Intervento di Elena Battaglini, Roma 19/09/2001

Seminario Nazionale
I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE
Roma, 19 settembre 2001
CGIL Nazionale
Sala Santi
 

Intervento di Elena Battaglini, IRES
 
La formazione nei processi di certificazione: il progetto IRES – Ministero dell’Ambiente “Linee guida per la formazione dei lavoratori al sistema EMAS”

 

1. Gli obiettivi del Progetto
 
Molti aspetti del sistema di gestione d’impresa possono trovare nella partecipazione dei lavoratori un’importante fattore di successo. Questo vale, in particolare, per la salute e sicurezza sul posto di lavoro e per la protezione ambientale, che richiede un forte grado di coesione nei comportamenti di tutti, fondata sulla  condivisione degli obiettivi stabiliti. L’analisi di molti incidenti, con vittime e danni sia tra i lavoratori sia nell’ambiente esterno, hanno spesso dimostrato deficit cruciali proprio negli stili di comportamento e nelle relazioni tra impresa e dipendenti, anche a fronte di programmi di gestione e di controllo tecnicamente ineccepibili, ma fortemente carenti sul piano dei fattori umani e organizzativi.
La sostenibilità ambientale, di cui il Regolamento Emas è uno strumento importante, è un principio ancora insufficientemente diffuso nel mondo del lavoro. La sua conoscenza non può prescindere da interventi formativi sistematici e questi, a loro volta, richiedono che siano predisposti progetti adeguati e condivisi dai soggetti interessati (imprese e lavoratori), che definiscano i contenuti, le metodologie e gli strumenti di questo tipo di formazione.
Obiettivo principale del progetto è di produrre un insieme organico di indicazioni (“Linee Guida”) che possano essere utilizzate congiuntamente dai sindacati dalle imprese e dai rappresentanti dei lavoratori per definire e realizzare interventi specifici di formazione dei dipendenti, riguardo ai diversi ambiti tematici rilevanti per la gestione di Emas: dai principi fondamentali della prevenzione, al rapporto tra tutela della salute nel lavoro e nel territorio, dalla legislazione ambientale italiana ed europea, all’impatto dei diversi fattori inquinanti, ai sistemi di gestione e partecipazione.
Si prospetta inoltre la possibilità di contribuire al prodursi di iniziative legislative volte a promuovere e ad incentivare la formazione dei dipendenti coinvolti in Emas, così come già avviene  nel campo contiguo della sicurezza, con il decreto legislativo n.38 del 2000 (art.23).
Le Linee Guida, prodotte nell’ambito del progetto, sviluppano indicazioni circa contenuti e metodi formativi in riferimento all’attività progettuale e gestionale dell’impresa nelle diverse fasi in cui il coinvolgimento dei dipendenti e la loro informazione e formazione si presentano come parti integranti ai fini di Emas:
 
·        la politica ambientale dell’impresa, che deve comprendere lo svolgimento di un programma generale di informazione e formazione di base dei  lavoratori sui temi della protezione dell’ambiente, con riferimento all’attività economica dell’impresa;
·        l’analisi ambientale del sito, che deve essere svolta anche attraverso la raccolta organizzata delle osservazioni e dei suggerimenti dei lavoratori, che devono essere messi in grado di conoscere i fattori di rischio cui sono sposti;
·        la definizione degli obiettivi e del programma di gestione del sito, che deve prevedere, come sua parte integrante e in relazione alle misure di prevenzione e protezione individuate, la progettazione di adeguati programmi formativi e informativi dei lavoratori;
·        la progettazione del programma di controllo (audit), che deve comprendere la verifica con i dipendenti degli impatti ambientali dei diversi fattori di rischio;
·        l’attuazione del sistema di gestione, che deve comprendere, tra l’altro, un’attività di informazione per far conoscere ai dipendenti gli obiettivi individuati e il programma di gestione definito (riunioni, opuscoli, manuali ecc.) e lo svolgimento di corsi di formazione dei lavoratori sul programma di gestione ambientale con riferimento alle specifiche mansioni;
 
Si può dire che in ognuna di tali fasi si pone l’obiettivo che ogni lavoratore diventi consapevole delle problematiche affrontate dal programma di gestione ambientale (sapere) e impari a comportarsi conseguentemente sia nel normale svolgimento del lavoro che nell’eventualità di situazioni di emergenza (saper fare).
In modo corrispondente a tali diversi momenti, i contenuti che le Linee Guida indicano si articolano su cinque filoni principali:
 
1.      principi e concetti fondamentali di prevenzione;
2.      correlazione tra sicurezza sul lavoro e ambiente esterno;
3.      lineamenti essenziali della normativa;
4.      impatto dei diversi fattori inquinanti;
5.      sistemi di gestione ambientale e di partecipazione.

