Interinale, cresce il business ma tanti conti sono in rosso

11/09/2002





11 settembre 2002

ITALIA-LAVORO
Interinale, cresce il business ma tanti conti sono in rosso

Allarme Confinterim: concorrenza basata solo sui prezzi al ribasso


MILANO – Cresce il volume d’affari delle società di lavoro temporaneo, ma crollano i margini di guadagno. Il trend del settore dimostra uno sviluppo malato del business e gli scenari per le società di fornitura non sono incoraggianti. Da un’indagine elaborata da Confinterim si rileva che i dati di 11 società di grandi e medie dimensione (aderenti in parte a Confinterim, in parte ad Ailt, le due associazioni di categoria) relativi al primo semestre del 2002 evidenziano una crescita di fatturato e di numero di impieghi compreso tra il 37 e 40 per cento. «Il problema – avverte Enzo Mattina, presidente di Confinterim con mandato in scadenza a fine settembre – è che sale il fatturato, ma i margini di guadagano sono in picchiata verso il basso. Questo è il risultato di una concorrenza impostata dalle stesse società come un gioco al massacro, frutto solo di ribassi di prezzo». Dall’indagine di Confinterim esce una situazione di mercato considerata preoccupante: nel 2000 le 11 società avevano complessivamente fatturato 646,263 milioni di euro registrando un utile di 2,193 milioni di euro; nel 2001 il fatturato è balzato a 916,385 milioni di euro, mettendo a segno però una perdita di 12,697 milioni. «Dalle minacce che incombono sul settore – dice Mattina – rischiano di salvarsi solo poche società, quelle finanziariamente più solide». Ma come dare ossigeno a un comparto che fino solo a tre-quattro anni fa faceva gola alle multinazionali straniere che hanno visto nel nostro Paese opportunità di investimento e che invece ora rischiano di dover fare i conti con il rosso dei bilanci? «Al settore – afferma Mattina – manca ancora una campagna istituzionale del Governo a favore del lavoro temporaneo che spieghi come dalle flessibilità si possano ricavare benefici per il business. Non dimentichiamo – continua Mattina – che le imprese che ricorrono all’interinale sono ancora poche, solo 150mila, e quindi le dimensioni del mercato possono essere allargate notevolmente». Anche dal comparto pubblico può arrivare una spinta decisiva alla crescita dell’interinale, spiega Mattina: «La pubblica amministrazione può assicurare business importanti, ma è necessario regolare i meccanismi degli appalti che ora si basano esclusivamente sul ribasso dei prezzi provocando un’abbassamento anomalo dei margini di guadagno. Altro capitolo – spiega Mattina – è quello di inserire il lavoro interinale tra le campagne di emersione del sommerso. Per completare l’elenco – dice Mattina – anche la riforma della legge sul lavoro temporaneo che prevede l’ampliamento dello scopo sociale all’attività di collocamento privato, che potrebbe assicurare una boccata d’ossigeno alle società interinali, è ancora in discussione». Le aziende di fornitura italiane però partono alla riscossa e avviano processi di internazionalizzazione e di investimenti all’estero. Fra queste Quanta, dopo avere aperto sedi in Svizzera (Lugano) e Stati Uniti (Detroit e Toledo), inaugura la filiale in Romania a Bucarest. L’apertura in Romania – dichiara il presidente di Quanta, Umberto Quintavalle – si inquadra perfettamente nella politica governativa italiana di sostegno nei confronti di questo Paese che sta per varcare la soglia dell’Unione europea. Delle quattro libertà promosse e tutelate dalla Ue, quella di movimento delle persone è certamente lo strumento più efficace di integrazione. Abbiamo in programma di aprire, prossimamente, una seconda filiale a Timiçoara dove è più alta la concentrazione delle aziende italiane». Per la società italiana la Romania costituisce un bacino di reclutamento soprattutto per i profili di meccanico di precisione, falegname e infermiere.
Luca Vitale