Intervento Ass.re Ambrogio Brenna, 14 marzo 2002

Convegno Internazionale "Fabrica Ethica"
14 marzo 2002

Intervento Assessore Ambrogio Brenna

1 La struttura economica toscana è fortemente caratterizzata dalla presenza di piccole imprese: il 99% delle unità locali regionali non conta più di 20 addetti; nelle attività manifatturiere la percentuale di imprese con meno di 20 addetti è del 96%.

Il tratto caratteristico dello sviluppo industriale toscano però non è dato tanto dalla presenza delle piccole e medie imprese, ma dal loro radicamento in contesti territoriali specifici. Nei distretti industriali regionali, ad esempio, sono localizzati il 53% delle imprese manifatturiere toscane e lavora il 54% degli addetti alle attività produttive.

I percorsi di sviluppo di questi territori e delle imprese che vi sono localizzate sono fortemente determinati dalla qualità delle relazioni sociali ed economiche che agiscono in maniera decisiva nel produrre contesti favorevoli alla capacità innovativa delle imprese. L’accumulazione locale di esperienze e di forme peculiari di conoscenza tecnica, la valorizzazione del capitale umano, gli elementi di cooperazione, oltre che di concorrenza, presenti nei mercati locali di subfornitura, i momenti di regolazione collettiva degli interessi, sono fattori che hanno accompagnato e sostenuto uno sviluppo economico fondato sulla valorizzazione delle specificità locali quale fattore di competitività nei mercati esterni.

2 Negli ultimi anni l’economia regionale ha avuto performance positive e, in molti casi, superiori anche a quelle medie nazionali. Dal 1995 infatti il PIL regionale è cresciuto del 12,3%, contro il 9,8% nazionale.

Secondo recenti ricerche, inoltre, la Toscana è la seconda regione italiana per livello di benessere. I fattori che determinano la qualità della vita regionale sono molteplici quali, ad esempio, il livello di reddito e la sua distribuzione, il livello delle prestazioni sanitarie, lo stato di salute dei cittadini e lo stato di salute dell’ambiente.

La riproduzione e l’accrescimento del grado di benessere attuale richiedono livelli di crescita economica adeguati; perché l’incremento del PIL si traduca in benessere è necessario però valutare ed intervenire sugli effetti dell’attività economica sull’ambiente esterno globalmente inteso, sui processi di redistribuzione, sui modelli di consumo, sulla qualità dei processi produttivi ed economici promuovendone la sostenibilità.

Il grado di benessere, individuale e collettivo, presente e diffuso tra la popolazione regionale, discende infatti dalle specificità dei processi che hanno determinato e accompagnato lo sviluppo economico regionale e delle sue parti costituenti. La crescita economica è stata tradizionalmente accompagnata da politiche redistributive, dalla valorizzazione delle specificità locali, dalla considerazione che il territorio, inteso in senso lato, nelle sue dimensioni culturali, sociali, ambientali, fosse un fattore strategico per la competitività del sistema economico regionale. La sostenibilità dello sviluppo economico è stato un obiettivo perseguito, in maniera anche disordinata e, in molti casi, senza che fosse esplicitato, dall’intero sistema regionale, dalle forze economiche e sociali e dalle pubbliche amministrazioni. Il caso Farmoplant è sicuramente emblematico delle contraddizioni che nel passato sono state presenti a livello regionale.

L’impegno che l’intero sistema sociale ed economico della regione deve assumere è quello di coniugare, come è previsto dal protocollo tra Regione Toscana e le Organizzazioni sindacali relativo alla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, gli investimenti per la sicurezza con i piani di formazione mirata sulle procedure operative e per il miglioramento della organizzazione del lavoro, con l’obiettivo di superare le cause che generano infortuni e incidenti mortali, di innalzare i livelli di istruzione, ridurre le differenze di genere nell’accesso al mercato del lavoro che ancora penalizzano le donne e i giovani, promuovere la mobilità sociale, permettere ai lavoratori immigrati di accedere anche a lavori più qualificati, promuovere processi di emersione dell’economia informale e sommersa, migliorare le politiche inclusive per combattere i fenomeni di povertà ed esclusione sociale.

