Intervento Ass.re Susanna Cenni, Roma 16 luglio 2002

Seminario nazionale
CGIL Nazionale
TURISMO AMBIENTE LAVORO
Roma 16 luglio 2002-07-14

Un settore in grande espansione

L’OMT stima che il movimento turistico mondiale crescerà ancora: si prevede un tasso di crescita del 4%, uno tra i più alti dei vari comparti produttivi. Oggi gli arrivi internazionali sono circa 700 milioni e si stima che nel 2020 saranno più di 1600 milioni.

Un turismo che si evolve in tanti turismi

Sappiamo quanto grandi siano stati i cambiamenti che nell’ultimo decennio hanno interessato i costumi di vita delle popolazioni dei paesi ad economia avanzata e quanto queste modificazioni abbiano inciso anche inevitabilmente sul modo di fare vacanza e turismo.

Anche la Toscana, da sempre una regione leader nel panorama delle mete turistiche a livello internazionale, ha visto cambiare non poco sia la domanda turistica, sia le caratteristiche strutturali delle varie componenti della sua offerta.

Non si tratta solo di modifiche quantitative: negli ultimi dieci anni si è passati da 27 milioni di presenze ufficiali a poco meno di 40 Milioni.
Se è vero che in termini di caratteristiche di offerta le due più tradizionali tipologie (mare e arte/affari) hanno mantenuto, assieme, quasi lo stesso peso percentuale sul totale del movimento turistico (circa il 70% ) è altrettanto vero che si è assistito a cambiamenti fortissimi in termini di caratteristiche della domanda e di modi e tempi di fruizione.
Questi i fenomeni più diffusi:
si fanno vacanze più brevi, ma in più periodi dell’anno,
è aumentato il tempo libero
sono aumentate le occasioni di movimento,
sono aumentati i tipi di interesse specifico,
si è arricchita la scelta di località,
è entrata nel modo di vita la rete, con tutti i sui stimoli e le sue opportunità di scelta e azione,

Si tratta di tendenze che hanno indotto ad una fortissima diversificazione dell’offerta, dei tempi di proposta, di modalità di commercializzazione. Fenomeni che hanno portato ad una maggiore flessibilità/adattabilità del prodotto. In una parola oggi si parla di “Turismi” e non più di Turismo, di “nicchie” di special interst.

Da tutto questo importantissime opportunità per il mondo del lavoro e per l’occupazione

Da queste evoluzioni potranno derivare importantissime opportunità.
Ma si allarga enormemente la gamma di lavori che, pur avendo strettissima attinenza con le attività turistiche è difficile mettere in relazione a questo settore e monitorarle nelle rispettive evoluzioni.

Le cosiddette nicchie di interesse aprono un grande scenario di opportunità per lavori intellettuali legati a itinerari culturali, ambientali, alle tradizioni locali.
Inoltre la rete rappresenta per il turismo, ormai da anni, uno strumento formidabile per la promozione ma anche per la commercializzazione dell’offerta.

A tutte queste opportunità nuove fa riscontro una sempre maggiore tendenza alla frammentazione dei rapporti di lavoro, all’individualità della contrattazione.
Si tratta di tendenze che attraversano tutti i settori della nostra società e che ci sfidano a trovare continuamente soluzioni che non lascino solo il lavoratore di fronte all’impresa, peraltro sempre più frammentata, piccola, mobile, a volte virtuale.
Non vi è dubbio che rispetto a tutto questo il lavoratore tende ad essere sempre più debole e vulnerabile.

Per questo è necessario che il pubblico mantenga uh ruolo forte, anche se non invasivo, nel controllare il rispetto delle regole del gioco da parte delle imprese.

Come è avvertita sempre di più l’esigenza di offrire garanzie certe al consumatore, così è necessario che si possano rendere trasparenti e chiare le regole che sovrintendono ai rapporti di lavoro, alla sicurezza, al rispetto della dignità dell’individuo.

Trovare consensi su questi temi non è facile. Si fa sempre più forte la tendenza a giudicare la flessibilità, la mobilità, la precarietà dei rapporti di lavoro come un valore. Sappiamo bene che tutto questo non è sinonimo di qualità. Tutt’altro. Il tempo ci darà ragione.

