Intervento di G.Guglielmi alla 2’ Assemblea Generale EFFAT settore Turismo – Bruxelles, 3 ottobre 2002

Intervento di Gabriele Guglielmi – Filcams CGIL

Premessa

La 2’ Assemblea Generale dell’EFFAT settore Turismo, si tiene a pochi giorni dalla conclusione del WSSD (Summit mondiale di Johannesburg) e la nostra discussione sulla sostenibilità non può che ripartire da lì.

Il presente contributo è stato scritto a quattro mani e le considerazioni sui
DOCUMENTI APPROVATI DAL VERTICE MONDIALE SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE DI JOHANNESBURG sono tratte da un lavoro di Claudio Falasca , capo della delegazione sindacale italiana al Summit.

A.Il Piano di azione approvato dal WSSD, ad eccezione di alcuni traguardi temporali molto generali, non propone obiettivi, tempi, regole, risorse e sanzioni. E’ solo un documento ricco di buone intenzioni, la cui realizzazione è affidata alle disponibilità e volontà politiche che nelle diverse situazioni sapranno esprimersi.

Il tanto auspicato sviluppo delle troppe realtà oppresse da secolari iniquità viene affidato al potere taumaturgico della libera circolazione delle merci, lasciando però di fatto inalterato il sistema dei sussidi dei paesi ricchi.

Lo stesso enorme problema delle risorse per gli aiuti allo sviluppo è demandato alla "buona volontà" dei Governi. Da questo ne consegue la debolezza degli impegni per lo sradicamento della fame, della sete e della lotta per la salute che doveva essere uno degli obiettivi di fondo del summit.

La riforma delle istituzioni internazionali su cui si contava per un governo più democratico della globalizzazione non fa passi avanti In particolare è stato accantonato il progetto di istituire una organizzazione mondiale per l’ambiente

Per quanto riguarda il sindacato, anche se a parole sono stati fatto passi avanti sul tema dei diritti, l’obiettivo del riconoscimento della "clausola sociale" resta ancora molto lontano. Al riguardo c’è da domandarsi seriamente come una grande forza organizzata come quella del sindacato europeo ed internazionale non sia riuscita a incidere più di tanto sui lavori del summit. E’ fuori di dubbio che gli interessi che vedono contrapposti i diversi paesi attraversano in molti casi il movimento sindacale. Tuttavia, non si può non rilavare un forte ritardo culturale e politico nella assunzione della sostenibilità dello sviluppo, che ha portato di fatto anche il sindacato ad esprimere una presenza al summit politicamente inadeguata

B.Il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile era chiamato ad esprimersi sul rapporto del Segretario Generale dell’ONU che individuava un piano d’azione articolato nei seguenti 10 punti.
1.Una globalizzazione in favore dello sviluppo sostenibile.
2.Eliminare la povertà.
3.Modificare i modelli di produzione e di consumo insostenibili.
4.Migliorare la salute.
5.Garantire l’accesso all’energia.
6.Gestire gli ecosistemi e le biodiversità in modi sostenibili.
7.Fornire l’acqua potabile e tutelare le risorse idriche.
8.Fornire le risorse finanziarie.
9.Favorire lo sviluppo sostenibile in Africa.
10.Rafforzare la capacità di governo internazionale.

Il Summit si è concluso con l’approvazione di tre documenti: la Dichiarazione politica, Il piano di azioni e il suo allegato.
La dichiarazione politica è per sua natura un sintetico documento molto generale.
Il piano d’azione è un documento molto complesso che si articola in 10 capitoli a loro volta ripartiti in numerosi temi (148 paragrafi).
Il terzo documento, allegato del piano, comprende 562 accordi di Tipo II.

C.DICHIARAZIONE POLITICA

In essa si ribadisce l’impegno di 190 Paesi riuniti a Johannesburg di rispettare quanto sancito a Stoccolma nel 1977 ed a Rio 1992 in merito al carattere dello sviluppo sostenibile che, in estrema sintesi, viene individuato nella continua ricerca di un corretto equilibrio tra dimensione sociale, dimensione economica e dimensione ambientale dello sviluppo.

D.PIANO DI AZIONE

I – Introduzione
Questo principio della "comune ma differente responsabilità" verrà continuamente ripreso in tutto il piano proprio al fine di sottolineare le diverse responsabilità. Proprio per questo sarà oggetto di una continua polemica non ancora sopita tra chi (i Paesi in via di sviluppo) pone l’accento ai danni ambientali prodotti nel passato e chi (i paesi sviluppati) si preoccupa dei danni possibili nel futuro.

