Interinale, crescita record

18/10/2000

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Mercoledì 18 Ottobre 2000
italia – lavoro
Mercato del lavoro
: Nel primo semestre 228mila impieghi, quasi come in tutto l’anno scorso.
Interinale, crescita record.
Il giro d’affari sfiora i 1.500 miliardi.
L’industria ha assorbito il 65% delle assunzioni a tempo

MILANO Nei primi sei mesi del 2000 il lavoro interinale eguaglia i risultati ottenuti nel corso dell’intero 1999. Dal 1° gennaioal30giugnodi quest’anno, infatti, sono stati attivati oltre 228mila rapporti di lavoro temporaneo (contro i 260mila di tutto il 1999), mentre il fatturato complessivo del settore ha sfiorato i 1.500 miliardi di lire: in questi numeri, elaborati da Confinterim, sono già compresi i quasi 49mila lavoratori in affitto inviati nelle aziende dalle società rappresentate dall’Ailt.

«Si tratta di dati estremamente positivi — esordisce Enzo Mattina, presidente di Confinterim —. Considerando che sulla base della nostra esperienza l’ultimo quadrimestre dell’anno è quello nel quale si registrano gli incrementi più elevati, oltre al fatto che nel corso del semestre hanno debuttato sul mercato nove società di fornitura che stanno andando ora a regime e che la pubblica amministrazione ha iniziato da pochi mesi a utilizzare questo strumento, le previsioni che stimavano 700mila lavoratori nel 2000 trovano una conferma. Si deve — continua Mattina — poi considerare che il 30% dei lavoratori interinali trova un posto fisso nelle aziende».

Il comparto dell’interinale si sta sempre più strutturando e conta oggi su più di 50 società, delle quali cinque multinazionali, con 1.100 agenzie operative sul territorio nazionale, e impiega nel complesso oltre 3.500 addetti assunti a tempo indeterminato.

A quasi tre anni dall’introduzione del lavoro in affitto in Italia, le imprese stanno prendendo sempre più confidenza con l’utilizzo di questo strumento di flessibilità. Nel primo semestre dell’anno sono state 40mila le imprese che hanno inserito lavoratori interinali e nel 70% dei casi lo hanno fatto per fronteggiare picchi di lavoro non programmabili. I contratti di fornitura stipulati sono stati oltre 135mila, con un numero medio di impiegati pari a 1,68.

La fotografia del lavoratore temporaneo tipo lo ritrae come maschio (62% dei casi), con un’istruzione di scuola media superiore (49%) e lavora prevalentemente nell’industria metalmeccanica (40%). Un dato che vale la pena di mettere in luce è la crescita dell’impiego di lavoratori con bassi livelli di istruzione che costituiscono il 7% del totale, dovuta alla modifica della legge — avvenuta con la Finanziaria del 1999 — che ha permesso l’estensione dell’impiego temporaneo ai profili professionali più bassi.

L’età media del lavoratore temporaneo è di 27 anni, ma il maggior numero di avviamenti riguarda i più giovani: nel 34% dei casi infatti il lavoratore temporaneo ha meno di 25 anni.

Le missioni dei lavoratori interinali nelle aziende hanno una durata, nell’89% dei casi, inferiore a sei mesi, raramente (1,9%) si supera l’anno.

Nel primo semestre dell’anno sono stati versati dalle società di lavoro interinale 32 miliardi di lire sotto forma di contributi al fondo per la formazione (le società interinali devono versare il 4% del monte salari), che sta per essere attivato proprio in queste settimane, per consentire una rapida e personalizzata risposta alle esigenze delle imprese.

«Restano ancora sul tappeto — spiega Mattina — due importanti problemi da risolvere che penalizzano il settore. La prima riguarda la modifica del regime sanzionatorio, che oggi grava in prevalenza sull’impresa utilizzatrice, mentre sarebbe più logico trasferire la responsabilità per le irregolarità di natura amministrativa e burocratica sulle società di fornitura che regolano i processi. La seconda riforma riguarda il riconoscimento del carattere privilegiato del credito in caso di mancato pagamento da parte dell’azienda utilizzabile».

Luca Vitale