In parte, già oggi, molte imprese, smentendo le posizioni corporative promozionate con ossessività da buona parte dei media (e che rispondono più alle logiche di una politica reazionaria che all’esigenza di puntare allo sviluppo) stanno investendo su rapporti di lavoro stabili, consolidati ritenuti un valore/investimento aziendale, curati da costanti interventi formativi.

Esistono le condizioni per saldare l’esigenza di garantire la qualità, le garanzie del consumatore e la qualità del rapporto di lavoro degli addetti.
Un esempio concreto è rappresentato dalle forme di certificazione di responsabilità sociale. La più nota è la SA 8000 che punta alla valorizzazione di forme di produzione non invasive dei diritti delle persone e che garantiscano la sicurezza di chi lavora.

Queste forme di certificazione sono certamente più diffuse nei settori produttivi industriali, dove le imprese sono di dimensioni più grandi, ma stanno diffondendosi anche nei servizi assecondando sempre di più la richiesta di qualità totale espressa da una domanda che è disposta a riconoscere come un plus anche la certificazione di responsabilità sociale.

La Regione Toscana è decisamente all’avanguardia in questo delicato, complesso lavoro di reinterpretazione dei processi di sviluppo sostenibile delle attività turistiche in rapporto alle esigenze di qualità ambientale e sociale.
Tutte le misure di incentivazione che operano nel turismo, a sostegno degli investimenti delle imprese prevedono specifiche premialità per le società che sclgono la ceriticasione EMAS e ISO 1401, Ma la Toscana è la prima regione in Italia che ha inserito anche la certificazione di responsabilità sociale SA 8000 tra le priorità per l’ottenimento di finanziamenti, anche comunitari.
Un settore in espansione come il turismo necessita di analisi attente in termini di compatibilità

Parliamo quindi di un segmento di sviluppo economico importante, per lungo tempo sottovalutato ma che ha avuto riflessi fortissimi in termini economici, occupazionali, ambientali, sociali.

Proprio per l’attesa di trend positivi è fondamentale affrontare con metodo e scientificità le problematiche che possono garantire la sua sostenibilità per il futuro.

Le tematiche e i fenomeni appaiono ancora più complessi se si pensa ai rapporti del turismo con le attività che si svolgono nelle aree protette e nelle aree rurali.

E’ indubbio che ciò significa ricercare, perseguire un delicato equilibrio tra ambiente, flussi turistici in arrivo, economia e tessuto sociale locale.
E’ bene sottolineare la rilevanza delle interrelazioni socio-economiche: troppo spesso le comunità locali non vengono considerate come attori fondamentali nel contesto delle attività turistiche.

Il tema della sostenibilità è da tempo al centro del dibattito internazionale delle politiche del turismo

Contributi fondamentali, nell’ottica di focalizzare le problematiche più significative rispetto ad uno sviluppo sostenibile del turismo, sono venuti da appuntamenti che possiamo ormai definire storici e che hanno prodotto documenti importantissimi, basta citare la Carta di Aalborg e di Lanzarote.
Più recentemente il confronto è continuato nell’ambito della conferenza di Rimini del giugno dello scorso anno, ma voglio anche citare Euromeeting Agenda 21 di Firenze del novembre del 2001, un appuntamento che abbiamo voluto per offrire un appuntamento annuale in occasione del quale le regioni europee possono confrontarsi sulle problematiche del turismo sostenibile.

I rischi di conflittualità che possono derivare dal superamento di soglie di tolleranza

Va detto che spesso in modo semplicistico si identifica il turismo come un pericolo per il mantenimento del patrimonio storico-ambientale. Dobbiamo invece ricordare come grazie al turismo si è potuto garantire, magari indirettamente, il mantenimento dei nostri beni. Il non uso, la perdita di attenzione di un oggetto architettonico, artistico o ambientale può determinare il suo abbandono, la sua perdita definitiva.

Premesso questo sappiamo anche quanto questo straordinario volano di sviluppo, se non accuratamente gestito, possa rappresentare una potenziale causa di degrado di quelle stesse risorse che lo hanno attivato.

