Interno d’azienda interinale

02/04/2002





Interno d’azienda interinale

Ecco come si lavora all’Adecco. Dopo le rivelazioni di due dipendenti, si moltiplicano i racconti (anonimi)
Storie via e-mail Il direttore dell’Adecco Italia scrive a tutti i dipendenti per cercare di prevenire il malcontento e la protesta. C’è chi si vanta di essere Adecco, ma c’è anche qualcuno che usa la parola proibita: sciopero


MANUELA CARTOSIO


MILANO

Quando la pentola bolle, basta poco per far saltare il coperchio. L’Adecco, multinazionale leader del lavoro in affitto, è un pentola di notevole dimensioni. In Italia ha più di 500 filiali e oltre 2 mila dipendenti. Il 20 marzo su queste pagine Enrica Torresani ed Erica Belingheri, selezionatrici del personale in due filiali bergamasche, hanno descritto il «dietro le quinte» dell’Adecco. Un mondo a parte che si fregia dello slogan «le persone fanno la differenza» e dove tutti si chiamano per nome e danno del tu al direttore generale. Ma dove nei front office si lavora dalle 9 alle 19, si salta la pausa pranzo, lo strardinario è abbondante, coatto e non retribuito, le violazioni della privacy e le pressioni psicologiche sono all’ordine del giorno, il turn-over è volutamente alle stelle per avere materiale umano sempre fresco da sfruttare e per tenere lontano il sindacato.


I primi risultati

Il coraggio di Enrica ed Erica e, nel suo piccolo, de il manifesto hanno conseguito in pochi giorni i seguenti risultati. 1)Hanno fatto «impallidire» – per sua stessa ammissione – Carlo Scatturin, direttore generale di Adecco Italia; 2)Hanno costretto alle dimissioni la coordinatrice Adecco della Lombardia orientale (che comprende la provincia di Bergamo); 3)Hanno scatenato una tempesta di e-mail tra i dipendenti Adecco; 4)Hanno costretto l’azienda a tenere riunioni di zona per censire le ragioni del «disagio» dei lavoratori, con il chiaro intento di risolvere la cosa in famiglia, senza l’intervento del sindacato; 5)I dipendenti di diverse filiali (tra cui Roma) hanno contattato la Filcams di Bergamo (a cui Enrica ed Erica sono iscritte) per far decollare una vertenza di gruppo; 6)Paolo Agliardi, della Filcams di Bergamo, in un incontro con l’azienda ha messo sul tavolo la questione degli straordinari, «pagati» solo in piccolissima parte con un premio calcolato sull’utile delle singole filiali; 7)Last but not least, il megadirettore si è reso disponibile a incontrare nel suo ufficio in piazza Diaz a Milano chi avesse qualcosa da dirgli.

Le prime a farsi avanti sono state Enrica e Erica. Ricostruiamo la reazione a catena citando alcune delle centinaia di e-mail. Il 22 marzo la responsabile di una zona scrive a tutti i dipendenti: «In cosiderazione degli ultimi avvenimenti stampa, qualora foste contattati da un qualsiasi giornale o simile, siete pregati di non rilasciare alcuna dichiarazione». «Alla faccia della libertà di parola!!», commenta la lavoratrice che ci ha girato il messaggio. Floria Rizzo, ex stagista all’Adecco, ringrazia il manifesto: «Anch’io per tre mesi ho lavorato dalle 9 alle 19 senza pausa pranzo e per giunta non retribuita… All’inizio anch’io pensavo che fosse una grande opportunità che mi veniva data, in realtà mi hanno solo usato. Spero che grazie a questo articolo le cose possano cambiare per tutte le persone che ancora lavorano in questa grande multinazionale che non rispetta i diritti dei lavoratori».

Mario Tatto, dipendente Adecco, spedisce una e-mail per dire che lui non è mai stato costretto a fare gli straordinari. «Lavorare in Adecco mi ha arricchito personalmente e professionalmente, l’azienda mi propone periodicamente percorsi formativi di elevato contenuto e mi da stimoli continui e frequenti dal punto di vista retributivo… Spero che per fare onore a un’informazione vera voi diate voce ad una platea più vasta per avere un’idea più precisa della realtà Adecco». La platea più vasta conferma, invece, che la situazione descritta da Enrica ed Erica è la «pura verità». «Il malcontento in Adecco c’è ed è molto forte», scrive Jocker a Carlo (Scatturin). Jocker, che pende a destra ed è contrario a «qualsiasi forma di sciopero», rimprovera alle due colleghe d’essersi rivolte a «quel» giornale proprio in un momento in cui chi sta dietro a «quel» giornale sta mobilitando i lavoratori «contro il governo sfruttatore».

Però, aggiunge, è vero che «gli straordinari non vengono pagati, è vero che l’utile molto spesso viene a mancare per certe ingegnerie gestionali non facili da comprendere, è vero che le pause pranzo sono ridotte all’osso e che il clima di pressione che ricade sulle filiali è davvero pesante, è vero che c’è un altissimo livello di turn over». Quindi, «caro Carlo, spero proprio che tu faccia tesoro di quel che sta succedendo…».

