Integrativi, clima di rilancio

09/09/2002





          ITALIA-LAVORO
          sabato 7 settembre 2002
          Integrativi, clima di rilancio

          Sindacati uniti sull’urgenza di cambiare gli assetti contrattuali – Posizioni divergenti nel merito


          ROMA – La battaglia, questa volta unitaria, di Cgil, Cisl e Uil sul tasso d’inflazione programmata, li ha portati dritti su un altro fronte, quella della riforma degli assetti contrattuali. Sulla richiesta di modificare quell’1,4% fissato dal Governo, il sindacato ritrova una compattezza che sembra però tutta "congiunturale" e fa pensare, piuttosto, a un modo per non lasciare la piazza salariale solo alla Cgil sia sul contratto del pubblico impiego sia sui meccanici. Sulla riforma degli assetti contrattuali, invece, si apre un primo spiraglio di discussione destinato a tenere banco per i prossimi mesi. L’esigenza di una revisione è infatti, a detta di tutti gli attori sociali, ormai evidente. Qualche giorno fa è arrivato l’invito del presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, ai sindacati di «innovare insieme le relazioni industriali» che ha raccolto primi consensi dai tre leader (vedi il Forum del Sole-24 Ore di ieri) anche se sul merito e sui tempi dove le posizioni restano divergenti. La distribuzione del reddito dato dalla produttività, o meglio l’assenza di questa voce salariale almeno per il 70% dei lavoratori, è la ragione della nuova campagna d’autunno. Un tema tanto più forte oggi che, per i sindacati e a quanto pare anche per il Governo, l’inflazione è un pericolo scampato. «Bisogna – ha rilanciato il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni – redistribuire quella quota di reddito che oggi viene incamerata dalle aziende. Oppure viene data ma in nero. Questa area di retribuzione sommersa va scoperta con una nuova contrattazione che includa nelle buste-paga di tutti i lavoratori anche produttività e redditività». Ma ora quali sono le posizione in campo? Cgil. Innanzitutto i tempi. Di riforma non se ne parla fino a quando non vengono rinnovati i contratti in scadenza. Dunque, vanno prima stipulati i nuovi accordi sul pubblico impiego e meccanici e poi può partire una discussione sulla riforma degli assetti contrattuali. Sul merito, poi, le distanze si dilatano. La Cgil punta infatti a rafforzare il livello contrattuale nazionale, anche in vista del contratto europeo: dunque, recupero del potere d’acquisto ma anche distribuzione di una parte della produttività media di sistema. L’altra quota di produttività andrà invece destinata al secondo livello, aziendale o territoriale, con strumenti che andranno definiti in sede di negoziato. Cisl. Per la confederazione di Savino Pezzotta, il primo livello di contrattazione va mantenuto ma alleggerito attribuendogli sono il compito di adeguare il salario all’inflazione. Tutta la produttività va spostata al secondo livello, territoriale o aziendale che deve diventare esigibile. Dunque anche le piccole imprese dovranno essere coperte dalla contrattazione di secondo livello che sarà territoriale (provinciale o distrettuale). Uil. La ricetta della Uil converge con quella della Cisl anche se la confederazione di Luigi Angeletti propone anche una diversa scadenza contrattuale. Ogni tre anni invece che ogni due perchè «non si possono fare guerre su un adeguamento del tasso di inflazione che tradotto vuol dire 10 euro in busta paga», ha detto Angeletti. Confindustria. Per il momento gli industriali non danno formule blindate. Ritengono però maturi i tempi per affrontare un nuovo dibattito sull’accordo di luglio senza però toccare il meccanismo della politica del redditi che resta lo strumento più efficace di controllo della spirale prezzi-salari. Le criticità di quell’accordo, per Confindustria, sono almeno due: la rigidità del sistema per cui il 70% della retribuzione è uguale da Bolzano a Enna e l’eccessiva frequenza con cui si va ai rinnovi. Dunque un sistema più flessibile che preveda «tendenzialmente un unico livello contrattuale: cioè il salario si negozia una volta sola», come chiarì il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi alcuni mesi fa, nel pieno della polemica sulla richiesta sindacale di ritoccare l’inflazione programmata e rivedere gli assetti contrattuali.
          Lina Palmerini