Inoltre, anche dal punto di vista sociale e antropologico si possono produrre effetti negativi e conflittuali: i turisti in arrivo sono una fondamentale risorsa economica, ma ovviamente determineranno anche un impatto sociale e culturale sulla popolazione e sugli usi locali.

Nel nostro paese, ma non solo, le criticità e le tensioni nel rapporto fra turismo/ambiente/patrimonio storico-artistico, ma anche con la popolazione locale, si manifestano soprattutto nelle città d’arte anche a prescindere dalle delle città dimensioni.

Del resto negli ultimi anni questa tipologia di turismo ha visto importanti incrementi non solo nelle città d’arte tradizionali ma anche nei cosiddetti “centri minori”.

E’ proprio in queste realtà che in questi ultimi tempi si sta sviluppando un dibattito vivace tra le amministrazioni pubbliche, le forze economiche e sociali in merito all’istituzione di tasse di scopo finalizzate a dotare le comunità locali di risorse finanziarie per il mantenimento dei beni storico-ambientali e per garantire adeguati livelli di servizio pubblico alla popolazione.

Diciamo pure che questo argomento potrebbe essere studiato quasi come una sorta di indicatore: là dove questi dibattiti si manifestano significa che le soglie di tolleranza della località turistica sono superate.

Siamo anche consapevoli che la semplice introduzione di una tassa di scopo – che sia applicata al turista come all’impresa turistica o commerciale – non potrà mai risolvere i problemi di uno squilibrato rapporto tra popolazione turistica e popolazione residente, tra attività turistiche e altre attività.

La particolare delicatezza e vulnerabilità dell’ambiente rurale

Ma in particolar modo le aree rurali, nella tipologia con la quale viene generalmente descritta, sono quelle più a rischio rispetto a problemi di sostenibilità per una serie di motivi. Le aree rurali ed interne dell’Europa sono aree che in genere attraversano una crisi economica che produce spopolamento, livelli di investimento in servizi minori, tasso di crescita sotto la media.

Uno degli strumenti con i quali si tenta di attivare sentieri di sviluppo originali è quello delle politiche del turismo. Territori con i livelli bassi di antropizzazione, solitamente espressione di paesaggi e ambienti naturali non ancora colpiti da fenomeni di inquinamento, rischiano di essere trasformati in altri luoghi rispetto alla loro originalità e specificità.

Vi sono esempi in cui la dimensione rurale si è trasformata, per gli effetti negativi di una pressione eccessiva, in dimensione urbana, dove cioè il rapporto tra presenza e passaggi di visitatori rispetto alla popolazione residente è di una tale sproporzione che il consumo di risorse, anche in termini di servizi offerti, è altrettanto sproporzionato rispetto alle capacità di carico ambientale del territorio stesso.

Se questi fenomeni non vengono governati sin dall’inizio, gli effetti positivi nel medio-lungo periodo si trasformano in effetti negativi.

Da queste condizioni di fondo si è sviluppata negli ultimi anni la consapevolezza che per parlare di futuro sviluppo delle aree interne, montane, rurali, non si può che investigare sulle potenzialità di uno sviluppo sostenibile del turismo.

I fattori di successo turistico di un territorio, che possono essere legati alle cause più disparate, producono indubbiamente effetti positivi in termini di incremento dell’occupazione e riduzione del flusso migratorio.
Sappiamo anche che il fenomeno turistico determina l’incremento della capacità ricettiva e commerciale e quindi l’aumento di presenze turistiche e della pressione antropica.

Per ciascun territorio la capacità di carico ambientale deve poi confrontarsi con la necessità di trasferire al tessuto economico e produttivo la coscienza della non riproducibilità perpetua delle risorse, ponendosi un classico problema di trade-off temporale.

Lo studio dell’OCSE effettuato in Toscana rappresenta un caso da prendere in considerazione.

Una occasione importante di approfondimento e di riflessione ci è stata offerta, in Toscana, da un importante studio di caso che ha realizzato l’OCSE concentrando l’attenzione proprio all’ambiente, con particolare riferimento a quello rurale e ad un’area specifica della nostra Regione: la provincia di Siena.

Anche l’area di investigazione individuata nella provincia di Siena ci deve invitare a riflettere sulla necessità di individuare adeguati modelli di sviluppo sostenibile del turismo.

