integrazione delle donne immigrate, aiutarle, tramite la formazione e altri strumenti, a trasformare il loro lavoro“fai-da-te a” basato su proprie capacità e auto-apprendimento a lavoro ”qualificato” utile alle lavoratrici, alle famiglie, alla Società.

la separazione tra l’assistenza alle famiglie per gli anziani e L’intervento a sostegno della non autosufficienza dovrà essere netta e dovrà essere basata sull’alta integrazione socio-sanitaria. Sarà quindi necessario attivare servizi “qualitativamente” concorrenziali per evitare che la famiglia o la persona anziana direttamente coinvolta, non sia costretta a risolvere il problema “degli anziani”, come fa attualmente, con l’assunzione di una badante tuttofare. Ed è evidente che tutto questo non può essere risolto con l’istituzione di un albo dedicato esclusivamente alle badanti proprio perché le esigenze dell’anziano sono differenziate.

A livello locale
Negli ultimi anni si è reso necessario definire in modo più organico e puntuale alcune tra le nuove organizzazioni del lavoro nate intorno ai bisogni cui le reti di protezione sociale non sono più in grado di rispondere.
Infatti alcune Regioni stanno sperimentando percorsi che riguardano da una parte il sostegno al reddito delle famiglie e degli anziani tramite “’assegno servizi”, costituzione di cooperative sociali per l’assistenza domiciliare, dall’altra il sostegno alle lavoratrici tramite percorsi di formazione linguistica e di capacità di comunicazione, di conoscenza e orientamento della rete dei servizi territoriali, di qualificazione del lavoro.
Poiché questo settore è in continua crescita ed evoluzione riteniamo indispensabile realizzare, anche qui, una indagine più puntuale della situazione delle donne che lavorano nel settore, del tipo di prestazione viene offerta, della qualità. Dovremo poi analizzare i dati raccolti per conoscere le difficoltà che incontrano le lavoratrici e le famiglie , analizzare le esperienze locali , studiare strumenti di supporto che siano sempre più confacenti e riuscire a conciliare contemporaneamente le qualità della vita delle badanti e dell’anziano.

Cosa fare
Politiche del lavoro e contrattuali
Sul versante contrattuale molte cose sono da fare, ci proveremo nel 2005 (Il CCNL scade l’8 marzo simbolo )
Abbiamo inziato negli ultimi due rinnovi contrattuali a rivedere le mansioni, sono state incluse due figure : il personale che svolge "discontinue prestazioni assistenziali d’attesa notturne" e "prestazioni esclusivamente d’attesa". Si tratta cioè del personale, non infermieristico, che presta assistenza notturna a bambini, anziani, portatori di handicap o ammalati oppure garantisce solo una presenza notturna.
Anche “La badante” è una figura già regolamentata dal ccnl , viene definita come “ assistente geriatrico, assitente all’infanzia”. Ma siamo in presenza di un lavoro per molti aspetti dai contorni nuovi, e sicuramente con il prossimo rinnovo dovremo discutere di questo cambiamento, perché nell’ambito del lavoro di cura la distinzione tra personale domestico e assistenza alla persona dovrà essere piu netta e dovrà tenere conto della professionalità, della formazione iniziale e continua.

La malattia, altro punto dolente, il lavoro di cura oserei dire che non consente a chi lo fa di stare male, spesso le donne continuano a lavorare anche in caso di stato fisico/psichico non in perfette condizioni, perché la persona badata ha “bisogno “ di assistenza.
Aggiungo inoltre che il versamento dei contributi all’INPS da parte del datore di lavoro esclude l’aliquota prevista per l’ indennità economica, quindi in caso di malattia l’INPS non eroga alcuna indennità, rimane a totale carico della famiglia la retribuzione per una durata massima di 15 giorni.
Nei casi più gravi di malattia e intervenenti chirurgici ad es. la “badante” non ha diritto alla conservazione del posto per i 180 giorni come previsto per tutti gli altri lavori ( fino a 6 mesi di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro = gg.10; da 7 mesi a 2 anni di anzianità i giorni aumentano a 45) ci arriva solo dopo 2 anni di anzianità presso lo stesso datore

