Intercettazioni, rinvio a settembre

30/07/2010

Nella giornata dello scisma dei finiani dal Pdl, è bastata una riunione di cinque minuti per decidere di arenare proprio la «legge bavaglio» che della rottura interna al Pdl è stata il casus belli. Se ne parlerà, e per sette ore, prima della pausa estiva. Ma nessun voto in agenda, se ne dovrà riparlare a settembre. Il presidente della Camera, raccontano fonti di Montecitorio, avrebbe voluto mettere il voto in agenda subito, ma Dario Franceschini del Pd gli ha fatto notare che a termine di regolamento non si poteva. E così, occorrerà un’altra capigruppo in settembre. Ma, valuta Franceschini, «è evidente che la legge ormai è morta». Dopo due anni di scontri al calor bianco, anche istituzionali, anche all’interno del pdl, soprattutto con magistratura, informazione e pubblica opinione, la legge finisce adesso su un binario morto. Seguendo un percorso, e un destino, non dissimile da quella sul processo breve.
Modificata dai finiani alla Camera, recependo molte delle obiezioni del Quirinale e alcune di quelle avanzate dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, infilzata come una farfalla in bacheca dalla battaglia di giornalisti ed editori contro il bavaglio alla stampa, vivamente osteggiata da Pd, Udc e Idv, per non dire delle opposizioni interne al Pdl, la fine della legge sulle intercettazioni è stata decretata dal suo stesso promotore. Era stato infatti lo stesso Berlusconi a far sapere, nella nottata precedente, «la legge è stata massacrata, e sono tentato di ritirarla… era un bel cavallo, alla fine ci va bene se esce un ippopotamo».
Il Pd festeggia come fosse il segnale che «in autunno ci potrà essere un nuovo governo», per dirla con Bersani. Ma se il disegno di legge vedrà o meno la luce, o se invece finirà del dimenticatoio delle riforme, dipenderà dai rapporti di forza tra berlusconiani e finiani, che si costituiranno con gruppo parlamentare autonomo. Oltre alla delusione per una legge che, pur lasciando le mani legate agli investigatori salvava il diritto costituzionale all’informazione, a consigliare Berlusconi di soprassedere è stato il timore che proprio su quel provvedimento si potesse materializzare al momento del voto il dissenso dei finiani. Adesso, quel disegno è diventato una scissione. E la legge è finita su un binario morto.