Diciamo che la provincia di Siena, nel panorama toscano è certamente una realtà di grande qualità su cui è utile attirare l’attenzione anche di altre realtà toscane per strutturare adeguate politiche di sviluppo.

Sappiamo che rispetto ai flussi turistici toscani, quantitativamente, la provincia senese rappresenta una componente ridotta ma esistono davvero quasi tutte le più importanti componenti di un’offerta turistica innovativa da sperimentare nelle evoluzioni verso la qualità e la sostenibilità.

Quando la sostenibilità del turismo e l’obiettivo di armonizzarlo con l’ambiente e le realtà locali diventano un puls per l’offerta.

Si parla molto del caso Toscana come esempio di integrazione tra turismo, ambiente, tradizioni qualità della vita.

l’immagine delle nostre aree rurali oggi sono fortemente rappresentative dell’immagine – ma forse sarebbe meglio dire dell’”identità percepita” – della Toscana. Della regione in generale non solo della regione come destinazione turistica.

Indipendentemente dai dati numerici ufficiali con i quali si rileva il turismo rurale, l’immagine del paesaggio rurale (collina, cipressi, vigneti e casolari) è il logo della Toscana turistica, è quello che veicola anche verso altri prodotti turistici.

Questi aspetti sono peraltro stati ben approfonditi e analizzati in una specifica indagine che abbiamo commissionato all’ IRPET (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) per verificare l’immagine che si ha all’estero della Toscana, delle nostre produzioni, delle nostre località turistiche.

Non è un caso che la provincia sul set cinematografico più utilizzato per evocare la Toscana come simbolo di una terra caratterizzata dall’armonia tra uomo, qualità della vita, dei prodotti, dell’ambiente.

E’ certo che proprio tale immagine, una immagine altamente positiva, abbia veicolato intensi flussi anche su altri prodotti turistici e che continui ad orientare in modo più o meno palese, più o meno percepito la domanda turistica anche in aree di turismo d’arte e termale.

I risultati di una politica orientata alla sostenibilità che dobbiamo sempre attualizzare

L’evoluzione dell’agriturismo, per le scelte normative adottate ed il sostegno finanziario che gli è stato assicurato e che continuiamo a garantire, ha portato a disporre di un’offerta ricettiva originale che consente: la valorizzazione dell’ambiente rurale, una positiva diversificazione dell’offerta turistica complessiva, il mantenimento di un presidio attivo delle nostre realtà rurali, delle tradizioni produttive.

Oculate scelte orientate alla qualità dei nostri prodotti agricoli, alle DOP, alle IGP, alla promozione e sostegno delle produzioni biologiche hanno e continuano ad accreditare un’immagine di qualità del nostro territorio che investe sulla tipicità e sull’autenticità. Così come positivamente continua a crescere l’interesse attorno ad itinerari del vino, dell’olio, dell’enogastronomia, dell’artigianato di qualità.

Ed ancora lo sviluppo dell’interesse verso una fruizione ambientale e culturale delle nostre aree minori ha portato a rendere interessante anche per i target giovani un ambiente agricolo che dagli anni 50 ai primi anni 80 era associato esclusivamente alla presenza di popolazione anziana, ai fenomeni dell’abbandono dei terreni, delle coloniche, ecc.

Oggi vivere nella campagna toscana non è più considerato come problema, anzi è diventato un sogno da realizzare anche da parte di giovani famiglie europee di livello economico medio-alto: anche questo emerge dalla ricerca IRPET di cui si è detto. Per questo anche le nostre strategie di comunicazione puntano sul concetto di “Toscana da vivere”: che poi è l’esatto opposto del cosiddetto “mordi e fuggi”.

In sostanza si tratta di una campagna dove si trovano colture, prodotti tipici, ma che consente un accostamento eccellente tra relax e attività fisica. E’ per questo che stiamo lavorando per la costituzione di una vera e propria Rete escursionistica Toscana che vede nell’area senese il “pezzo forte”. Una sorta di vera e propria “infrastruttura sostenibile diffusa” sulla quale intendiamo attirare i praticanti di trekking, turismo in bicicletta, a cavallo, ecc.

