Intervento di Migia Ioli “Lavoro Domestico: quali diritti?”, Urbino 26/09/2008

Lavoro domestico: quali diritti?
Una riflessione a cinquant’anni dalla legge 2 aprile 1958, n. 339 "Per la tutela del lavoro domestico"

Intervento di Artemigia Ioli
FILCAMS CGIL

Dal primo CCNL sul lavoro domestico ai giorni nostri

Premessa

Il settore è profondamente mutato, le trasformazioni avvenute nella società hanno avuto ovvie ripercussioni sull’organizzazione familiare e conseguentemente sui servizi domestici. Il modello di famiglia italiana, che nei primi anni del “900 era ancora di tipo patriarcale, composto da padre, madre, figli, nonni, includeva nel nucleo familiare zie nubili, disabili, vedovi, anziani. Le donne appartenenti al nucleo si facevano anche carico dell’andamento e pulizia della casa e dell’assistenza alle persone non autosufficienti, con l’ausilio , nelle famiglie benestanti, di personale esterno, in genere ragazze indigenti o contadine giovanissime, spesso conviventi; anche bimbe di 12/14 anni erano messe a servizio presso i padroni delle terre in campagna o presso i notabili in città.

Con i processi di industrializzazione e dopo la seconda guerra mondiale , con la ricostruzione si arriva alla famiglia di tipo “mononucleare”.

E’ negli anni ’60, con il boom economico, che le donne cominciano a lavorare al di fuori dell’ambito familiare e raggiungono successivamente con le grandi battaglie civili e sociali importanti conquiste: la legge sulla parità, le leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Un più elevato livello di istruzione delle donne ha contribuito al raggiungimento di una maggiore consapevolezza dei propri diritti nella società.

Conseguentemente il lavoro domestico subisce una serie di importanti trasformazioni, si diffondono sempre più le figure della colf e della baby sitter, entrambe ad ore.

A partire dagli anni “90 e fino ai giorni nostri 1 a causa della bassa natalità, della crescita delle famiglie monogenitoriali, dell’invecchiamento della popolazione, della mancanza o carenza di una politica sociale ed assistenziale rivolta agli anziani, in oltre 1/3 delle famiglie è presente un anziano over 65 anni, si è manifestata l’ esigenza di avere un aiuto per assolvere al lavoro di cura: le assistenti alla persona più comunemente dette “badanti”.

A questa necessità si è fatto fronte ricorrendo sempre più al lavoro delle immigrate, infatti, contestualmente ai fenomeni sopra descritti, l’Italia a partire dagli anni ’80, è divenuto un Paese di immigrazione.

E’ possibile “apprezzare” questo cambiamento epocale soprattutto in alcuni settori di lavoro, tra cui quello di cura è uno dei principali.

In Italia si stima che nel settore lavorino circa 1 milione e 300 mila persone, di cui solo 600 mila dichiarate dall’INPS nel 2007 e tra queste il numero delle donne immigrate è rilevante.

CCNL

E’ doveroso ricordare che in Italia il codice civile del 1942 all’articolo 2068 vietava ai collaboratori familiari l’iscrizione al sindacato e quindi una pur minima contrattazione collettiva.

Conseguentemente le uniche fonti di disciplina del rapporto erano la Costituzione, gli articoli del codice civile e la legislazione, in particolare la L. n. 339/1958.

Questa legge si applicava esclusivamente ai rapporti di lavoro degli addetti ai servizi domestici con un orario di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, che avesse come corrispettivo una retribuzione sia essa in denaro che in natura.

La legge oltre a prevedere le norme sul collocamento, sull’avviamento al lavoro e sulla assunzione di un lavoratore minorenne, stabiliva, distinguendo tra personale impiegatizio e operaio, alcuni diritti individuali di base: il periodo di prova, il diritto al riposo settimanale, il diritto al riposo notturno con non meno di 8 ore consecutive, il riconoscimento dei giorni festivi, il periodo di ferie annuali, il riconoscimento della tredicesima mensilità, il congedo matrimoniale e un periodo minimo di preavviso in caso di risoluzione del rapporto con il riconoscimento dell’indennità di anzianità.