II – Lo sradicamento della povertà Si riafferma il principio che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali deve essere considerato presupposto essenziale dello sviluppo sostenibile.
Si afferma il ruolo delle donne nei processi decisionali e dell’abbattimento di ogni forma di discriminazione e violenza nei loro confronti.
Si ribadisce l’impegno nella lotta al lavoro minorile e al diritto all’istruzione.
Per quanto riguarda il diritto dei lavoratori e il ruolo dell’O.I.L. si recuperano i contenuti dei precedenti accordi internazionali, senza passi avanti decisivi nell’assunzione della clausola sociale.

Punto 11: si richiama la convenzione OIL 182 del 19.11.2000 sul lavoro minorile
11. Take immediate and effective measures to eliminate the worst forms of child labour as defined in ILO Convention No. 182, and elaborate and implement strategies for the elimination of child labour that is contrary to accepted international standards.

III – Cambiamento dei modelli di produzione e consumo insostenibili. Fra i principali impegni evidenziamo:
Accrescere la responsabilità sociale e ambientale delle imprese. E’ stato questo uno dei punti su cui si è molto dibattuto durante i lavori del Summit. In particolare da parte del sindacato internazionale si è molto insistito per impegni più cogenti. Ad esempi applicando le linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali il nostro compito è quello di sviluppare la contrattazione e di favorire le incentivazioni

IV – Protezione e gestione delle risorse naturali
Questo capitolo prevede numerose linee di azione che recuperano per lo più gli impegni contenuti nelle precedenti conferenze ONU.
Una particolare attenzione viene dedicata al tema dell’agricoltura sotto i diversi profili economico, sociale e ambientale. Sul tema dei sussidi dell’agricoltura si è verificato uno dei confronti più duri tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Confronto che si è concluso con un generico impegno alla riduzione del sussidi per le produzioni agricole nocive all’ambiente da parte del paesi sviluppati. Riceve più sovvenzioni una Mucca al nord che un contadino nel sud del mondo.
Sempre nel IV capitolo vengono trattati inoltre: il tema della desertificazione con il richiamo alla convenzione dell’ONU; il tema degli ecosistemi montani; quello del turismo sostenibile, delle foreste e delle miniere.
Punto 41: SVILUPPO DEL TURISMO SOSTENIBILE
41. Promote sustainable tourism development, including non-consumptive and eco-tourism, taking into account the spirit of the International Year of Eco-tourism 2002, the United Nations Year for Cultural Heritage in 2002, the World Eco-tourism Summit 2002 and its Quebec Declaration, and the Global Code of Ethics for Tourism as adopted by the World Tourism Organization in order to increase the benefits from tourism resources for the population in host communities while maintaining the cultural and environmental integrity of the host communities and enhancing the protection of ecologically sensitive areas and natural heritages. Promote sustainable tourism development and capacity-building in order to contribute to the strengthening of rural and local communities. This would include actions at all levels to:

(a) Enhance international cooperation, foreign direct investment and partnerships with both private and public sectors, at all levels;

(b) Develop programmes, including education and training programmes, that encourage people to participate in eco-tourism, enable indigenous and local communities to develop and benefit from eco-tourism, and enhance stakeholder cooperation in tourism development and heritage preservation, in order to improve the protection of the environment, natural resources and cultural heritage;

(c) Provide technical assistance to developing countries and countries with economies in transition to support sustainable tourism business development and investment and tourism awareness programmes, to improve domestic tourism, and to stimulate entrepreneurial development;

(d) Assist host communities in managing visits to their tourism attractions for their maximum benefit, while ensuring the least negative impacts on and risks for their traditions, culture and environment, with the support of the World Tourism Organization and other relevant organizations;

(e) Promote the diversification of economic activities, including through the facilitation of access to markets and commercial information, and participation of emerging local enterprises, especially small and medium-sized enterprises.

V – Lo sviluppo sostenibile in un mondo globalizzato.
E’ forse il capitolo che meglio rende l’idea sui risultati complessivi del Summit e della qualità del compromesso raggiunto. Di fatto il tema più discusso, è cioè il rapporto tra qualità ed equità dello sviluppo e processi di globalizzazione. Alcuni dei punti ripresi sono i seguenti.
-Supportare l’OIL come affermato nel Monterrey consensus.
-Promuovere la "corporate responsability and accountability sulla base dei principi di Rio.

