Intervento M.G.Gabrielli Convegno Cgil – Fondazione Metes, Roma 20/11/2008

Convegno Cgil – Fondazione Metes, Roma 20/11/2008
Intervento di Maria Grazia Gabrielli, FILCAMS CGIL

La complessità e drammaticità dei temi legati alla salute e sicurezza sul lavoro ci impone di affrontare la discussione di oggi, fugando un “sentire e una percezione” diffusa che riguarda il settore del terziario e servizi.
Il luogo comune è che questo settore sia, rispetto ad altri, al riparo dalle problematiche e dai rischi connessi all’attività lavorativa. Probabilmente, tale erroneo convincimento deriva dal leggere solo la realtà più significativa dei settori rappresentati dalla FILCAMS che è quella del commercio.
Il centro commerciale piuttosto che il supermercato o il negozio (alimentare e non) non forniscono la percezione immediata dell’esistenza di fattori di rischio, di pericolo che possono essere causa di infortunio o malattia professionale.
Questo assunto – che qualche volta ha portato anche a non avere la necessaria attenzione ai temi della salute e sicurezza o a fare una sottovalutazione delle problematiche nei nostri settori – non è rispondente alla realtà.
I settori rappresentati dalla FILCAMS sono complessi e articolati: dalle guardie particolari giurate ai servizi di pulizia e multiservizi, dalle badanti al turismo.
Richiamarli fa già comprendere come i temi della sicurezza assumano tutta la dovuta rilevanza basti purtroppo pensare ai rischi sul lavoro di una guardia particolare giurata e i casi di mortalità avvenuti nel settore.
In questi settori, come anche nel commercio, l’accentuazione dei problemi legati alla salute e sicurezza è emersa maggiormente a seguito di una diversa cultura e attenzione ma soprattutto a causa dei cambiamenti intervenuti nei processi produttivi, nell’organizzazione del lavoro insieme alle modifiche peggiorative nel mercato del lavoro.
Sono patrimonio della FILCAMS come della FLAI e di altre categorie: le terziarizzazioni, il lavoro in appalto, la flessibilità e precarietà dei rapporti di lavoro con una forte presenza di lavoro stagionale, di apprendistato, di somministrazione, di contratti a termine e purtroppo ancora una consistente presenza di lavoro nero.
Questi comuni denominatori fanno comprendere come è ulteriormente difficile parlare di sicurezza, intervenire e porre in essere azioni di tutela e soprattutto riuscire a far si che questi temi diventino un patrimonio comune soprattutto tra i lavoratori.
Siamo consapevoli che è’ difficile, se l’unico rapporto che ti viene offerto è un contratto a termine o in somministrazione, piuttosto che un contratto a chiamata (o un percorso dentro la stessa azienda fatto di contratti a termine) che la priorità sia quella di far notare eventuali mancanze ad esempio sui dispositivi di protezione individuale o sui sistemi di sicurezza nell’ambiente di lavoro.
Per questi lavoratori, spesso giovani, il lavorare in sicurezza diventa una subordinata al lavoro stesso, indebolendo così un processo virtuoso che deve essere parte integrante del lavoro e non accessorio, dove la sicurezza è sentita, percepita, come uno degli aspetti che rendono dignitoso il lavoro stesso al pari del salario.
Per continuare a socializzare con la FLAI esperienze che ci avvicinano, possiamo fare un altro esempio, a supporto della complessità del problema, guardando il lavoro in appalto.
I lavori del pulimento in molti, se non tutti gli stabilimenti Barilla Alimentare sono eseguiti da società e cooperative in appalto.
L’organizzazione del lavoro della Barilla condiziona fortemente non il lavoro ma in alcuni casi la vita dei lavoratori in appalto. Il sistema di produzione si riflette sui lavoratori del pulimento con turni spesso massacranti dove, per consentire la partenza della produzione, l’orario di lavoro viene concentrato in turni e doppi turni, senza rispetto del riposo e delle pause, spesso lavorando in condizioni di non sicurezza, non solo per la complessità dei macchinari sui quali si opera ma anche per il ritmo di lavoro richiesto.
Questo esempio a conferma di come i fattori e le scelte che incidono sulla sicurezza siano ormai molto diversi e interdipendenti e di come, sempre di più, anche l’azione sindacale deve vederci agire con modalità più intercategoriali per riuscire realmente a contribuire alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

INDAGINE “SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA”
Nel quadro sommariamente descritto la FILCAMS ha posto in essere delle buone prassi per mettere al centro dell’attività sindacale il tema della salute e sicurezza partendo da quei settori dove per una serie di motivi ( per tradizione, per approccio culturale, per errata percezione) si tende a sottostimare il problema o a indagarlo meno.