Per la parte retributiva demandava a Commissioni provinciali il rilevamento delle retribuzioni medie mensili e la determinazione delle tariffe convenzionali relative al vitto ed all’alloggio.

Il percorso per il primo contratto di settore fu aperto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 68 del 27 marzo 1969 che aveva dichiarato l’illegittimità dell’art. 2068 c.c. nella parte relativa alla disposizione che escludeva la possibilità di disciplinare contrattualmente i rapporti di lavoro domestico.

Solo nel 1974 si arrivò alla stipula del primo CCNL, tra difficoltà sia da parte sindacale per la mancanza di una pur minima sindacalizzazione e per la frammentazione della categoria, che da parte imprenditoriale per l’assenza di una controparte rappresentativa del settore.

In questa fase un ruolo di primo piano va riconosciuto alle ACLI, che da subito si erano date una struttura organizzativa specifica.

Il 22 Maggio 1974 presso il Ministero del Lavoro si arrivò alla firma del primo CCNL di categoria, sottoscritto per le OO.SS. dalla Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl,Il 22 Maggio 1974 presso il Ministero del Lavoro si arrivò alla firma del primo CCNL di categoria, sottoscritto per le OO.SS. dalla Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf.

Per le associazioni datoriali La Nuova Collaborazione e La Federazione Nazionale del Clero Italiano.

Questo primo CCNL venne firmato separatamente dalle tre confederazioni sindacali e dalla Federcolf.

La premessa fa capire tutte le criticità affrontate per la nascita di un contratto nazionale di categoria.

Infatti recita “Il presente ccnl, nel disciplinare i rapporti fra datori e prestatori di lavoro domestico (collaboratori familiari), intende sottolineare e tutelare – con la massima dignità di questi ultimi sia come categoria che come individui – alcune fondamentali caratteristiche del rapporto, avuto riguardo al fatto che si svolge nell’ambito della famiglia”.

Nel ccnl vengono recepite le norme legislative della legge del 1958 con la specifica che si applica a tutti coloro che svolgono con continuità tale lavoro, a prescindere dalla prestazione minima di 4 ore giornaliere previste dalla legge.

Come in tutti i ccnl viene definita una classificazione suddivisa in tre categorie, che rimarrà quasi invariata fino all’ultimo rinnovo.

La 1° categoria per colei o colui che ha piena autonomia e responsabilità ed una elevata specifica competenza professionale.

La 2° categoria dove sono inquadrate lavoratrici che si dedicano alla vita familiare con la necessaria specifica capacità, comprese quelle che hanno una anzianità superiore a 18 mesi.

La 3° è una categoria di ingresso, per coloro che non hanno mai svolto tale lavoro e senza alcuna qualifica professionale.

L’orario massimo settimanale, viene fissato in 11 ore giornaliere e 66 ore settimanali, superando la precedente norma che fissava solamente il diritto ad un periodo di riposo adeguato.

Vengono fissati i primi minimi sindacali nazionali del settore e, per superare la mancanza dell’ indennità di contingenza riconosciuta per gli altri settori, viene costituita una Commissione Paritetica nazionale con il compito di adeguare, due volte l’anno, le retribuzioni minime sindacali nazionali alle variazioni del costo della vita secondo le rilevazioni ISTAT.

I sette CCNL che si sono succeduti2 hanno mantenuto sostanzialmente questo impianto, inserendo solo dal 1988 nella classificazione una ulteriore suddivisione tra 1° categoria Super e 1° categoria. Nella 1° super vengono inquadrati coloro che attestino professionalità specifica e che siano in possesso di diploma specifici riconosciuti. Nella 1° categoria vengono inquadrati coloro che con piena autonomia e responsabilità presiedono all’andamento della casa.

E’ con il rinnovo del 2007 che sono state introdotte rilevanti modifiche su cui mi soffermerò in modo più dettagliato.