Gli incidenti nelle abitazioni dovute a distrazioni o mancanza di applicazione delle leggi sulla sicurezza creano molti infortuni sul lavoro che spesso non sono dichiarati. Inolte l “indennità che eroga l’INAIL viene calcolata su una retribuzione convenzionale al di sotto della retribuzione percepita e anche di quella sindacale

La maternità è vissuta spesso non come un lieto evento, bensì come un dramma, per le donne immigrate spesso lo stato di gravidanza significa perdere il posto di lavoro, con tutto quel che comporta essere licenziate, e non avere più né lavoro né abitazione, con l’aggravio che alla luce della Legge Bossi-Fini non potrà rinnovare il permesso di soggiorno. Gli enti locali anche qui dovranno favorire un processo di integrazione, prevedere una assistenza alle donne tutte che sono in gravidanza e mettendo a disposizione delle licenziate un alloggio o/casa e questione fondamentale: fare in modo che non si trovino sole, senza alloggio e senza soldi ad affrontare un periodo della loro vita così delicato o che siano costrette dopo la nascita del bimbo-a a doverlo allontanare magari affidandolo a familiari che vivono nel loro paese di origine

Per le lavoratrici e lavoratori immigrati specie per coloro che lavorano in questo settore , è necessario superare il sistema delle quote, passando ad un sistema che sia incentrato sul diritto di concedere un permesso di soggiorno per ricerca lavoro della durata di 6 mesi, si può evitare così di legiferare a posteriori su una regolarizzazione-condono. Questo credo dovrà essere uno dei nostri obiettivi principali.

La nuova legge sul mercato del lavoro, la legge 30 e il dlgs. 276, ormai ben conosciute per la precarietà che sta apportando e che ha introdotto una nuova tipologia contrattuale sul “lavoro accessorio”, cosi viene chiamato. Sono prestazioni occasionali per una durata complessiva massima di 30 giorni nell’anno solare e per un compenso al lavoratore-trice non superiore a 3.000 euro sempre per anno solare. Tra le attività previste per questo nuovo lavoro è compresa ,l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap. Tutto ciò non ha bisogno di commenti , l’utilizzo di questa tipologia di lavoro farebbe saltare ciò che si sta costruendo sul versante delle politiche sociali , sul lavoro di cura, sulla famiglia.

Cercheremo di mettere in pratica ciò che l’ultimno rinnovo del ccnl (31 dicembre 2001) ha previsto.
E stato istituito L’Ente bilaterale, con le seguenti funzioni:
·istituire l’osservatorio per effettuare analisi e studi sulle diverse realtà presenti nel nostro Paese.
In particolare dovrà rilevare:
Øla situazione occupazionale della categoria, le retribuzioni medie di fatto, il livello di applicazione del contratto nazionale nei diversi territori,
Øil grado di uniformità dell’applicazione di contratto e leggi ai lavoratori stranieri,
Ø la situazione previdenziale e assistenziale della categoria,
Ø i fabbisogni formativi, analisi e proposte in materia di sicurezza;
Øpromuovere iniziative di formazione e qualificazione professionale, anche in collaborazione con enti pubblici, nonché di informazione in materia di sicurezza.

La formazione e l’informazione dovranno essere gli strumenti basilari per qualificare questo lavoro , per renderlo più dignitoso oltre che qualificante per chi lavora e anche offrire , alle famiglie che ne hanno necessità, un servizio soddisfacente che le aiuti a a far vivere una vita serena ai propri cari e risolvere il problema dell’anziano

Così come proseguire sulla strada della deducibilità fiscale a carico dei lavoratori assunti da persone sole o da famiglie con basso reddito non solo per ciò che riguarda la contribuzione , ma anche per es. per le retribuzioni. Da aggiungersi a tutte le incentivazioni indicate a livello regionale/comunale: assegno di cura, rimborso di parte del salario o dei contributi, sconti sui servizi comunali, esenzioni a ticket.