Inserimento, serve la formazione

17/12/2004


             
            venerdì 17 dicembre 2004

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            Inserimento, serve la formazione
             
            Con le linee guida il ministero del lavoro modifica le proprie indicazioni sul contratto e sulle co.pro.
            Attività effettiva, e non eventuale, per avere la certificazione
            Daniele Cirioli
            Il ministero del lavoro ritratta su lavoro a progetto e contratto d’inserimento. Tra gli elementi utili alla certificazione dei contratti di lavoro, indicati nelle linee guida diffuse con la circolare n. 48/04, infatti, a proposito della co.co.co. a progetto, programma o fase di lavoro richiede una prestazione del collaboratore delimitata nel tempo diversamente dall’indirizzo espresso nella circolare n. 1/04 in merito alla co.co.co. a programma; in relazione al contratto d’inserimento, richiede che il progetto includa un percorso formativo con una formazione teorica non inferiore a 16 ore, contrariamente alle indicazioni fornite nella circolare n. 30/04 (formazione solo eventuale).

            Parte la certificazione. L’istituto della certificazione del lavoro è introdotto dalla riforma del lavoro (dlgs n. 276/03) con il fine di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei contratti di lavoro (tutti i contratti dopo le modifiche del correttivo, il dlgs n. 251/04). In pratica, le parti di un rapporto di lavoro (chi offre e chi riceve la prestazione) possono rivolgersi alla commissione istituita presso la Dpl della provincia competente in ragione del territorio in cui è resa l’attività lavorativa, per ottenere un atto che qualifica il contratto di lavoro con effetti ai fini civili, amministrativi, previdenziali, fiscali (tutti, uno o più di uno). Per raggiungere lo scopo (ma l’ultima parola spetta comunque al giudice) è necessario che vengano individuati dei criteri di qualificazione dei rapporti di lavoro univoci, per assicurare, non solo un’uniformità sull’intero territorio nazionale (la co.co.co. è tale sia a Venezia che a Roma), ma soprattutto garanzia alle parti che sono coinvolte e che con la certificazione vogliono prevenire l’insorgere di ogni contestazione (tra loro e con gli ispettori fiscali e previdenziali).

            Le linee guida. I criteri guida costituiranno appositi codici di buone pratiche che andranno approvati dal ministero del lavoro. Nelle more, le commissioni possono operare seguendo le disposizioni fissate in un proprio regolamento interno, approvato dalla commissione stessa nella prima seduta. Per facilitare il compito, il ministero ha allegato alla circolare n. 48/04 (si veda ItaliaOggi di ieri) una bozza di regolamento contenente, peraltro, le linee guida e le procedure codificate per l’espletamento dell’attività di certificazione.

            Le temute incongruenze. Le linee guida suggerite dal ministero riguardano solo alcuni contratti: lavoro a progetto; part-time; intermittente; job-sharing; appalto; associazione in partecipazione; inserimento; co.co.co. Alcuni degli elementi utili in esse indicati, per esempio con riferimento al nuovo contratto di inserimento e a quello di lavoro a progetto, danno adito a perplessità se raffrontati con le precedenti indicazioni ministeriali, minando quella garanzia perseguita con la certificazione. In merito al lavoro a progetto, programma di lavoro e fase di esso, le linee guida stabiliscono che la certificazione può avvenire, tra l’altro, in presenza di una prestazione del collaboratore delimitata nel tempo. Nella circolare n. 1/04, invece, il ministero erudiva che le co.co.co. nella modalità a progetto hanno una durata determinata o determinabile e che nel caso di programma di lavoro la determinabilità della durata può dipendere dalla persistenza dell’interesse del committente, cosicché la determinabilità diventa funzionale a un avvenimento futuro, certo nell’an ma non anche necessariamente nel quando. Più interessante è la questione circa il contratto d’inserimento. Nella circolare n. 30/04, il ministero sostiene che si tratta di un contratto nel quale la funzione formativa non ha natura caratterizzante, ma finalità di garantire la collocazione o la ricollocazione nel mercato del lavoro di soggetti deboli, concludendo che la formazione è solo eventuale. Al contrario, le linee guida stabiliscono che la certificazione del contratto d’inserimento può avvenire, tra l’altro, in presenza di un progetto che preveda una formazione teorica non inferiore a 16 ore.