Il dato relativo ai minori impiegati in attività lavorative evidenzia come anche la nostra regione non sia immune dalle problematiche connesse allo sfruttamento del lavoro minorile. I bambini con età compresa tra i 10 e i 14 anni che lavorano in Toscana sono stati stimati in circa 14.100.

L’estensione del benessere e l’innalzamento degli standard qualitativi di vita e di lavoro – condizioni necessarie per la sostenibilità dello sviluppo – richiedono l’ampliamento degli orizzonti di inclusione sociale anche mediante pratiche non discriminatorie di accesso al mercato del lavoro, favorendo le opportunità di ingresso, reinserimento, permanenza e avanzamento in carriera e garantendo, infine, l’integrazione di quelle persone a rischio di esclusione, quali extra comunitari, ex detenuti, individui inquadrabili nei fenomeni di disagio fisico, mentale e nelle forme di nuova povertà.

In quest’ottica la responsabilità sociale ed ambientale delle imprese è un elemento strategico per la riproduzione di quel particolare connubio tra crescita economica e coesione sociale che genera lo sviluppo a fondamento del benessere regionale.

3 Le imprese, al pari degli altri attori dello sviluppo sociale ed economico, hanno infatti un ruolo decisivo nella tutela, nella valorizzazione e promozione dei territori in cui sono localizzate.
Come recentemente affermato dalla Commissione Europea nel Libro Verde “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”, l’attenzione alla responsabilità sociale deriva dal contributo che la sua diffusione nelle imprese europee può dare all’obiettivo strategico, definito in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona e che proprio in questi giorni viene ribadito dal Consiglio Europeo di Barcellona, di far divenire l’Unione Europa l’economia della conoscenza più dinamica e competitiva del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale.

L’attenzione data dalla Commissione Europea alle questioni inerenti la responsabilità sociale rientra negli obiettivi di qualità dell’occupazione e di lotta alle diseguaglianze salariali, ricordati recentemente del Commissario Anna Diamantopoulu quali elementi fondamentali della nuova strategia comunitaria dell’occupazione.

L’impegno che la Regione Toscana ha assunto nella promozione di pratiche etico sostenibili presso le imprese regionali – di cui questo convegno è un esempio – si inserisce in questo percorso per rafforzare lo sviluppo sostenibile dei nostri territori, coerentemente alla volontà espressa nel Piano Regionale dello Sviluppo Economico 2001-2005 di elevare il sistema toscano agli standards internazionali di eccellenza nel campo della produttività, della tutela dei diritti del lavoro e del rispetto ambientale.

La sostenibilità sociale, economica ed ambientale rappresenta il vincolo strategico dell’azione di governo della Regione Toscana, non solo quale elemento che deve caratterizzare lo sviluppo economico regionale, ma anche quale fattore determinante lo sviluppo stesso.
In sintonia con quanto definito dal Consiglio Europeo di Lisbona, la strategia regionale riconosce quindi la necessità di un approccio integrato allo sviluppo economico e sociale.

4 Nel corso degli ultimi anni è cresciuta la domanda e la pressione da parte della società civile (opinione pubblica, organizzazioni del terzo settore, sindacati, consumatori), delle istituzioni (organizzazioni internazionali, governi nazionali, enti locali) e dei mass media perché le imprese inglobino nelle loro strategie azioni di carattere sociale ed ambientale.

L’adozione di pratiche socialmente responsabili può rappresentare un fattore distintivo all’interno di quei mercati in cui le abitudini di consumo prestano sempre più attenzione al contenuto immateriale del prodotto e sono sempre più influenzate dalla rispondenza dei processi produttivi agli obiettivi di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.