CCNL 2007

Decorrenza

Il ccnl è entrato in vigore il 1 marzo 2007 e scadrà il 28 febbraio 2011, in quanto, come tutti i contratti nazionali, segue i dettami del protocollo di luglio “93, che prevede per la parte normativa una durata di quattro anni.

Le parti stipulanti

Nel corso del tempo sono nate nuove controparti, che hanno rafforzato la rappresentanza datoriale. Attualmente il contratto viene sottoscritto da Fidaldo aderente a Confedilizia e Domina aderente a Federcasalinghe che ha sottoscritto per adesione il CCNL del 2001 e ha poi partecipato all’ultimo rinnovo del 2007.

Le organizzazioni sindacali in rappresentanza delle lavoratrici sono rimaste quelle che sottoscrissero il primo ccnl, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf, con la particolarità positiva che si lavora unitariamente ormai da anni sia nella costruzione della piattaforma che nella partecipazione e discussione al tavolo negoziale.

Uno degli obiettivi più importanti di questo rinnovo, era quello sia di cogliere le modifiche avvenute nel lavoro domestico che quello di inserire il lavoro di cura ormai diffuso in tutto il territorio nazionale.

La trattativa è durata ben due anni, ma alla fine abbiamo raggiunto gli obiettivi più rilevanti presenti nella piattaforma di rinnovo.

Il ccnl è ormai pubblicato e per fornire a tutte le lavoratrici e lavoratori uno strumento di conoscenza dei propri diritti, nella pubblicazione è stata inserita una sintesi contrattuale tradotta in nove lingue; questa iniziale sperimentazione da noi fatta fin dal rinnovo del luglio 1992 si è oggi trasformata in una consuetudine.

La classificazione

La classificazione è stata completamente ridisegnata e rappresenta un deciso passo verso il riconoscimento delle nuove figure professionali ormai largamente presenti nel settore. E’ bene ricordare che la figura dell’assistente familiare, già da anni ormai in essere, veniva equiparata nei precedenti ccnl ad una semplice colf in quanto non era prevista una figura professionale specifica.

Infatti, una delle principali novità è la revisione dei livelli di inquadramento che passano dai quattro del ccnl precedente agli otto dell’attuale (cfr tab. 1)

Secondo la nuova classificazione vi sono quattro categorie (A B C D), ognuna delle quali suddivisa in normale e super; la categoria normale comprende le mansioni dedicate ai servizi familiari, mentre la super riguarda coloro che si dedicano al lavoro di cura.

Questa modifica permette un più corretto inquadramento ed anche un riconoscimento economico e professionale più equo Questa modifica permette un più corretto inquadramento ed anche un riconoscimento economico e professionale più equo per chi si dedica alla cura delle persone.

Tab. 1 : Classificazione dei CCNL 2001 e 2007

CCNL 2001

CCNL 2007

3° Categoria Livello A

collaboratori familiari generici con anzianità non superiore a 14 mesi

collaboratori familiari generici, non addetti all’assistenza di persone, con esperienza professionale (maturata anche presso datori di lavoro diversi) non superiore a 12 mesi
2° Categoria Livello A super

Collaboratori Familiari ………..

a) addetto alla compagnia b) Baby sitter (mansioni occasionali e/o saltuarie)
2° Categoria Livello B
collaboratori familiari che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con specifica competenza le proprie mansioni, ancorché a livello esecutivo
2° Categoria Livello B super
Assistente a persone autosufficienti
2° Categoria Livello C
collaboratori familiari che, in possesso di specifiche conoscenze di base, sia teoriche che tecniche, relative allo svolgimento dei compiti assegnati, operano con totale autonomia e responsabilità
2° Categoria Livello C super
Assistente a persone non autosufficienti (non formato).
1° Categoria Livello D
Coloro che con piena autonomia e responsabilità presiedono all’andamento della casa…………….. collaboratori familiari che, in possesso dei necessari requisiti professionali, ricoprono specifiche posizioni di lavoro caratterizzate da responsabilità, autonomia decisionale e/o coordinamento.
1° Categoria Super Livello D super
Coloro che attestino professionalità specifica sul piano pratico operativo………………….che siano in possesso di diploma specifico riconosciuto. Assistente a persone non autosufficienti (formato). Svolge mansioni di assistenza a persone non autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti

Ulteriori distinzioni sono state fatte per tener conto delle diversità tUlteriori distinzioni sono state fatte per tener conto delle diversità tra chi si dedica a persone autosufficienti o non autosufficienti.