Punto 17 ISO – GRI (di conseguenza TOI project, ed anche "The OECD GUIDELINE on Multinationals" )
17. Enhance corporate environmental and social responsibility and accountability. This would include actions at all levels to:

(a) Encourage industry to improve social and environmental performance through voluntary initiatives, including environmental management systems, codes of conduct, certification and public reporting on environmental and social issues, taking into account such initiatives as the International Organization for Standardization (ISO) standards and Global Reporting Initiative guidelines on sustainability reporting, bearing in mind principle 11 of the Rio Declaration on Environment and Development;

(b) Encourage dialogue between enterprises and the communities in which they operate and other stakeholders;

(c) Encourage financial institutions to incorporate sustainable development considerations into their decision-making processes;

(d) Develop workplace-based partnerships and programmes, including training and education programmes.

VI – Salute e sviluppo sostenibile

VII – VIII – VII BIS – Piccole isole, Africa, Aree regionali

IX – Mezzi di attuazione: vengono toccate tutte le leve essenzialI ai fini di uno sviluppo sostenibile. Rimane però del tutto vago il tema delle risorse.

X – Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile: non è stata trovata risposta in una dimensione mondiale

E.ALLEGATO AL PIANO

L’allegato al Piano comprende 562 progetti di cooperazione (azioni di Tipo II) che allo stato impegnano risorse per soli 1500 milioni di €.
Senza dubbio l’allegato costituisce uno sforzo positivo al fine di concretizzare programmi spesso astratti. Tuttavia risente anch’esso del limite, fortemente criticato nel corso dei lavori del Summit, di muoversi fuori da un sistema di obiettivi, tempi e regole.
I progetti dell’allegato fanno riferimento a 12 aree di intervento.
-Riduzione della povertà.
-Promozione di modelli sostenibili di produzione e consumi. es. Progetto STEP dell’OMT.

F.CONSIDERAZIONI FINALI

Le posizioni che si sono confrontate, espressione di interessi alle volte diametralmente opposti, si possono schematizzare nel modo seguente.
I Paesi in via di sviluppo tesi a conquistare migliori condizioni di accesso ai mercati delle loro produzioni al fine di far progredire le loro economie, in questo il ruolo di punta è stato giocato dal Gruppo 77.
Gli Stati Uniti, che fino in fondo si sono spesi per una conclusione dei lavori che evitasse una griglia troppo rigida di impegni tale da coinvolgere eccessivamente il loro Paese e allo stesso tempo, troppo vincolante per l’azione delle multinazionali americane. Da qui la forte pressione per rendere il piano di azioni il più vago possibile spostando invece l’attenzione sui progetti bilaterali.
L’Unione europea, che si è fatta portatrice del proprio modello di sviluppo che più di altri si avvicina all’idea di sostenibilità, di fatto in un ruolo di mediazione, ruolo che in alcuni casi ha saputo giocare con buona lungimiranza come nel caso del Protocollo di Kioto;
Intorno a queste tre linee di confronto si sono poi articolate un insieme ampio di altre posizioni, espressioni di interessi particolari e generali, portate avanti da soggetti sociali ed economici i più diversi per carattere, storia e consistenza. Tra questi in particolare sono da ricordare le Associazioni ambientaliste, il Forum sociale mondiale, la rete mondiale delle istituzioni pubbliche locali, il sindacato internazionale, un folto e potente numero di imprese multinazionali.

Le ragioni sono numerose. Tra le tante sicuramente un peso rilevante deriva dalla generale sottovalutazione politica e culturale della complessità di realizzare una strategia globale di sviluppo sostenibile. In particolare, non sono state tratte le conseguenze di quella strategia individuata con nettezza già nella Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, che fondavano la sostenibilità dello sviluppo su tre pilastri: quello sociale, quello ambientale e quello economico.
Il fatto che uno dei punti di maggiore scontro sia stata la richiesta del Gruppo 77 di ridurre i sussidi pubblici alle produzioni dei Paesi sviluppati e, di converso, la richiesta dei Paesi sviluppati di applicare i diritti civili e del lavoro e misure di tutela ambientale nei Paesi a basso reddito, esprime efficacemente per un verso l’assunzione positiva del tema dell’ambiente e dei diritti nell’ambito del confronto politico sulle strategie di sviluppo globale. Allo stesso tempo, però, mette in evidenza la profonda inadeguatezza delle sedi, degli strumenti e degli attori.
Sviluppare con coerenza le scelte di Rio 1992, avrebbe dovuto comportare una profonda innovazione di sedi, strumenti e soggetti, a partire dalla riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, al fine di realizzare un’integrazione efficace dei tre pilastri.
Tutto questo non è avvenuto e di fatto i travagliati lavori del Summit si sono sviluppati avendo alla base una visione strabica dei problemi: pensare , cioè, che il centro del Summit fosse il tema "dell’ambiente", quando invece il Summit si è andato caricando di tutto quell’insieme di contenuti, a partire da quello della lotta alla povertà, che sono base irrinunciabile della sostenibilità.