L’assunzione di responsabilità sociale da parte delle imprese è un processo da costruire mediante processi condivisi dalle parti sociali e dalle amministrazioni pubbliche che promuovano un approccio globale al tema della qualità in cui assumono rilevanza non solo i fattori distintivi relativi al prodotto, ma anche alle modalità stesse in cui avviene la produzione, in termini di impatti sociali, etici ed ambientali.

Per le piccole imprese l’integrazione delle istanze sociali e ambientali nelle proprie strategie può rappresentare un valore aggiunto in grado di offrire nuove opportunità e vantaggi competitivi nei mercati dei prodotti finali e intermedi, nei mercati di subfornitura e nei mercati di capitale.
Le azioni finalizzate all’implementazione della responsabilità sociale, possono inoltre generare maggiori profitti e crescita dovuti agli incrementi di produttività connessi anche alla maggiore qualità del lavoro e delle prestazioni e alla migliore gestione delle risorse naturali.

La responsabilità sociale non rappresenta solo un fattore di competitività per le singole imprese, ma bensì per i territori in cui le imprese sono localizzate, contribuendo non solo alla qualificazione delle reti di relazioni interne alle imprese ma anche all’accrescimento dei vantaggi localizzativi. La qualità della dimensione sociale dei sistemi locali rappresenta infatti un valore aggiunto capace di accrescerne la capacità di attrazione sia dei capitali che dei lavoratori.

5 Il perseguimento di obiettivi di benessere in Toscana non può però prescindere, in un contesto economico e sociale caratterizzato dai processi di integrazione dell’economia su scala planetaria, dalla qualità delle relazioni che il sistema produttivo e sociale regionale instaura con l’ambiente esterno. Non si può vivere bene in Toscana se il vincolo di sostenibilità sociale, economica ed ambientale non condiziona anche le strategie del sistema economico regionale nei processi di delocalizzazione dei processi produttivi o nelle relazioni di sufbornitura e di fornitura instaurati con le imprese localizzate in altre aree, nazionali e non.
Nel lungo periodo la stessa qualità delle relazioni interne al sistema regionale ne verrebbe compromessa.

D’altra parte l’integrazione di prassi etico ed eco sostenibili nelle reti di scambio tra le imprese toscane e i loro partners internazionali può contribuire a costruire modelli di sviluppo fondati sulla sostenibilità, la certezza dei diritti, la promozione della salute e della tutela ambientale.

6 In questa ottica assumono valore quindi i sistemi di tracciabilità che permettano alle imprese regionali di applicare a tutti i livelli della catena organizzativa e produttiva i criteri di responsabilità etico-sociale e di tutela ambientale e che permettano agli stakeholders – pubbliche amministrazioni, sindacati, consumatori, investitori, terzo settore – di valutare complessivamente gli impegni assunti dalle imprese. La tracciabilità permette così all’insieme degli stakeholders la ricostruzione dell’intero ciclo di produzione e delle relazioni di fornitura e subfornitura. La ricomposizione dell’intero ciclo produttivo assume infatti particolare valore in quei casi in cui i processi di delocalizzazione allentano la possibilità che i soggetti esterni, ad esempio i sindacati, hanno di monitorare, mediante la conoscenza diretta di quanto avviene nel proprio territorio, le strategie delle imprese in relazione alle tematiche etico-sociali.

I comportamenti di acquisto e di investimento, in particolare degli investitori istituzionali, assumono una decisa rilevanza perché le imprese adottino prassi socialmente responsabili e politiche ecocompatibili.
Affinché i consumatori siano in grado di scegliere prodotti che rispondono alle esigenze etico-sociali ed ambientali e gli investitori siano in grado di investire nelle aziende che gli hanno prodotti, è necessario però che siano disponibili informazioni certe e verificabili sull’intero processo produttivo.

Per quanto attiene alla certificazione dei comportamenti eco-compatibili sono ormai definiti e riconosciuti sistemi di certificazione, quali l’ISO 14000, l’EMAS, l’ECOLABEL. La stessa Regione Toscana, le Province di Siena, Pisa e Pistoia hanno promosso un sistema di certificazione ambientale dei prodotti del legno mobilio denominato “Green Home”. I sistemi consolidati di certificazione permettono la comunicazione degli impegni assunti dalle imprese e la trasparenza sulle modalità di controllo.

