Insegnanti Operai, giovani “la crisi è qui”

21/06/2010

Un’insegnante, un operaio, un poliziotto, un attore. Sul palco del Palalottomatica di Roma, per la manifestazione del Partito democratico contro la manovra, ieri c’era un pezzo di popolo che chiedevaaiuto. Persone che vogliono solo continuare a lavorare, ma con questa manovra avranno seri problemi. Ad ascoltarli il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che promette “un’altra Italia”. Un’altra Italia per Mila Spicola, professoressa di una scuola del quartiere Oreto di Palermo. Sale sul palco della manifestazione dopo il video iniziale, fischiato dalle gradinate, che mostra Berlusconi, Tremonti, la Gelmini, Brunetta. E le loro caricature satiriche. Ma c’è poco da ridere. L’insegnante di Storia dell’arte guarda i presenti: “Siete tantissimi”. Poi aggiunge: “Ma Tremonti vorrebbe metterne anche più di voi in una classe”. Piglio deciso, si capisce contro cosa combatte tutti giorni. “Io ho quattro studenti figli di carcerati e con gravi
disagi, due dislessici e un bambino con un tumore al cervello. Nonostante questo neanche un insegnante di sostegno. E devo garantire a tutti il diritto a imparare, compresi i normali”. Una vita passata a strappare i bambini dalle strade di un quartiere difficilissimo. “I colleghi della Lombardia si battono contro la riduzione del tempo pieno. Noi, a Palermo, non ce l’abbiamo mai avuto. Adesso il ministro Mariastella Gelmini taglia anche tre ore di tempo normale. Dice che così i bambini possono uscire da scuola e riflettere. Cara Gelmini, nel quartiere Brancaccio non c’è tempo per riflettere”, tuona l’insegnante che strappa grandi applausi. Bersani si alza e l’a bbraccia. “Gli insegnanti di periferia sono i nuovi eroi” dirà nel suo intervento finale.
Di un’altra Italia ha bisogno anche Marcello Tocci, operaio dell’Eutelia. Dal palco del Pd racconta il calvario della loro fabbrica, spiega che vogliono solo continuare a garantire un futuro alle loro famiglie. E non sono gli unici. Dagli spalti arriva il rumore delle vuvuzelas di altri operai licenziati. “Alcuni nostri colleghi stanno facendo lo sciopero della fame davanti a Montecitorio – di – ce Tocci – vorremmo che smettessero subito, in un paese normale non è pensabile una cosa del genere”. Poi tocca a Giuseppe Tiani, poliziotto. Anche lui alla ricerca di un’altra Italia. “I tagli alla sicurezza sono tagli alla libertà. Dal 2009 al 2013 ci perderemo il 35 per cento delle risorse. Se non ci sono i soldi per la polizia torneremo a 42 anni fa, quando Pier Paolo Pasolini raccontava la condizione sociale del poliziotto privato della dignità e del sorriso”.E Tiani non è l’unico a citare lo scrittore. Gli applausi più forti della giornata li strappa l’a t t o re Fabrizio Gifuni: “Quelli che viviamo sono tempi bui, opachi, pericolosi. Il genocidio culturale di cui parlava Pasolini è compiuto, e l’uso strumentale della tv è la clava di un nuovo regime fa s c i s t a ”. Ad un certo punto a Gifuni scappa un “cari campagni, care compagne”, e i militanti vanno in visibilio, alla ricerca disperata di un appiglio storico. “Questo governo ha distrutto la memoria storica, e io non voglio più che l’unica differenza tra un governo progressista e uno di centrodestra è che il primo fa meno tagli alla cultura. Bisogna rimetterla al centro, perché l’ar – te, la scuola, e la ricerca sono parte del tessuto connettivo della società”.
A parlare di promesse non mantenute anche gli amministratori.
Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il presidente della regione Emilia Romagna, Vasco Errani, spiegano quali sono i problemi di una manovra che li porterà in piazza il 23 giugno. “Vogliamo che la Finanziaria sia ritoccata – dice Chiamparino – non i 24 miliardi, ma altre cifre, per non togliere i servizi ai cittadini”. “La maggioranza è divisa – fa eco Errani – senza idee. Ci propinano un liberismo straccione ma anche pericoloso e per questo rischiamo un declino
storico. La loro idea di liberismo nel mondo è già fallito”. Un’altra Italia, ma soprattutto una nuova L’Aquila la chiede al Pd Stefania Pezzopane, ex presidente della Provincia abruzzese dilaniata dal terremoto. “Il Pd resti al fianco dei cittadini abruzzesi colpiti dal terremoto – dice la Pezzopane – difenda la magistratura affinché si arrivi alla verità e combatta per cambiare una manovra che, altrimenti, farà scomparire L’Aquila”. Alla fine del suo discorso la platea
è in piedi. In questo clima entra in scena il segretario Bersani, che ha la responsabilità di proporre un’alternativa: “Io ho in testa questo Pd qui: mani, cuore e testa dentro la società, dentro i problemi della gente comune. La Costituzione sarà la nostra bandiera, la difenderemo, è la più bella del mondo. E se a Berlusconi non piace può andare a casa”.
“Non si può prendere per buona qualsiasi bolla di sapone della destra – dice il segretario – l’Irap, il bollo auto, il posto fisso, la banca del sud, i miracoli di Napoli e de L’Aquila. Erano tutte balle”. E sulla manovra, Bersani attacca: “Se c’è da pagare, paghino tutti. Non che Berlusconi paga zero e la Lega fa la dura con le squadre di calcio e la mollacciona col miliardario. Vanno spostati pesi e misure ”. Infine, un’esortazione: “Dobbiamo trasformare la rabbia in energia positiva, perché il Pd è un partito di governo, solo momentaneamente all’opposizione. Un partito popolare”. Come la Canzone di Ivano Fossati che parte subito dopo.