Un ambiente rurale dove da anni lavoriamo per innestare forme di attività turistiche soft sollecitate dalle offerte integrate dei nostri parchi e delle nostre aree protette, del nostro sistema museale diffuso.

A questi orientamenti ha corrisposto, negli anni, la volontà largamente condivisa di tesaurizzare il patrimonio edilizio esistente, di scongiurare – grazie a scelte anche difficili e spesso confuse da soggetti imprenditoriali aggressivi come forme di inerzia o burocratizzazione – quei fenomeni di urbanizzazione, cementificazione anonima e di bassissimo profilo architettonico che sono così diffusi in altre regioni europee.

Tutto questo si è coniugato e si coniuga bene con possibilità ricettive che già esistono o che, per la normativa vigente, possono svilupparsi (agriturismo, B&B, case vacanza, dimore storiche, ecc) senza quindi la necessità di investire su strutture alberghiere tradizionali e “consumare” nuovo territorio.

Quando si sfiora la soglia della sostenibilità?

Si tratta di temi che appassionano i tecnici, gli studiosi e che tengono vivi i dibattiti.
Gli analisti dei flussi turistici sono convinti che esista uno schema ben preciso che, nella sua forma più completa, comprende quattro fasi:
vdi idillio quando poche turisti immersi nella società ospitante ne condividono lo stile, le infrastrutture
vdi competizione quando i turisti, già più abbondanti si spartiscono con i locali le infrastrutture. Comincia una presa di distanza
vdi separazione quando i turisti sono più numerosi degli ospiti dispongono di proprie infrastrutture ed entrano in contatto con i locali solo attraverso canali codificati (guide, agenzie, alberghi ecc.) … i turisti assumono il ruolo di specie da spennare
vdi assimilazione quando gli interessi della comunità turistica prevalgono su quelli della comunità locale e questa si riduce ad un guscio vuoto al servizio di forze estranee alla propria storia ed alla propria tradizione.

Questo è un iter che tende a banalizzare e stereotipare l’ambiente turistico e che è accompagnato da una evoluzione della tipologia del turismo che da elitario si fa di massa.

E’ un livellamento delle diversità e cioè proprio delle motivazioni che spingono a scegliere un’area.
Una specie di ciclo perverso: tutti inseguono la diversità, ma nel far ciò contribuiscono a modificare l’oggetto.

Ed allora si rende necessario intervenire per preservare i luoghi, per attivare strumenti di valutazione preventiva degli effetti del turismo, per evitare fenomeni di “inquinamento turistico” (capacità portante).

Soprattutto gestire e non subire il turismo, che non significa rifiutarlo.

Gestire il turismo significa riuscire a non far prevalere punti di vista troppo parziali: che sono gli interessi economici dei residenti, dei promotori immobiliari, degli operatori turistici, lo sviluppo locale, la soddisfazione degli ospiti ecc.

Abitualmente nel processo di sviluppo turistico di un’area questi vari obiettivi, indipendentemente dalle buone intenzioni si sovrappongono nei fatti in maniera caotica elidendosi e innescando il ciclo di degrado.

Questo può essere evitato ispirandosi ad alcuni indirizzi strategici

    vprotegge la diversità tutelare le motivazioni turistiche esistenti
    vpromuovere la diversità scoprendo ed inventando nuove occasioni per il turismo
    vrendere accessibile la diversità ai turisti potenziali

    Il turismo sostenibile è un po’ una meta ideale, ma è difficile da definire come obiettivo “gestionale”, e ne esistono infinite definizioni.

    Il punto è “pensare un turismo capace di durare nel tempo, mantenendo i suoi valori quali-quantitativi, di far coincidere nel tempo le aspettative dei residenti con quelle dei turisti senza deminuire il livello qualitativo dell’esperienza turistica e senza danneggiare i valori ambientali del territorio interessato al fenomeno”.

    Ciò comporta la necessità di un approccio integrato e pensando al turismo come ad un settore economico che può svilupparsi bene solo in presenza di una complessità sociale, ambientale ed economica che sappia mantenere ed innovare l’identità di un territorio perché lì sta la sua forza quindi certo/contenere, governare i flussi.