Nel caso delle tematiche etico-sociali invece ci troviamo in una fase preliminare. Oggi esistono in Europa diversi settori economicamente esposti alla competizione internazionale. Considerato che molto spesso la concorrenza è giocata sul fattore prezzo, e data anche l’elevata intensità nell’uso di manodopera da parte di tali settori, si rende necessario predisporre un sistema di garanzie a tutela delle condizioni di lavoro.
Le pratiche europee nell’ambito del Dialogo Sociale hanno già prodotto alcuni risultati importanti, promuovendo lo sviluppo dei Codici di Condotta: il riferimento va in particolare a quelli siglati a partire dal 1997 tra i partner sociali nel settore tessile e abbigliamento (ETUC:TCF ed Euratex) e nel settore del commercio (Euro FIET ed Euro Commerce).

Le esperienze citate e le altre sviluppate in questi anni sono un patrimonio importante da valorizzare. Data la loro natura settoriale, i codici di condotta trovano però applicazione solamente in ambiti specifici e ristretti. Inoltre essi presentano alcuni elementi di criticità che possono indebolire l’efficacia dei meccanismi stessi di certificazione e di erodere la fiducia nei nuovi standard sociali, etici ed ambientali. Tra gli elementi di criticità possiamo ricordare:

- la moltiplicazione delle etichette e dei codici di comportamento, spesso concorrenziali o avvertiti tali dal consumatore finale;
- la mancanza di omogeneità tra i codici nel riferimento a normative oppure a standards riconosciuti a livello internazionale, quali quelli dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro;
- la necessità di maggiore trasparenza e di verifiche indipendenti circa le affermazioni prodotte dalle imprese.

Dati i fattori di criticità, e ricordando anche la posizione assunta da alcune Istituzione comunitarie, quali il Parlamento Europeo che nel 1999 votò una risoluzione che esprimeva la necessità di pervenire ad uno standard comune in materia di promozione e difesa dei diritti umani e di lavoro tra le imprese dell’Unione che operano nei paesi i via di sviluppo, si considera stringente la necessità di sviluppare strategie coerenti e di utilizzare strumenti omogenei in materia di certificazione di responsabilità sociale.

7 Per questi motivi, e in considerazione anche di quanto definito nel Piano Regionale di Sviluppo che definisce la necessità di promuovere forme responsabili di produzione e consumo, la Regione Toscana ha individuato nella norma SA 8000, una procedura applicabile all’insieme delle attività economiche – tranne l’industria siderurgica – per la certificazione sociale ed etica.

S.A. 8000 è una norma omogenea che si rivolge alle imprese e alle altre organizzazioni a carattere economico, con lo scopo di incoraggiare lo sviluppo, il mantenimento e l’applicazione di pratiche lavorative socialmente accettabili in tutte quelle aree che ricadono sotto il controllo e/o l’influenza di questi soggetti economici.

La normativa S.A. 8000 definisce la responsabilità sociale di un’impresa nei termini di obbligo al rispetto, alla promozione ed al miglioramento continuo delle condizioni di lavoro in ogni fase della catena produttiva, includendo le relazioni con i fornitori ed i sub fornitori.

8 La scelta da parte della Regione Toscana di sostenere la diffusione della norma tra le imprese regionali non prescinde però da una riflessione, anche critica, che vogliamo aprire sia sulle questioni generali, quali quelle connesse al rapporto tra eticità e azione produttiva – di cui si è discusso nella giornata di ieri – sia, più concretamente, sulle questioni regolate dalla stessa norma. L’obiettivo è quello di pervenire ad una sua migliore conformità alle problematiche inerenti la tutela dei diritti e inerenti l’inclusione sociale, anche in considerazione delle specificità territoriali, sociali ed economiche in cui le imprese agiscono. L’attenzione alle specificità dei percorsi di sviluppo sociale ed economico nasce anche in considerazione delle caratteristiche della struttura produttiva regionale, ma anche europea, fortemente contraddistinta dalla presenza di piccole e medie imprese.

