Interinale, è scoppiata la guerra dei prezzi

28/02/2003



venerdì 28 febbraio 2003



          LAVORO TEMPORANEO -
          Le missioni aumentano, le società si rubano i clienti, i profitti crollano
          Interinale, è scoppiata la guerra dei prezzi
          di Enzo Riboni

          Se qualcosa non cambia, il 2003 dell interinale sarà ancora un anno di lotta a coltello. Già nel 2002 le 69 società autorizzate, l una contro l altra armate, se le sono date di santa ragione sui prezzi. Pur di strappare un azienda cliente a una concorrente, infatti, non solo hanno risicato all osso i margini di profitto, ma addirittura, secondo alcuni, sono ricorse al «dumping» vendita sotto costo . Il fatto è che ci sono troppi attori sulla scena, mentre il numero delle aziende che ricorrono all affitto di lavoratori è fermo da tre anni a quota 95 mila. La guerra dei prezzi, inevitabilmente, a partire dal 2001 ha avuto un corollario: il crollo dei profitti. Secondo Confinterim l associazione che raccoglie la maggioranza delle società di lavoro temporaneo infatti, nel 2000 l intero settore ha guadagnato 11 milioni di euro, mentre nel 2001 ha perso 30 milioni di euro e, l anno scorso, ha lasciato sul terreno ancora di più.
          Nei primi anni di funzionamento, dal 98 al 2000, l interinale è stato un affare ad alto reddito, con un mercato che cresceva del 100 l anno e con le prime società autorizzate che si sono ben piazzate spartendosi una torta che lievitava in fretta. «Chi è arrivato dopo – spiega il presidente di Confinterim Enzo Mattina – ha dovuto posizionarsi rapidamente senza rispettare i tempi fisiologici e ha iniziato una politica di prezzi al ribasso. Le altre società, di conseguenza, sono state coinvolte nella guerra dei prezzi». Al punto che, l anno scorso, pochissime agenzie sono riuscite a fare utili.
          Ciò non significa che il mercato del lavoro in affitto si sia bloccato. Anzi, il 2002, rispetto al 2001, si valuta sia lievitato del 40 in termini di lavoratori affittati. Il fatturato, però, è cresciuto molto meno del numero dei lavoratori, «fermandosi» a un »22 , a quota 2,9 miliardi di euro.
          «Ma c è qualcosa di molto più preoccupante – accusa Mattina – Ci sono società che non rispettano la legge e pagano i lavoratori meno di quanto dovrebbero. Abbiamo dati certi, anche se non conosciamo i nomi, per questo chiederemo maggior rigore al ministero del Lavoro, che solleciteremo a compiere ispezioni più severe». La denuncia di Mattina è supportata anche da Mauro Gori, presidente di Obiettivo Lavoro, la più grande delle società interinali di matrice italiana. «C è qualcuno – sostiene – che gioca sui soldi che vanno in tasca al lavoratore. Lo si capisce dal totale dei contributi Inps, che non corrisponde alle dimensioni del mercato».
          Parole chiare per una denuncia che è trasversale. Infatti anche la più importante delle società interinali non aderenti a Confinterim, la multinazionale americana Manpower che fa capo ad Ailt-Confindustria, l associazione di 17 agenzie di lavoro temporaneo, accusa una grave distorsione del mercato. «Ci sono lavoratori che non vengono pagati il giusto – rincara Maura Nobili, presidente di Manpower – L abbiamo verificato anche direttamente, con alcuni lavoratori interinali di altre società venuti da noi per farsi leggere la busta paga: spesso abbiamo trovato irregolarità. Ma non è una novità, da tempo sollecito pubblicamente il ministero: fate controlli più rigorosi perché ci sono illegalità». Anche se il danno è prima di tutto per i lavoratori, è chiaro che così diventa più facile giocare sul «dumping». «E di conseguenza – aggiunge Nobili – essere risucchiati in una guerra dei prezzi che riduce gli utili».
          La leader di mercato franco-svizzera Adecco, da parte sua, conferma l impazzare di una «politica dei prezzi molto aggressiva». «Soprattutto – spiega il direttore generale Carlo Scatturin – nella pubblica amministrazione, dove si fanno gare al massimo ribasso».
          «Le aziende – sostiene Piermario Donadoni, amministratore delegato di Metis, società italiana che ha tra gli azionisti Unicredito, Pam, Generali ed Etnoteam – comprano lavoro temporaneo per tre ragioni: la qualità dei lavoratori, la tempestività del loro reperimento e i prezzi. L anno scorso, nell’offerta, sono spesso mancati i primi due elementi». Anche Worknet, che fa capo a Business Solution del gruppo Fiat, conferma: «C era un offerta di lavoro temporaneo superiore alla domanda». «Tuttavia – precisa l amministratore delegato Andrea Casalgrandi – ciò è successo fino a settembre, poi i leader di mercato hanno cominciato a fare pulizia».
          Vuol dire che nel 2003 si attenuerà la guerra dei prezzi? Chi la pensa così giudica che la battaglia verrà spostata su altri fronti, a partire dallo «shopping» delle aziende più forti a spese delle minori. Sulla stessa Worknet, per esempio, nel mercato circolano voci circa la sua possibile messa in vendita. «Dopo luglio – sostiene Donadoni di Metis – ci sarà un grande processo di concentrazione. Noi stiamo lavorando su due o tre acquisizioni». Ma per ridurre i costi, c è anche chi propone di ridurre la quota oggi pari al 4 del monte salari pagata al fondo Formatemp, creato per finanziare la formazione dei lavoratori interinali. «Vanno tolti i blocchi legislativi che ci penalizzano – rivendica il direttore dell Ailt Alessandro Brignone – e va dimezzata la percentuale per la formazione, portandola al 2 in tre-quattro anni». «Ma quale riduzione – rincara Donadoni – Formatemp è un carrozzone e va abolito. Non ha senso che le società versino i soldi a Formatemp e poi, per utilizzarli, debbano richiederli indietro con una serie di pratiche burocratiche. Meglio che noi si utilizzi direttamente il nostro denaro per la formazione».