“Intervento” Covip, un ruolo insostituibile (L.Scimìa)

25/01/2007
    giovedì 25 gennaio 2007

    Pagina 29 – Norme e tributi

    INTERVENTO

    Covip, un ruolo insostituibile

    di Luigi Scimìa*
    *presidente Covip

      La riforma della previdenza complementare ha anche previsto, come esigenza fondamentale per una corretta attuazione della nuova disciplina, l’accentramento delle funzioni di vigilanza in un’Autorità unica, la Covip da me presieduta.

      Nel contesto di un sistema in cui i recenti interventi normativi hanno elevato il grado di concorrenza tra forme diverse (fondi negoziali, fondi aperti, polizze pensionistiche assicurative), ancorchè accomunate dalla medesima finalità previdenziale, assume un valore essenziale la scelta di attribuire a una sola Autorità specializzata il compito di garantire la comparabilità tra tali forme, con particolare riferimento al livello dei costi, alla rappresentazione dei risultati di gestione, alla portabilità delle posizioni individuali.

      Il riconoscimento alla Covip di questo fondamentale ruolo di garanzia è stato uno dei passaggi fondamentali per raggiungere un punto di equilibrio tra le diverse sensibilità presenti in una realtà in cui il consenso delle forze sociali appare irrinunciabile per perseguire l’obiettivo politico dello sviluppo della previdenza complementare anche mediante meccanismi di conferimento (espresso o tacito) del Tfr.

      La Covip, negli ultimi mesi, ha atteso con tempestività ai compiti, per la verità impegnativi, demandati dalla legge per consentire l’avvio della riforma, emanando a giugno 2006 le direttive generali per gli operatori, a ottobre gli schemi di statuto, regolamento e documenti informativi e a novembre le istruzioni per le procedure di adeguamento di tutte le forme alla nuova disciplina di settore.

      L’Autorità dedicata è quindi una premessa essenziale su cui può basarsi la necessaria fiducia dei lavoratori, preoccupati che i loro interessi siano adeguatamente tutelati nel momento che una quota significativa dei loro risparmi inizia ad affluire alle forme di previdenza complementare.

      L’ipotesi formulata dal Governo, volta a eliminare proprio questo presidio spezzettandone le funzioni tra Banca d’Italia e Consob, sembra ignorare le conseguenze di una tale non meditata iniziativa, che non viene accompagnata da una valutazione delle concrete e pressoché insormontabili difficoltà operative che sarebbe necessario affrontare, in un assetto della previdenza complementare ancora da completare.

      Non ci si rende conto, infatti, che il decollo del nuovo sistema è già avvenuto dal 1° gennaio e che l’80% degli operatori (che rappresentano oltre il 95% del sistema in termini di massa fiduciaria amministrata) è in attesa delle valutazioni della Covip sulle istanze di adeguamento presentate. Quale autorevolezza potrebbe avere la Commissione nel suo operare nei prossimi mesi cruciali, qualora la sua stessa esistenza fosse di nuovo messa in discussione, proponendone anzi la soppressione? La compromessa ledittimazione determinerebbe inevitabilmente ripercussioni operative proprio nel momento in cui è richiesta la massima efficacia dell’azione della Commissione, intendendosi per essa il suo vertice decisionale, che sull’attività operativa svolge una indispensabile funzione di coordinamento e omogeneizzazione.

      La difesa della Covip non è la difesa di un centro di potere; la mia posizione di presidente – quale tecnico con una lunga esperienza professionale e istituzionale dall’ufficio studi della Banca d’Italia – mi consente di affermare che certi propositi di riforma non trovano corrispondenza con una valutazione che ponga, come deve essere, a base la fondamentale distinzione tra risparmio previdenziale e risparmio finanziario.

      Ciò è stato, ad esempio, ben compreso nel Regno Unito, dove la radicale riforma delle Istituzioni di vigilanza sui mercati finanziari, che ha portato alla costituzione della Financial Services Autority, non ha affatto condotto all’inglobamento in tale ambito delle funzioni di vigilanza sulla previdenza complementare, essendo state mantenute – e anzi rafforzate – le attribuzioni del Pension Regulator che svolge un’incisiva attività, analoga a quella della Covip in Italia.

        Giudico di estrema importanza cercare di evitare che, in questa fase decisiva, si torni a intervenire sull’assetto della vigilanza del settore della previdenza complementare, ingenerando così fraintendimenti e confusioni che finirebbero per incidere pesantemente sulla fiducia dei lavoratori e, in definitiva, sulle potenzialità di sviluppo del settore.