In particolare, un ambito già individuato dalla Regione Toscana, è quello relativo alla promozione di politiche attive per le pari opportunità sociali, per promuovere cioè l’integrazione nel mercato del lavoro locale delle persone esposte a rischio di esclusione per la loro condizione sociale che, come precedentemente ricordato, rappresentano una delle criticità dei percorsi di sviluppo sociale a livello regionale e su cui la norma risulta attualmente meno puntuale rispetto alla definizione di altre problematiche, quali il lavoro minorile, il diritto di rappresentanza, il divieto di discriminazioni in relazione alla razza o ceto, origine nazionale, religione, invalidità, genere, orientamento sessuale, appartenenza sindacale o affiliazione politica.

9 La responsabilità etico sociale delle imprese rappresenta quindi un elemento che concorre agli obiettivi di coesione sociale perseguiti mediante politiche settoriali adottate dalla Regione Toscana. L’integrazione delle diverse dimensioni che influenzano i processi di inclusione sociale diventa quindi una necessità per assicurare l’efficienza e l’efficacia della spesa regionale, oltre che per assicurare, in un futuro, un risparmio nei costi sostenuti ad esempio in campo sociale, sanitario, sul fronte della giustizia.

In quest’ottica, l’assunzione di responsabilità sociale da parte delle imprese è parte della strategia finalizzata allo sviluppo sostenibile regionale, che pone l’accento su quanto nel lungo periodo la crescita economica, la coesione sociale e la tutela dell’ambiente debbano andare di pari passo per una politica integrata dello sviluppo. A livello Europeo il perseguimento di tale strategia è stato accolto tra l’altro nel VI Programma Quadro, che prevede l’introduzione di specifiche misure volte a soddisfare le aspettative dei consumatori e prevede lo sviluppo di azioni di sostegno dell’imprenditorialità e delle piccole e medie imprese.

10 L’impegno che la Regione Toscana ha assunto per promuovere la diffusione di pratiche etico sostenibili tra le imprese si è attualmente concretizzato:
a) nella creazione di una Linea di intervento per l’eticità dello sviluppo economico all’interno del dipartimento dello sviluppo economico. La struttura attua le iniziative di carattere regionale e realizza azioni di tutoraggio, assistenza e informazione alle imprese;
b) nello stanziamento all’interno del Documento Unico di Programmazione obiettivo 2 e Phasing Out anni 2000-2006 di un sostegno diretto alle P.M.I che intendono acquisire la certificazione ambientale e sociale. I fondi a disposizione a livello regionale ammontano complessivamente ad oltre 28 Mln Euro;
c) nella previsione di azioni di finanziamento nel Fondo Unico regionale per le aree non obiettivo 2 e phasing out;
d) nella proposta di prevedere un sistema che premi le imprese certificate o in corso di certificazione rispetto a qualità ambientale (EMAS o ISO 14001) e/o responsabilità sociale (S.A.8000) nei futuri bandi regionali per gli aiuti agli investimenti;
e) nella promozione di azioni di sensibilizzazione ed animazione perché le istanze etiche siano parte integrante delle strategie adottate dalle imprese toscane che avviano processi di delocalizzazione.

Il sostegno alle imprese non può limitarsi ai soli contributi che abbattono i costi necessari all’adozione della norma. Occorre agire sulle scelte dei consumatori e degli investitori perché i prodotti etico ed eco compatibili escano dalle nicchie di mercato in cui sono attualmente costretti. Agire sulla domanda quindi, prevedendo modalità di intervento che riducano i prezzi dei prodotti certificati, ma anche lanciando campagne di sensibilizzazione e formazione dei consumatori perché le scelte di acquisto siano effettuate con la coscienza che un bene prodotto nel rispetto dei diritti umani e della tutela ambientale ha un valore d’uso diverso da un prodotto simile dal punto di vista merceologico, ma sostanzialmente dissimile per contenuto immateriale.