Nella classificazione è stato valorizzato il possesso di un diploma specifico legato alla mansione o la partecipazione a corsi di formazione, con l’ inquadramento nel livello più alto previsto dal ccnl.

Le prestazioni notturne discontinue e di attesa

Rimangono confermate le due forme di assunzione previste nei precedenti ccnl, con profili e retribuzioni specifiche, per coloro che assistono di notte in modo discontinuo coloro che hanno necessità di cura e per coloro che hanno soltanto mansioni esclusivamente di attesa in orario notturno.

L’Orario di lavoro

Altro tema delicato riguarda l’orario di lavoro, che per le conviventi è di 54 ore settimanali. E’ bene ricordare che nel 1974 per le conviventi l’orario di lavoro settimanale era di 66 ore.

Per le non conviventi l’orario massimo di lavoro ha continuato a ridursi con gradualità fino ad arrivare a 40 ore settimanali con l’ultimo rinnovo (cfr. tab. 2).

(cfr. tab. 2) Orario di lavoro personale convivente e non convivente ccnl

CCNL

ORARIO SETTIMANALE CONVIVENTI

ORARIO SETTIMANALE

NON CONVIVENTI

CCNL 1974
66
(*)
CCNL 1978
60
(*)
CCNL 1985
58
(*)
CCNL 1992
55
48
CCNL 2001

Riduzione Graduale 01/01/2001

01/01/2002

010/1/2003

01/01/2004

55

54,5

54

54

47

46

45

44

CCNL 2007
54
40

(*) l’orario settimanale non è previsto contrattualmente.

Con l’ultimo rinnovo è stata introdotta una nuova tipologia di orario per le conviventi che svolgono mansioni di cura e pulizia della casa, per chi opera con totale autonomia e responsabilità e per chi svolge lavoro di cura dedicato a persone autosufficienti, nonché per gli studenti di età compresa fra i 16 e i 40 anni frequentanti corsi di studio riconosciuti.

Questi lavoratori possono essere assunti in regime di convivenza fino a 30 ore settimanali. Dovrà essergli corrisposta, qualunque sia l’orario di lavoro osservato nel limite massimo delle 30 ore settimanali, la retribuzione specifica prevista dal ccnl.

La convivenza con un orario ridotto è un tema molto delicato, poiché la maggior parte delle lavoratrici conviventi risulta essere iscritta all’INPS con un orario di 25 ore settimanali mentre l’orario di lavoro effettivo è largamente superiore a quello contrattuale. Per evitare ulteriori elusioni, la possibilità di poter essere assunti con orario ridotto fino a 30 ore, è stata esclusa per i collaboratori addetti all’assistenza di persone non autosufficienti. Infatti chi si occupa di una persona anziana non autosufficiente, ha varie attività da svolgere: provvede all’alimentazione, alla cura della casa in cui vivono entrambi, è in concreto, un lavoro che richiede tempo e di fatto non può essere limitato alle sole 30 ore settimanali.

Il lavoro ripartito

Tra le novità presenti nel contratto nazionale va ricordato il lavoro ripartito. Ad assistere una persona anziana o a occuparsi dei bambini, potrebbe non esserci più un’unica persona, ma due. Una soluzione che potrebbe alleggerire il compito di chi è costretto a prendersi cura di persone non autosufficienti 24 ore su 24.

Questa norma potrebbe anche essere una risposta alle esigenze delle lavoratrici che arrivano dall’Est Europa, che vengono in Italia per lavorare con un permesso di soggiorno turistico, lavorano tre mesi e poi tornano nel loro Paese facendosi sostituire nel lavoro, sempre irregolare, da sorelle o cugine. E’ un “alternanza non riconosciuta ma che è frequente nelle regione del nord come il Friuli-Venezia-Giulia o il Veneto, dove lavorano in nero cittadine croate e slave.