Per questo, portiamo come contributo al convegno di oggi, un’esperienza che è stata sviluppata nel settore della GDO attraverso un’indagine su un campione di 387 lavoratori di 18 unità aziendali facenti parte di 9 grandi gruppi nazionali ed internazionali presenti nelle provincie della regione Marche divisi tra vari format: Ipermercati, Supermercati e Centri di Distribuzione.
La prima cosa che riteniamo importante sottolineare è l’approccio metodologico: l’indagine nasce, infatti, da un interesse e da un lavoro comune tra INCA – FILCAMS e Ufficio Salute e Sicurezza della CGIL Regionale e dal coinvolgimento attivo degli RSU e RLS.
Se è vero che è indispensabile creare un’integrazione dei vari sistemi, mettendo in rete tutti i soggetti interessati alla prevenzione nei luoghi di lavoro, questo vale a partire da quelli direttamente coinvolti “in casa nostra” per condividere un terreno comune di intervento.
L’indagine ha approfondito una serie di tematiche: dall’esame delle condizioni lavorative del settore, all’analisi dell’ambiente lavorativo, dagli infortuni allo stress, sino ad arrivare allo stato di applicazione di alcuni diritti individuali previsti dal D.lgs 626/94.
Per leggere i risultati dell’indagine, che proviamo a sintetizzare, è necessario muoversi con cautela, perché le domande poste ai lavoratori, nella maggior parte dei casi, si basano sulle percezioni dei lavoratori e quindi sono “condizionate” dal fatto che ogni individuo ha una visione differente su ogni aspetto della vita, anche di quella lavorativa.
Questo è il punto di partenza dell’indagine poiché la necessità era appunto quella di indagare e comprendere la percezione che i lavoratori della GDO hanno rispetto ai temi della PREVENZIONE – SICUREZZA – SALUTE.
Per focalizzare meglio il lavoro svolto, il campione emerso risponde alla fotografia del settore: una presenza prevalente di donne, una fascia d’età prevalente concentrata tra i 25-44 anni, un’anzianità di servizio sotto i 15 anni. Nel campione risultano rappresentate le varie qualifiche proprie del settore: commessi, cassiere, magazzinieri, impiegati, banconisti, assistenza cliente, ecc
Provo a riportare i risultati del lavoro svolto, partendo da una riposta interessante data dal campione di lavoratori alla domanda sulla percezione del proprio lavoro.
Se complessivamente il campione non ritiene che il proprio lavoro sia usurante, alcune categorie di lavoratori (cassieri, commessi, banconisti, magazzinieri, carrellisti) hanno però una percezione più alta di “logoramento” del proprio organismo tale da determinare un peggioramento della propria esistenza.
La risposta sugli infortuni sul lavoro ci ha consegnato un risultato non grave: sui 387 lavoratori appartenenti al campione n. 93 ha dichiarato di aver subito un infortunio e contestualmente è emerso che di questi, solo 29 lavoratori si sono rivolti a un Patronato per la tutela medico-legale ( il patronato INCA è il primo patronato).
L’indagine si è sviluppata monitorando le CONDIZIONI DI LAVORO per far emergere l’organizzazione del lavoro: i regimi di orario, le tipologie contrattuali, i turni, il lavoro supplementare e straordinario e la modalità di effettuazione.
Il risultato ci consegna la fotografia del settore con la forte presenza di lavoratori PT prevalentemente donne, il ricorso frequente al supplementare e straordinario come agli altri strumenti di flessibilità dell’orario, un notevole ricorso alla turnazione ovviamente non classificabile nei tradizionali schemi di turnazione adottati agli altri settori, tanto che il 52% del campione sostiene di lavorare su uno schema di turni complicato e quindi non possibile da descrivere all’interno della risposta.