 
I destinatari della formazione che le Linee Guida prendono in considerazione sono sia i lavoratori e/o i loro rappresentanti, che i responsabili e/o addetti dell’impresa incaricati della gestione ambientale e della sicurezza.
 
2. La metodologia
 

Al fine di  verificare la validità delle  Linee Guida e la loro adeguatezza alla realtà del mondo del lavoro e della produzione, abbiamo sottoposto le ipotesi  individuate nel progetto ad un test di verifica, svolto su un gruppo piccolo ma significativo di imprese. Abbiamo pertanto promosso un’indagine nelle tre realtà territoriali (Brescia, Prato, Taranto) nelle quali si erano tenuti i convegni di presentazione dell’Opuscolo La sfida EMAS. Un’opportunità per imprese, pubblica amministrazione e lavoratori, realizzato per conto del Ministero Ambiente, Servizio di Impatto Ambientale, dallo stesso gruppo di lavoro che cura l’attuale studio.

Attraverso l’uso di un questionario strutturato prevalentemente in domande chiuse, sono state condotte interviste a  “testimoni privilegiati” (managers e rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza – Rls) in 13 imprese di diversa tipologia per settore produttivo e per dimensione.

Il questionario  è stato somministrato direttamente sul campo ed è stato strutturato in   sezioni o aree tematiche,  la prima delle quali relativa ai dati di base delle imprese intervistate (ragione sociale, attività prevalente, contratto collettivo di lavoro applicato, numero degli addetti, ambito territoriale dell’attività commerciale e distributiva, fatturato).

Le altre cinque sezioni hanno permesso di indagare, nell’ordine: 1) i principali fattori di impatto ambientale interni ed esterni delle attività produttive;  2) le principali strategie ambientali adottate e le motivazione; 3) le modalità organizzative con cui l’impresa affronta le problematiche ambientali (il sistema interno delle responsabilità, l’esistenza di tecnici o consulenti esterni nonché la formazione specifica adottata);  4) lo stato delle relazioni  interne ed esterne all’impresa; 5) le conoscenze, gli interessi e  i fabbisogni formativi rispetto ad Emas.

La scelta delle imprese  è stata fatta in base a tre variabili: in primo luogo il territorio e, cioè, le tre realtà produttive di Brescia, Prato e Taranto  – Nord, Centro e Sud. In queste realtà territoriali, lo scorso anno, era stato fatto un lavoro di approfondimento e ciò ha favorito la selezione delle imprese e  la somministrazione delle successive interviste.  Seconda variabile, il settore produttivo per il quale non vi sono vincoli da parte del Regolamento Emas,  ora esteso a tutti i settori.  Vincoli sono tuttavia emersi dalle caratteristiche produttive delle tre aree territoriali, nel senso che a Prato prevale il settore tessile e la piccola e media impresa (e 4 delle 5 imprese del campione sono tessili e medio-piccole, mentre una impresa è grande, pubblica, e si occupa del trattamento rifiuti). A Taranto invece è pressoché assente la piccola  e media impresa, e prevale la grande impresa ma in settori industriali di base o di servizio (le 4 imprese di Taranto sono pertanto 3 grandi – una raffineria, un ospedale, un’impresa di igiene ambientale – e una piccola,  di ristorazione). Solo Brescia ha un tessuto produttivo ricco e articolato, e lì la scelta è dunque stata più facile: nel “campione” sono entrate una grande impresa di gestione pubblica di rifiuti, una grande impresa del credito, una media impresa di chimica per l’agricoltura e una piccola azienda metalmeccanica. Terza variabile, la dimensione d’impresa piccola, media e grande, assumendo per questo i parametri fissati dal Decreto del Ministro dell’Industria del 18.9.1997 di recepimento della normativa europea, secondo cui sono piccole le imprese fino a 50 dipendenti e fatturato fino a 7 milioni di Ecu; medie, quelle con dipendenti oltre 50 e fino a 250 dipendenti, e fatturato oltre i 7 e fino a 80 milioni di Ecu; grandi quelle con dipendenti sopra i 250 dipendenti e fatturato sopra gli 80 milioni di Ecu).