Questa nuova tipologia dovrà essere verificata nella sua attuazione, in quanto la difficoltà nella sua gestione dovrà essere confrontata con i ritmi e gli equilibri familiari.

Il trasferimento e la trasferta

Sono state introdotte nuove norme che tutelano meglio la lavoratrice che intende seguire la persona o la famiglia “datrice di lavoro” nella ipotesi di un trasferimento provvisorio in altro comune, prevedendo

il rimborso delle eventuali spese di viaggio sostenute, oltre al diritto ad una diaria giornaliera del 20% della retribuzione per tutti i giorni di trasferta.

Anche il trasferimento definitivo in altro comune è stato regolamentato: con un preavviso di 15 giorni per la comunicazione; il rimborso di eventuali spese di viaggio sostenute dalla lavoratrice e una diaria del 20% per i primi 15 giorni.

In caso di rifiuto al trasferimento viene riconosciuto il diritto all’indennità di preavviso se non è stato comunicato nei tempi previsti .

La parte economica

La parte economica non fa riferimento al protocollo di luglio “93 e l’indennità di contingenza non è prevista nel settore domestico.

Questo settore ha un impianto del tutto particolare infatti è uno dei pochi ccnl, forse il solo, che prevede fin dal ’74, una Commissione paritetica, che dall’ ’88, opera con la presenza del Ministero del Lavoro e Previdenza sociale, con il compito di adeguare annualmente le retribuzioni sindacali nazionali alle variazioni del costo della vita.

Tale Commissione non è riuscita ad adeguare in modo soddisfacente (ex art. 36 della Costituzione), i minimi sindacali nel corso del tempo, e si è creato uno scollamento, tra la parte economica del ccnl e le retribuzioni reali largamente superiori a quelle indicate nel contratto.

Con il ccnl del 2007 si è corretta questa distorsione, infatti l’aumento economico che molti sostengono consistente, non è altro che un semplice allineamento dei minimi sindacali alle tariffe praticate sul mercato.

Ad esempio la retribuzione mensile minima sindacale per una assistente familiare convivente, fino al marzo 2007 era di € 563, in quanto equiparata ad una semplice colf, mentre dal gennaio 2008 arriva a € 760,80 in caso di lavoro di cura a persone autosufficienti e 862,24 per persone non autosufficienti. Retribuzione più adeguata e molto più vicina a quelle che di fatto vengono concordate tra le parti.

Gli organismi paritetici

Vari tentativi sono stati fatti con i rinnovi succedutisi nel tempo per la costituzione di enti paritetici con la funzione di monitorare ad ampio raggio il settore, la situazione occupazionale nella categoria, le retribuzioni medie di fatto, il livello di applicazione del ccnl sul territorio. Purtroppo non sono mai decollati e quelli previsti a livello territoriale non sono mai stati costituiti.

Dal 2001 Il CCNL ha istituito due forme di bilateralità distinte nella gestione ma inscindibili nella sostanza.

L’EBINCOLF che svolgerà e monitorerà ricerche per cogliere gli aspetti peculiari delle diverse realtà presenti nel nostro Paese, al fine di effettuare analisi e studi. Questo Ente inoltre promuoverà iniziative sulla formazione, informazione, e sicurezza, possibilmente in collaborazione con le Regioni e tutti gli Enti competenti.

La CASSACOLF Ente paritetico nazionale, ha la funzione di intervenire sul trattamento economico di malattia. Infatti le lavoratrici domestiche in caso di malattia non percepiscono alcuna indennità economica da parte delll’INPS che riconosce il diritto alle sole prestazioni sanitarie e farmaceutiche.

L’attivazione di una convenzione con l’ INPS per la riscossione dei contributi di assistenza contrattuale, premetterà, fra breve, di predisporre un piano di attività teso alla concretizzazione di quanto demandato contrattualmente.