Si è passati poi ad analizzare L’AMBIENTE DI LAVORO perché da lì è possibile ricavare quelli che sono i principali rischi lavorativi: rischi per la sicurezza, rischi igienico –sanitari, rischi trasversali. Per questo le domande erano incentrate sulla percezione che il lavoratore ha rispetto alle caratteristiche ambientali (ad esempio il microclima, l’illuminazione dei luoghi di lavoro, il rumore, la presenza di polveri, fumi, vapori nell’ambiente di lavoro; l’esposizione a rischi di infezione o allergie; esposizione a campi elettrici o elettromagnetici) e alle caratteristiche dell’ambiente fisico per verificare alcuni aspetti della postazione di lavoro (se il lavoro è svolto in spazi ristretti, se il lavoro viene effettuato in posizioni scomode o facendo movimenti scomodi, se gli attrezzi di lavoro sono idonei).
Il risultato, è che l’ambiente di lavoro è percepito nella GDO in modo soddisfacente, con una differenza significativa tra le positività emerse nelle grandi strutture di vendita con particolare riferimento ai centri Commerciali, contro quelle dei centri di distribuzione mentre per quanto riguarda le posizioni in cui viene svolto il lavoro e i movimenti emergono problemi soprattutto per alcune figure come i banconisti, magazzinieri, cassieri.
Altro elemento analizzato riguarda l’ambiente organizzativo: emerge che una percentuale importante del campione ( 47,29 %) considera i ritmi di lavoro eccessivi in particolare tra le categorie dei commessi e addetti al banco e a seguire magazzinieri, impiegati e cassieri.
Altro dato importante che influenza il lavoro è la monotonia quindi l’assenza di varietà nei compiti. La maggioranza del campione dichiara che tale problema non sussiste ma nel dettaglio sul 37,73% del campione che a questa domanda ha risposto affermativamente emerge come alcune figure ( i cassieri e i magazzinieri) denunciano maggiormente tassi di monotonia lavorativa.
Posta però la domanda sulla ripetitività intesa appunto come “la ripetizione identica dei compiti”, il 76,23% del campione risponde affermativamente con una maggioranza ancora tra i cassieri, i commessi, i magazzinieri e gli addetti alla macelleria.
A tale problematica si collegano altre situazioni come l’impossibilità prevalente da parte dei lavoratori di cambiare l’ordine delle operazioni, piuttosto che i movimenti da compiere o la possibilità di cambiare il ritmo lavorativo.
Nell’indagine è stato posto un accenno importante sulla salute mentale del lavoratore.
Un elevato numero di lavoratori è sottoposto a una serie di condizioni lavorative capaci di comportare l’insorgenza di stress e conseguenti patologie ad esso legato; questo comporta costi sociali notevoli e non a caso il tema stress lavorativo, da diversi anni, è entrato pienamente nei programmi di prevenzione della salute del lavoratore.
Ricorro, per necessità di sintesi, a una semplificazione dei dati emersi poiché tale tema per la sua complessità è stato elaborato in modo molto più approfondito.
La risposta dei lavoratori è strettamente correlata alla mansione svolta: pertanto alti profili di stress sono riscontrabili tra quelle figure dove la domanda psicofisica di lavoro è molto alta e il controllo del lavoratore sulla sua mansione è basso (e su questi si riconoscono i cassieri, e gli addetti alla macelleria); bassi profili di stress si evidenziano in quei lavoratori che occupano una posizione lavorativa definibile come “desiderabile” (capi reparto , impiegati).
Un’altra parte dell’indagine punta a individuare gli infortuni subiti dai lavoratori nel settore e verificare le possibili cause.
Emerge dal campione che il settore non è sicuramente tra quelli da considerarsi più a rischio ma l’interesse si deve porre sull’analisi degli infortuni avvenuti (l’incidenza degli infortuni è molto elevata tra gli addetti alla macelleria e i banconisti, poi magazzinieri e commessi).
I principali danni subiti sono di natura traumatica (fratture, distorsioni, strappo muscolare, contusione legati alle mansioni di commessi e magazzinieri, mentre per i banconisti) o dovuti all’uso di strumenti lavorativi (con lame).
Secondo questi lavoratori, i fattori che possono determinare infortuni sono principalmente i carichi e ritmi di lavoro eccessivi, la mancanza di manutenzione agli ambienti di lavoro e macchine vecchie non dotate di protezioni adeguate.
Nel dettaglio le singole categorie di lavoratori imputano un peso diverso ai vari fattori.
I commessi e i magazzinieri considerano come primo fattore di infortunio i carichi e i ritmi eccessivi, seguito dallo spazio insufficiente, considerazione condivisa dai cassieri e dagli addetti alla macelleria.
Si evidenzia il fattore rumore segnalato principalmente dai commessi e dai magazzinieri.