Il 25 marzo il direttore generale scrive a tutti i dipendenti. «E’ vero sono impallidito! Sono impallidito perché nell’articolo del manifesto non riconosco l’azienda che insieme a voi ho contribuito a sviluppare in questi anni». Elencati i «valori» a cui si ispira, Scatturin prosegue: «Come ritengo importante ascoltare e apprendere dai disagi, con altrettanta fermezza pretendo rispetto per il mio lavoro e per quello delle persone che vivono l’azienda in maniera diversa dalla fotografia del manifesto. Pretendo rispetto per la nostra azienda che oggi ha una responsabilità sociale enorme, conquistata giorno dopo giorno. Il vostro disagio è il mio disagio; il dialogo e il confronto mi appartengono ma non accetto strumentalizzazioni a volto coperto».

Stefania e Fabio rispondono al direttore, chiamandolo per la prima volta «Egregio dottore», per «contestare» i «metodi alienanti» e la «logica esasperatamente commerciale» dell’azienda. «Adecco è il numero uno al mondo nel settore delle risorse umane e non ha nessuna attenzione alle proprie… La smetta di prendere in giro i suoi dipendenti con l’orario flessibile o con la chimera di un utile che solo in alcune sporadiche situazioni riesce a colmare le ore di straordinario lavorate e mai pagate… Ci piacerebbe che molti rispondessero a questa mail con l’obiettivo di far sentire la propria voce, in attesa di poter partecipare alle riunioni sindacali che saranno organizzate in tutte le Dop (le direzioni operative, ndr)… Attiveremo tutti i canali sindacali che la legge ci consente, visto che all’atto dell’assunzione l’Adecco non informa i neoassunti sul diritto di aderire al sindacato». Un gruppo di anonimi «non per codardia, ma perché ognuno di noi ha bisogno di lavorare» replica al direttore generale: «Il grido di protesta delle filiali Adecco di tutta Italia nasce da precisi e fondati motivi. Non si tratta di poco rispetto o di poco amore verso il proprio lavoro, quanto piuttosto della necessità di svolgerlo in condizioni e con mezzi più umani e dignitosi… E’ ora di prendere atto che il turn over deriva proprio da questo malcontento generale». Alcune anonime che hanno resisto due anni in Adecco vedendone «di cotte e di crude», e per questo si definiscono delle «superstiti», scrivono che i dirigenti inventano sempre nuovi «obiettivi» da raggiungere per «entrare nelle grazie del direttore generale». Poi, loro «partono per Tenerife» e chi lavora nei front office resta a tirare la carretta.


Avere una vita sociale

«Ribadiamo l’importanza di poter lavorare 8 ore al giorno. Rivendichiamo il diritto d’avere una vita sociale e degli interessi al di fuori dell’ambito di lavoro». Così descrive il «fantastico mondo Adecco» una dipendente che non può firmarsi perché deve pagare l’affitto. «Noi diamo il 4% del nostro sangue, delle nostre fatiche a gente (il management, ndr) che non ha la minima idea di cosa significa gestire un front office, rispondere a quattro linee telefoniche che squillano in contemporanea mentre magari leggi una mail di fuoco sul perché hai fatto così pochi inserimenti in olè (è il programma della banca dati dove si inseriscono i curricula dei lavoratori interinali, ndr)… Tutto questo la vecchia volpe Jerome (di cognome fa Caille, ex direttore di Adecco Italia, ora numero uno mondiale) e l’attuale gatto Scatturin lo sanno o credono al mondo dorato che viene loro presentato dai vari supercontroller?… Che fine ha fatto il sondaggio sullo stato di soddisfazione dei dipendenti Adecco? Dicono che non l’hanno mai fatto vedere a Jerome perché disegnava uno scenario devastante!!! E’ andato ad incrememtare qualche discarica alle porte di Milano! Uniamoci allo sciopero generale. Siamo una grande forza, che si simpatizzi per la sinistra, per la destra o per il centro non ha importanza».

Un’altra mail di solidarietà a Erica e Enrica si sofferma sul modus operandi dei dirigenti: «La nostra senzazione è di di essere manipolati da persone arroganti, irrispettose e incompetenti che puntualmente…». Seguono ben 14 capi d’accusa, l’ultimo scritto in neretto: «Esercitano una vera e propria violenza psicologica nei nostri confronti». «Resuscitiamo da questo stato di schiavitù!!!», scrive uno della Dop 7. I dipendenti di una filiale si dichiarano insoddisfatti del «discorso riparatore» di Scatturin: «Il nostro disagio non è il suo disagio». Adecco crea dipendenti-automi, «un perfetto sistema ormai incrinato nella parte più trascurata, le persone». Persone capaci di stendere una piattaforma sindacale in dieci punti. La mail si conclude così: «Ricordiamoci sempre che scioperare è un diritto. Se non l’abbiamo mai fatto, non è detto che si possa fare ora». E siamo solo all’inizio.