La convenzione prevede il versamento tramite i bollettini INPS già utilizzati per il versamento dei contributi, di un ulteriore contributo orario di 0,03 euro a carico del datore lavoro e di 0,01 euro a carico della lavoratrice.

La maternità

La legge sulla maternità non considera queste lavoratrici al pari delle altre, le tutela solo fino al termine del periodo di aspettativa obbligatoria, non riconosce il diritto al periodo di congedo parentale, ne a giorni retribuiti in caso di malattia del bambino. Infine l’indennità erogata dall’INPS durante il periodo di congedo è calcolata su un salario convenzionale che è largamente inferiore alla retribuzione realmente percepita.

In particolare per le donne immigrate la maternità anziché essere vissuta come un lieto evento, diventa spesso un dramma, lo stato di gravidanza può significare perdere il posto di lavoro, con tutto quel che comporta essere licenziate, e non avere più né lavoro né abitazione, né rinnovo del permesso di soggiorno, con la conseguenza spesso di tornare nell’illegalità.

L’unica tutela, seppur debole, ottenuta con l’ultimo rinnovo, è stata quella di prevedere che le dimissioni della lavoratrice entro il 1° anno di età del bambino devono essere comunicate con atto scritto e senza obbligo di dare il periodo di preavviso

La previdenza

Per la situazione pensionistica, le lavoratrici del settore domestico sono un esempio tra i più significativi dei lavoratori precari.

Nel sistema contributivo delle pensioni, il cui importo è direttamente commisurato ai versamenti effettuati, bisogna ormai superare alcune questioni. La prima riguarda il sistema delle retribuzioni convenzionali, in quanto per questa categoria il versamento contributivo non viene effettuato sulle retribuzioni erogate, bensì su retribuzioni convenzionali che sono di gran lunga inferiori.

L’altra riguarda l’elusione contributiva, la maggior parte dei contributi vengono versati per un orario pari a 25 ore settimanali, in quanto contrariamente sarebbe molto oneroso per le famiglie e a parità di costo poco conveniente per le lavoratrici.

Attualmente i datori di lavoro spesso non versano contributi con il consenso delle stesse colf, che preferiscono monetizzare questo loro diritto con una paga più elevata, rinunciando ad una pensione che sarebbe comunque di importo basso.

Una esigenza specifica per le colf straniere, è quella di reintrodurre il rimborso dei contributi versati, qualora non venga maturato il diritto alle prestazioni pensionistiche, (in caso di rientro in patria prima del raggiungimento dell’età penUna esigenza specifica per le colf straniere, è quella di reintrodurre il rimborso dei contributi versati, qualora non venga maturato il diritto alle prestazioni pensionistiche, (in caso di rientro in patria prima del raggiungimento dell’età pensionabile o per non aver maturato i 40 anni di contributi).

La reintroduzione di questa clausola di salvaguardia non fa tuttavia venire meno la necessità di stipulare con i paesi di origine convenzioni di sicurezza sociale, che consentano il cumulo dei periodi assicurativi.

La previdenza complementare

E forse il più importante strumento che i giovani hanno per integrare la pensione dell’Inps che fa parte del sistema nazionale di assicurazione obbligatoria. La necessità di un’integrazione alla pensione obbligatoria è oggi più che attuale.

Il tema della scelta della destinazione del TFR riguarda anche chi lavora nel settore domestico e quindi le colf e le assistenti alla persona, compresi gli extracomunitari.

La deroga legislativamente prevista è che, in assenza di scelta espressa, il TFR rimanga presso il datore di lavoro, per la particolare natura del rapporto di lavoro.

Con l’ultimo rinnovo si è convenuto di istituire una forma di previdenza complementare per le lavoratrici del settore, E’ stato stabilita solo l’’entità del contributo:

- 1% della retribuzione utile per il calcolo del t.f.r., a carico del datore di lavoro;

- 0,55% della medesima retribuzione a carico del lavoratore.

Stiamo ancora concordando le ulteriori decisioni sulle norme che dovranno rendere operativo il Fondo. Per le lavoratrici straniere che operano nel settore avere una pensione integrativa, può essere indispensabile per garantire una serena vecchiaia e la previdenza complementare potrebbe essere uno strumento utile.