Nel capitolo RISCHI PER LA SALUTE sono stati evidenziati i disturbi muscolo-scheletrici, che sono ormai frequenti tra i lavoratori di tutti i settori i cui sintomi e diffusione comportano anche qui costi sociali ed economici elevati.
Le cause di questa tipologia di patologie sono, sommariamente, da ricercarsi nella postura e nella movimentazione manuale dei carichi. A questa domanda è stata legata anche la rilevazione delle parti del corpo che era più appesantita/indolenzita e dolorante dopo una giornata lavorativa.
Ovviamente bisogna anche qui tenere conto, per il risultato, che il sistema di percezione del dolore può comportarsi in maniera radicalmente diversa da individuo a individuo poiché il dolore, come spesso definito, è una dinamica complessa che coinvolge i sensori e le emozioni, la memoria, ecc.
E’ emerso che lo spostamento e il sollevamento di pesi sono frequenti nella giornata lavorativa per alcune categorie di lavoratori (commessi, magazzinieri, cassieri, banconisti) e che gesti di sollevamento o di spostamento vengono fatti prevalentemente in piedi, salvo per i cassieri.
I magazzinieri e i cassieri esprimono anche maggiori dubbi sulla corretta movimentazione manuale dei carichi e utilizzo di carrelli per la movimentazione.
I dati confermano che a seguito della giornata lavorativa, in maniera pressoché uniforme tra il campione femminile e maschile, la parti del corpo indolenzite/appesantite risultano essere la schiena e le articolazioni. La categoria degli impiegati registra il maggior numero di segnalazioni per la testa oltre a schiena e gambe.
La parte conclusiva della rilevazione provava ad esaminare l’applicazione in Azienda delle norme sulla sicurezza.
Emerge, per ciò che riguarda la segnaletica sulla sicurezza, piuttosto che i dispositivi individuali di protezione una risposta complessivamente positiva come, un dato rassicurante proviene dalle risposte che indagavano sullo stato complessivo dell’informazione e formazione sui rischi per la salute presenti nel luogo di lavoro e/o legati allo svolgimento delle mansioni.
Le conoscenze dei lavoratori delle figure professionali addette alla tutela della sicurezza e della salute in azienda ci ha consegnato anche qui un grado di conoscenza complessivamente alto.
L’ultimo aspetto rilevante dell’indagine, e sulla quale va posta la giusta riflessione, è che la maggior parte del campione ha eletto il Rappresentante dei lavoratori alla Sicurezza ma non tutti i lavoratori hanno compreso l’importanza dell’esercizio di questo diritto.
L’indagine è stata soprattutto uno strumento per poter meglio leggere le situazioni aziendali del settore della GDO. La conoscenza può essere il punto di partenza per costruire nella contrattazione le condizioni di maggiore e migliore tutela dei lavoratori.
E’ chiaro che l’applicazione integrale del nuovo testo normativo rappresenta un supporto fondamentale – soprattutto per i settori più deboli – ma il nostro percorso e i nostri interventi sono efficaci se trasferiti e concentrati nei luoghi di lavoro continuando, per quanto riguarda la FILCAMS, a utilizzare ed estendere modelli e buone pratiche che potremmo provare a definire virtuose.
Penso quindi alla risorsa e al valore aggiunto rappresentati dai Coordinamenti dei RLS come quelli costituiti nel territorio di Roma – Lazio e nella società Coop Adriatica, solo per citare alcune esperienze.
Sopratutto pensiamo che il lavoro avviato e in alcuni casi consolidato nelle strutture più grandi ci devono essere di aiuto per intervenire nei settori considerati più deboli per dimensioni aziendali e per la loro frammentazione come gli studi professionali, il pulimento, le piccole aziende del commercio e del turismo.
Dalla ricerca svolta, emerge però anche un altro campo di intervento: utilizzare il monitoraggio, la nostra presenza nelle aziende, per verificare l’insorgenza di nuovi fenomeni e rischi che trovano la loro origine proprio nell’organizzazione del lavoro.
Non a caso, nell’elaborazione dell’indagine abbiamo evidenziato i ritmi di lavoro, la qualità del lavoro piuttosto che le condizioni di stress e di rumore.
Il monitoraggio può essere quindi uno strumento per conoscere i fenomeni e porre in essere le necessarie misure di prevenzione oltre che punto di partenza per avviare il difficile percorso del riconoscimento di nuove malattie professionali.