Intervento di Ivano Corraini al II Congresso Uni-Europa, Atene 23-25 aprile 2007

Congresso UNI-EUROPA, Atene 23/25 aprile 2007

Intervento Ivano Corraini, Segretario Generale FILCAMS CGIL

Signor Presidente, Bernardette, Philips, colleghe e colleghi, io voglio esprimere la mia opinione in merito al punto 24 della 1^ mozione là dove si dice che “Un quadro per la contrattazione collettiva transnazionale, non può essere sostenuto se non ha il mandato dei sindacati, sulla contrattazione collettiva e sui sistemi che regolano le relazioni sociali”.

Sono d’accordo ma il punto è che noi, come UNI-Europa, ancora non abbiamo provato a fare contrattazione collettiva transnazionale degna di questo nome, mentre, secondo me, diventa oggi un imperativo cominciare e fare esperienze di questo tipo, almeno per quanto riguarda le imprese multinazionali, per esempio della distribuzione, per le quali noi facciamo contrattazione nei nostri paesi e quasi sempre in modo scoordinato.

Noi, e non da oggi, siamo di fronte ad un processo di concentrazione delle imprese della grande distribuzione, ma che si accompagnano anche a processi di terziarizzazione ed esternalizzazione di attività, non solo di servizio, ma anche della stessa loro attività caratteristica.

Ciò che in questo caso viene messo in discussione in questo processo, sono i diritti dei lavoratori consolidati dalla contrattazione collettiva realizzata precedentemente nei singoli paesi.

Gli stessi investimenti delle imprese multinazionali fuori dei propri confini nazionali portano con se, culture d’impresa, situazioni contrattuali, sistemi di relazioni sindacali, che sono molto differenti da quanto consolidato nel nuovo paese realizzando contraddizioni e dumping con le realtà locali.

Le stesse condizioni contrattuali, i sistemi di relazioni sindacali, il trattamento economico dei lavoratori di una impresa commerciale al di quà di una frontiera, influenzano le realtà contrattuali del Paese che stà al di là della frontiera e quasi sempre la influenzano in modo negativo, soprattutto oggi che le frontiere in Europa sono aperte.

Lo stesso Franchising non è una forma di impresa in decadenza oggi in Europa, ma, anzi, in sviluppo spinto proprio dalle multinazionali che accelerano i processi di concentrazione come risposta organizzativa di flessibilità, ma anche come riduzione drastica dei costi per vincere la competizione sul mercato a spese dei diritti dei lavoratori.

In questa impresa i diritti dei lavoratori sono mediamente più bassi di quelli in atto nelle case madri.

Affrontare anche queste poche situazioni indicate – solo nell’ambito del proprio paese non porta molto lontano – dobbiamo esserne consapevoli e trarne le decisioni conseguenti.

In primo luogo, dobbiamo essere messi nella condizione di sapere davvero quello che capita nei singoli paesi sul piano proprio della contrattazione.

Sappiamo poco di quello che capita anche perché non abbiamo griglie interpretative di lettura degli stessi accordi.

UNI EUROPA deve essere messa nella condizione di poterlo fare.

In secondo luogo, è necessario che Uni-Europa possa lavorare , sia messa nelle condizioni di lavorare per individuare, priorità, obiettivi, su cui indirizzare, ciascuno nel proprio paese, con la

propria autonomia la contrattazione su quegli obiettivi e priorità, per far si che per questa via si inneschi un processo di armonizzazione della contrattazione, in modo graduale e autonomo.

Bisogna introdurre, nei propri paesi di origine elementi di contrattazione fatti di obiettivi comuni deliberati a livello Europeo.
I sindacati nazionali oggi devono fare una scelta, devono realizzare una cessione di sovranità rispetto alla negoziazione per allocarla ad un livello sopranazionale, al livello Europeo.

Questo su poche questioni per le quali, con deliberanti, riteniamo che sia il livello europeo quello più adeguato per affrontarle e portarle a soluzione.

Penso ad esempio, ma non solo, alla problematica di diritti dei lavoratori nel franchising o i diritti dei lavoratori negli appalti di servizi nelle imprese multinazionali.

Credo che per la realizzazione di una forma di contrattazione europea, su punti selezionati e imprese multinazionali scelte, dovremmo rispettare almeno 3 condizioni:

    1-La piattaforma rivendicativa deve essere costruita democraticamente con i paesi interessati alla vertenza;
    2-La conduzione della vertenza deve vedere la partecipazione al tavolo negoziale i rappresentanti dei sindacati dei paesi interessati ad essere diretta da Uni-Europa;
    3-L’approvazione dei risultati dell’accordo deve coinvolgere tutti i lavoratori dell’impresa attraverso un referendum.

    Questo, a mio avviso, darà autorità negoziale e politica a Uni-Europa.