Le agevolazioni fiscali

Per una completa visione del settore domestico è importante ricordare anche le agevolazioni fiscali attualmente in vigore.

Attualmente per chi assume una colf o una badante sono previste le seguenti deduzioni e/o detrazioni fiscali:

Ø Per la colf il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito, i contributi previdenziali obbligatori versati per un importo massimo di 1.549,37 euro l’anno.

Ø Per la badante il datore di lavoro può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese sostenute per l’assistenza di persone non autosufficienti. per un importo massimo di 2.100 euro l’anno. La detrazione spetta al soggetto non autosufficiente o ai familiari che sostengono la spesa. (si può usufruire di tale detrazione se il reddito complessivo non supera 40.000 euro).

Ø La deduzione fiscale per la colf si può sommare alla detrazione prevista per la badante e viceversa.

Note conclusive

La situazione demografica del nostro Paese evidenzia che l’assistenza alla persona, in particolare alla persona anziana non autosufficiente sarà uno dei problemi emergenti del futuro.

Sono principalmente le donne a farsi tuttora carico delle esigenze dei propri familiari. Un lavoro mai riconosciuto e non pagato delle mogli , madri, figlie, che per sostenere il lavoro familiare, sia esso di cura che di semplice aiuto nella pulizia della casa, hanno oggi necessità di ricorrere ad un aiuto che è ancora al femminile.

L’evoluzione avvenuta nell’ambito familiare non ha modificato questo concetto che il lavoro di cura è donna.

E’ necessario costruire nuove politiche sociali nazionali e territoriali per sostenere gli anziani e le famiglie che non possono essere lasciate sole ad affrontare temi che sono sociali e debbono rimanere nel sociale.

Servono anche misure strutturali per la costruzione di una rete di servizi che colleghi ed integri le politiche migratorie alle politiche sociali.

Quando si parla di lavoro domestico si affrontano più temi contemporaneamente: le politiche sociali che riguardano la famiglia con i servizi di cura alla persona, le politiche sull’immigrazione considerato che una alta percentuale di donne immigrate è occupata in questo ambito, le norme che regolano il mercato del lavoro, le norme fiscali e quelle che riguardano la formazione.

L’ipocrisia della chiamata a distanza per l’assunzione della lavoratrici dedicate al lavoro di cura, va cancellata e va rivisto il sistema delle quote d’ingresso palesemente incongruente con la domanda reale e che genera schiere di lavoratrici “irregolari”.

Un aumento delle agevolazioni fiscali favorirebbe l’interruzione dell’attuale cerchio vizioso dell’irregolarità e l’emersione dal lavoro irregolare, creando le condizioni, per la stragrande maggioranza delle lavoratrici extracomunitarie, per una maggiore integrazione.

La formazione, dovrà essere sempre più uno strumento per accrescere la professionalità delle lavoratrici e per elevare il livello di assistenza rivolto alle persone anziane e ai bambini, può rappresentare uno stimolo all’integrazione. Contrattualmente si dovranno riconoscere i risultati formativi conseguiti con una valorizzazione dell’inquadramento e del livello retributivo.

Nel campo delle tutele in materia di assistenza, maternità e previdenza vi sono carenze strutturali tali che la sola via contrattuale non può superare.

Certo l’attuale situazione politica e sociale non depone a favore di una estensione dei diritti e delle tutele dei lavoratori in generale e in questo settore, caratterizzato dall’immigrazione e dalla debolezza contrattuale, in modo particolare.

Se pensiamo al provvedimento legislativo emanato recentemente in materia di lavoro occasionale ed accessorio (per una durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare e che da luogo a compensi non superiori a 3 mila euro l’anno) che ha ampliato il campo di applicazione aggiungendo ai piccoli lavori domestici a carattere straordinario, anche la assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane ammalate o con handicap, il rischio è la destrutturazione del CCNL.

Albani, Urbino 26 settembre 2008