 

3. Le indicazioni conclusive

 
L’indagine sul campo permette di avanzare l’ipotesi che l’Italia sia ormai entrata in una fase che si può definire di “post-inquinamento”, non perché siano stati azzerati tutti i fattori di impatto ma perché il tema della tutela ambientale si è imposto grazie alla normativa europea e alle iniziative di recupero e di bonifica intraprese dalla Pubblica Amministrazione.
Le indicazioni che emergono dall’indagine sul campo, possono essere così sintetizzate:
 

    ·        Esiste ormai un grado di cultura della prevenzione e della tutela ambientale proporzionato alle caratteristiche proprie delle diverse attività produttive e ai requisiti minimi di controllo e di gestione che queste richiedono. Si tratta forse di una cultura “minima” e disomogenea, soprattutto tra grandi imprese e imprese medio piccole sia da parte del management che dei lavoratori.  La consapevolezza del management non si traduce sempre in azione, perché talvolta la tutela ambientale e la sicurezza sul lavoro continuano ad essere  vista come un costo “aggiuntivo”, e non come  “abbattimento a monte” dei costi totali  d’impresa e come opportunità per migliorare insieme situazione ambientale, sicurezza del lavoro e  qualità del prodotto. Le resistenze da parte dei lavoratori quando esistono, sembrano determinate invece da una conoscenza insufficiente, generale e specifica, dei problemi della sicurezza e  della tutela ambientale,  che vada al di là della propria esperienza personale.
    ·        La  normativa sull’ambiente e sulla sicurezza sul lavoro appare come uno stimolo assai forte per sviluppare l’impegno concreto del management e il coinvolgimento dei dipendenti a “cambiare le cose”. Le trasformazioni che le varie leggi ambientali su acqua, aria, gestione dei rifiuti, elettrosmog etc, richiedono non sono semplici da concretizzare, e anche per questo la conoscenza della normativa  serve sia alle imprese che ai lavoratori per capirne i vincoli e le opportunità. Si potrebbe dire, in definitiva, che la conoscenza della normativa è una condizione necessaria anche se non sufficiente.
    ·         Il clima delle relazioni industriali appare positivamente influenzato dalla decisione presa dal management e dai lavoratori di percorrere insieme la strada della prevenzione, del risanamento ambientale e della sicurezza sul posto di lavoro. Questa conclusione vale per tutte le aree prese in considerazione: per Brescia e Prato che sono realtà di forte e antica tradizione industriale, dove le parti sociali hanno una lunga esperienza di confronto e di scontro sulla difesa della sicurezza sul posto di lavoro. Ma risulta vera anche per Taranto, che è nel Mezzogiorno – dove i controlli ambientali sono meno rigorosi o assenti -  e ha una realtà produttiva a fortissimo impatto ambientale, che ha reso  critico il rapporto tra attività produttiva e territorio anche in tempi recenti, dando luogo ad un processo per reati ambientali ancora in corso.

 
Dai risultati raccolti si può inoltre affermare che esistono ormai  in Italia – al Nord, al Centro e al Sud – le condizioni necessarie e sufficienti per mettere a punto un sistema di formazione dei  lavoratori (e dei loro rappresentanti) e del management (limitatamente alle minori imprese), teso a favorire l’adozione di EMAS, il sistema comunitario di gestione ambientale d’impresa. Sistema che richiede la predisposizione di programmi formativi ad hoc come quelli esposti nel nostro lavoro e l’adozione di misure legislative di supporto, che rendano fattibile in concreto la realizzazione dei corsi di formazione del sistema EMAS.
L’utilizzo sistematico degli strumenti di gestione ambientale richiederà tuttavia uno sforzo ulteriore sia da parte delle imprese che delle istituzioni, anche attraverso un’ampia attività di promozione di iniziative di formazione e di sensibilizzazione.