Per quanto riguarda gli investitori istituzionali, negli ultimi anni si è assistito alla diffusione di fondi etici, le cui performance sono in alcuni casi anche sensibilmente migliori a quelle medie di mercato. In questo contesto alcune esperienze europee, come quella britannica che obbliga i gestori di fondi pensione alla dichiarazione di come vengano valutate le prassi sociali e ambientali delle imprese in cui investono, evidenziano come siano possibili canali per convogliare il risparmio gestito verso le imprese che adottano strategie etico ed eco sostenibili.

11 Questo convegno è parte integrante del processo avviato dalla Regione Toscana per diffondere la responsabilità sociale delle imprese. In particolare rappresenta il primo momento di dialogo permanente che la Regione intende avviare con le Associazioni di Categoria e i Sindacati, le Associazioni dei consumatori, il terzo settore e le ONG e, in generale, con l’insieme di soggetti che, a titolo differente, sono interessati alle ricadute sociali ed ambientali delle strategie delle imprese regionali.

La presenza oggi di importanti Istituzioni di ricerca e il dibattito che si è svolto ieri testimonia inoltre della volontà di avviare una riflessione critica sui temi della sostenibilità dello sviluppo e della qualità sociale, in continuità con il Meeting di S. Rossore “From Global to Glocial. Questioni Globali, soluzioni sociali” promosso dalla Regione Toscana lo scorso giugno.

Il dibattito non può però rimanere confinato all’interno della Regione e al confronto con le parti interessate. E’ necessario approfondire con le Istituzioni Internazionali (Commissione Europea, ILO, Banca Mondiale…) le questioni generali relative al governo dello sviluppo sociale ed economico e alla sostenibilità, sociale ed ambientale, dello stesso sviluppo. L’approfondimento richiederà, da parte della Regione e dell’Assessorato, un impegno futuro perché il tema della sostenibilità sociale rientri nelle agende dei prossimi negoziati internazionali, a partire dal nuovo round in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il documento che ha concluso la Conferenza Ministeriale dell’OMC di Doha (novembre 2001) non può che suscitare perplessità e preoccupazioni sulla possibilità di pervenire all’affermazione di strumenti idonei alla tutela del lavoro all’interno della stessa OMC. Il rischio è che, se non viene riconosciuta la distorsione di concorrenza causata dal mancato rispetto degli standard di lavoro, l’impegno delle Istituzioni e delle imprese sia vanificato.

In questa direzione, l’apertura di un confronto con le Istituzioni Europee, in particolare la Commissione, rappresenta un’iniziativa necessaria per garantire che gli impegni che stiamo assumendo trovino rispondenza nei prossimi tavoli di negoziato.

L’incorporazione delle pratiche di responsabilità sociale nelle politiche del commercio internazionale costituisce, a nostro avviso, una scelta strategica per l’Unione Europea, in quanto le permetterebbe non solo di trasferire le questioni dell’eticità della produzione all’interno dei ”luoghi” della globalizzazione (ad es. gli accordi multilaterali), ma anche di contribuire, quale soggetto principale, alla costruzione di un sistema di governance mondiale fondato sulla valorizzazione degli uomini e delle società locali.

Augurandomi che il dibattito che si svilupperà durante le giornate del Convegno sia un utile contributo all’analisi delle problematiche connesse per lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese, ricordo quanto recentemente scritto da uno dei maggiori economisti italiani, Giacomo Becattini “La pietra di paragone del successo del nuovo ordine mondiale qui auspicato, deve essere, io penso, la sua capacità di soddisfare i bisogni di ogni essere umano che accetti il giuoco della società. E’ nella sua capacità di soddisfare i bisogni dell’ultimo fra gli uomini di buona volontà, che si misura la razionalità di ogni assetto del mondo, non nel ritmo di crescita del PIL. Questa è la bandiera morale del ribaltamento concettuale da compiere!”