G.Veniamo al TOI PROJECT
La nostra via principale anche sul fronte della sostenibilità resta quella della contrattazione collettiva, meglio se supportata da incentivi pubblici che possano favorire la sostenibilità; su questi aspetti però il Summit non ci ha molto aiutati perché, nei confronti delle multinazionali, il WSSD si è orientato più su: certificazione e rendicontazione; questo é comunque uno spazio da quale sindacato non può star fuori.
Visto il basso livello raggiunto a Johannesburg, l’esperienza Tour Operators Initiative project, che inizialmente ci aveva preoccupati non poco, pare sia quasi un’esperienza avanzata ad es., prendendo a riferimento le linee guida approvate, evidenziamo i seguenti indicatori:

Indicatori di risultato a pagina 13

PRODUCT MANAGEMENT AND DEVELOPMENT (PMD)

PMD3. Describe key environmental, economic and social issues identified in
destinations and types of information gathered 2 .
Issues may include:
Environment: water, wastewater, energy, and transport infrastructures;
hazardous and solid waste disposal; air and water quality; land-use and
biodiversity conservation; local environmental management structures.

Socio-economic: respect for human rights (including indigenous and tribal
people); compliance with ILO conventions on child and forced labour;
freedom of association; non-discrimination; programmes to combat sexual
exploitation of children and to combat and mitigate the social impacts of
HIV/AIDS; citizen participation in planning process.

Indicatori per il management interno a pagina 14
INTERNAL MANAGEMENT (IM)

Labour practices:
IM1. Provide evidence of recruiting local residents (including destination
nationals) for destination posts including management positions.
Health and safety:
IM2. Describe existence of policies and programmes to address the physical
and mental well-being of staff at headquarters and destinations.
Training and education:
IM3. Describe types and mechanisms of training on environmental, social
and economic issues by category of employee.
Include destination representatives, senior management, middle management,
professional, technical, administrative, production and maintenance.

Indicatori per la catena dei fornitori a pagina 16

SUPPLY CHAIN MANAGEMENT (SCM)
SCM8. Indicate percentages of suppliers, by type, subject to supply chain
policy that have a published sustainability policy, implemented a
sustainability management system and/or have a staff person with
management responsibility for corporate sustainability.
SCM9. State types of information requested from suppliers, by type, on their 3 :
(a) Environmental practices and performance.
Include: Materials, water, energy, purchasing, solid waste, hazardous waste,
effluents, emissions, transport, land-use and biodiversity.
(b) Social practices and performance.
Include: Community and staff development, indigenous and tribal people’s
rights, formal employment contracts, social security, working conditions
according to ILO Convention 172, equal treatment, non-discrimination,
recognition of independent trade unions and application of collective
bargaining agreements, health and safety committees, policies excluding child
labour as defined by ILO, programmes to combat commercial sexual
exploitation of children, and to combat and mitigate the social impacts of
HIV/AIDS.

L’indicatore SCM 9, a pagina 21 viene inserito quale Diritto Umano nella classificazione “Human Rights” del G.R.I.

Questa nostra partecipazione all’iniziativa T.O.I Project, pur con le cautele del caso, va continuata,
Abbiamo verificato che il difficile non è solo nell’individuare, proporre e far recepire gli indicatori, ma occorre difenderli dai continui attacchi, e serve mettere in piedi un sistema di monitoraggio per controllarne il rispetto.
Prossimi appuntamenti:
-19-20 novembre workshop
-metà 2003 x aggiornamenti con le best pratices
Sono graditi uggerimenti e proposte su come continuare l’iniziativa e si sollecita la disponibilità di altri colleghi a partecipare.

Gabriele Guglielmi – Filcams CGIL
2’ Assemblea Generale EFFAT settore Turismo – Bruxelles, giovedì 3 ottobre 2002